Brexit: shock in stile Lehman Brothers, ma rischi veri da negoziato duro

E’ certamente uno shock la Brexit, tanto che questo viene considerato un “momento Lehman”, con riferimento al fallimento della grande banca americana, la Lehman Brothers appunto, avvenuta nel settembre del 2008. Tuttavia, c’è una grande differenza rispetto a un evento molto negativo come il crac o l’attacco alle Torri Gemelle. Allora, per quanto le ripercussioni […]

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E’ certamente uno shock la Brexit, tanto che questo viene considerato un “momento Lehman”, con riferimento al fallimento della grande banca americana, la Lehman Brothers appunto, avvenuta nel settembre del 2008. Tuttavia, c’è una grande differenza rispetto a un evento molto negativo come il crac o l’attacco alle Torri Gemelle. Allora, per quanto le ripercussioni […]

E’ certamente uno shock la Brexit, tanto che questo viene considerato un “momento Lehman”, con riferimento al fallimento della grande banca americana, la Lehman Brothers appunto, avvenuta nel settembre del 2008. Tuttavia, c’è una grande differenza rispetto a un evento molto negativo come il crac o l’attacco alle Torri Gemelle. Allora, per quanto le ripercussioni finanziarie si protrassero nel tempo, tanto che la crisi dei debiti sovrani potrebbe essere considerata conseguenza di quella finanziaria esplosa negli USA, mente stavolta ci si attende diversi shock a più riprese e lungo almeno il prossimo biennio.

Il crollo delle borse di queste ore è, dunque, il primo di una sequenza di scosse sismiche nel panorama finanziario, che si presenteranno man mano che si procederà con il negoziato tra Londra e Bruxelles per regolare i rapporti futuri tra il Regno Unito e la UE.

Obiettivo UE: evitare l’effetto domino

Esistono due scenari alternativi: il primo consiste in un atteggiamento morbido da parte dei commissari europei, i quali acconsentirebbero alla concessione di uno status particolare ai britannici, simile a quello di cui godono già Svizzera e Norvegia, che attutirebbe di gran lunga l’impatto della Brexit. L’accesso al mercato comune non sarebbe in sé scalfito, per cui i rapporti economici rimarrebbero grosso modo inalterati. Sarebbe una situazione “win-win”, ma non per questa la più probabile.

L’altro scenario prevede, infatti, un irrigidimento della UE nei confronti del suo ormai ex membro. L’intento sarebbe sia punitivo, sia di avvertimento verso altri paesi tentati dal seguire Londra fuori dalle istituzioni comunitarie. Se Bruxelles si mostrasse comprensiva e, addirittura, negoziasse con i britannici un accordo abbastanza positivo per questi ultimi, olandesi, francesi, polacchi, ungheresi, italiani, etc., potrebbero giocarsi la carta del referendum, quanto meno per strappare ai commissari concessioni.

 

 

Mercati sulle montagne russe

Ecco, quindi, che Jean-Claude Juncker in qualità di presidente della Commissione e Donald Tusk di presidente della UE potrebbero verosimilmente e almeno per una prima fase mostrare i muscoli e alzare il livello dello scontro con Londra, ma con la conseguenza di mettere i mercati in fibrillazione, dato che questo scenario comporterebbe costi per entrambe le parti negoziali.

La ricerca dell’intesa, in ogni caso, potrebbe durare un paio di anni, durante i quali il Regno Unito continuerebbe ad essere un membro UE, ma certo senza più un peso politico nelle istituzioni comunitarie. La sterlina potrebbe deprezzarsi fino al 20%, secondo il finanziere ungherese George Soros. Ciò sosterrebbe le esportazioni britanniche; basti pensare a quanto più economica diventerebbe una vacanza a Londra.

D’altra parte, però, il crollo del cambio accelererebbe l’inflazione nel paese e dopo un possibile taglio dei tassi da parte della Banca d’Inghilterra, il governatore Marc Carney potrebbe essere costretto a varare una stretta per evitare un surriscaldamento eccessivo dei prezzi. I mercati risentiranno di queste tensioni, oltre che del deterioramento progressivo del clima politico in seno alla UE e allo stesso Regno Unito (la Scozia ha già messo sul tavolo un secondo referendum sull’indipendenza) e resteranno sulle montagne russe a lungo.

 

 

 

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