Brexit senza accordo, Johnson ha contro la UE un’arma potente di nome Farage

Il premier Johnson punta a un nuovo accordo con l'Europa sulla Brexit, ma in mancanza di aperture avrebbe dalla sua l'opzione dell'uscita "hard" e a dargli una mano sarebbe Nigel Farage.

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Il premier Johnson punta a un nuovo accordo con l'Europa sulla Brexit, ma in mancanza di aperture avrebbe dalla sua l'opzione dell'uscita

Sterlina ai minimi da un anno e in calo di oltre il 7% in meno di tre mesi contro l’euro, mentre contro il dollaro scambia a 1,2150, perdendo l’8,5% dal febbraio scorso e attestandosi ai minimi da 28 mesi. E’ l’effetto Boris Johnson, il nuovo premier del Regno Unito, da pochi giorni insediatosi a Downing Street per rimpiazzare Theresa May.

Ieri, in visita in Scozia, ha dichiarato che “l’accordo sulla Brexit è morto” e ha aggiunto che “ne serve un altro”, chiaramente che non contempli il “backstop”, clausola voluta dalla UE, per la quale in assenza di accordo dopo il divorzio tra Londra e Bruxelles, l’Irlanda del Nord rimarrebbe nel mercato comune per non dividere l’isola in due e minacciare la pace ventennale siglata a fine anni Novanta tra unionisti e cattolici.

Brexit: Johnson apre al negoziato, ma non cede sull’Irlanda

Johnson punta a cancellare tale clausola e a ottenere un accordo migliore dal suo punto di vista, ma dai commissari non sono arrivate aperture, vuoi per tattica negoziale, vuoi anche per la seria volontà di dimostrare agli stati del blocco che chi dovesse uscire pagherebbe conseguenze severe. Se anche la May si era tenuta sul tavolo l’opzione del “no deal”, con l’ex sindaco di Londra questa è diventata una chiara prospettiva molto concreta. E al governo ha di fatto nominato personalità parecchio euro-scettiche, un segnale evidente lanciato a Bruxelles.

Anche per Johnson, tuttavia, il mancato accordo serve per adesso più come minaccia in fase di pre-trattative che non come obiettivo primario da perseguire. In teoria, il Parlamento aveva votato nei mesi scorsi una risoluzione, secondo la quale non avrebbe acconsentito alla Brexit senza accordo. Nulla di vincolante, ma la corsa alla segretaria Tory è stata infiammata tra giugno e luglio proprio dall’ipotesi ventilata da Johnson, secondo la quale il governo arriverebbe a chiudere il Parlamento, pur di impedirgli di bloccare l’uscita dalla UE nel caso di “no deal”.

L’arma del cartello per la “hard” Brexit

Considerando che anche parte dello stesso Partito Conservatore si mostra contrario a questo scenario, ci sarebbero i numeri per andare allo scontro tra i due poteri a Londra.

E qui il premier potrà usare un’arma abbastanza potente e che ha nome e cognome: Nigel Farage. Il leader di Brexit Party, già fondatore dell’Ukip, ha riscosso un enorme successo alle recente elezioni europee, conquistando il 32% dei consensi e primeggiando di gran lunga. Adesso, non credendo che Johnson possa dare seguito alla sua promessa di uscire dalla UE anche senza accordo entro il 31 ottobre, egli ha offerto al premier un’alleanza elettorale per riscrivere la mappa dei collegi per Westminster.

Brexit, Farage propone alleanza a Johnson

Secondo Farage, grazie a questa intesa, il futuro Parlamento sarebbe nelle mani di una salda maggioranza favorevole alla “hard Brexit”. Johnson nicchia, sostenendo che il suo partito non dovrebbe fare accordi elettorali con nessuno, ma questo vale per l’oggi. Se si trovasse un Parlamento ostile alla sua strategia, probabile che lo porrebbe seriamente dinnanzi alla prospettiva di nuove elezioni anticipate a settembre e annessa alleanza con Farage. Insieme, stando ai sondaggi, avrebbero il 44-45% dei voti contro la media del 25% del Labour. In Inghilterra, sarebbe un trionfo. E altro aspetto che nemmeno le opposizioni sottovaluteranno è la risalita del Partito Conservatore nei sondaggi nelle ultime due settimane, cioè dalla vittoria di Johnson alle primarie. Guadagnerebbe circa 5 punti, perlopiù ai danni di Farage, mentre il Labour ne perderebbe qualcuno per strada e tornerebbero in svantaggio mediamente di 4 punti.

L’alleanza Tory-Brexit Party farebbe paura dentro e fuori dal Regno Unito, perché avallerebbe la nascita di un nuovo governo ben più anti-UE a Londra, potenzialmente sbaragliando le voci europeiste interne, tra loro divise. Insomma, Johnson tratterà con ogni probabilità entro metà settembre per verificare la sussistenza dei presupposti per una Brexit controllata, ma ove non fosse possibile arrivarvi, potrebbe optare per la scelta “nucleare” di sciogliere il Parlamento, andare a nuove elezioni insieme a Farage e mettere a tacere ogni resistenza interna al “no deal”.

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