Brexit, risultati negativi anche per i Labour alle elezioni locali e incassano solo il libdem

Risultati parziali, ma già indicativi quelli delle elezioni amministrative di ieri nel Regno Unito: perdono molti seggi i conservatori, ma anche i laburisti arretrano in favore dei "libdem".

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Risultati parziali, ma già indicativi quelli delle elezioni amministrative di ieri nel Regno Unito: perdono molti seggi i conservatori, ma anche i laburisti arretrano in favore dei

Sono stati 248 i comuni al voto ieri in Inghilterra e Irlanda del Nord, con 8.400 seggi in palio, il più importante test locale nel corso della legislatura. Ci si aspettava un terremoto ai danni del Partito Conservatore al governo e così è stato. Ma la vera sorpresa delle elezioni amministrative è stata la sconfitta incassata pure dal Partito Laburista all’opposizione, sia nelle aree a prevalente consenso per i “Remain” che in quelle in cui erano prevalsi i “Leave”. Quando sono stati comunicati i risultati di circa la metà dei consigli comunali, è emerso che i Tories hanno perso complessivamente 426 seggi, i laburisti 58, mentre i Liberaldemocratici ne hanno guadagnati 294 e i Verdi 40. Dunque, gli elettori hanno punito i due principali schieramenti, mentre hanno premiato i partiti minori, più riconoscibili sul tema della Brexit.

Brexit, Farage fa paura e ora destra e sinistra vicini ad accordo per evitare le elezioni europee

E proprio questo sarebbe stato il messaggio inviato a Tories e Labour dai britannici. A destra, così come a sinistra, traspare nitida la rabbia di quanti non riescano a capire la linea del loro partito, con i conservatori ad essere divisi sul tipo di Brexit e i laburisti persino sull’opportunità di sostenere un accordo sull’uscita del Regno Unito dalla UE. A questo punto, i “Remain” più duri e puri hanno ripiegato sui “libdem”, la cui opposizione alla Brexit è nota e chiara.

Questo apre un problema nel partito di Jeremy Corbyn, da anni dilaniato sia sulla posizione da assumere sul tema, sia sulla stessa leadership, accusata di lanciare messaggi ambigui sui rapporti con l’Europa, e non solo. Se fino a ieri a impensierire era perlopiù la netta avanzata nei sondaggi di Nigel Farage con il suo Brexit Party, in vista delle elezioni europee di fine maggio, adesso i laburisti si ritrovano una temibile concorrenza anche a sinistra.

Farage non ha partecipato alle elezioni amministrative e le rilevazioni lo danno primo con il 28% dei consensi tra i britannici per il rinnovo dell’Europarlamento.

Accordo Brexit più vicino?

La doppia sfida dai fronti più agguerriti dei “Remain” “Leave” fungerà quasi certamente da collante tra Theresa May e Corbyn, anche se questo non necessariamente implica che i due rispettivi partiti seguiranno, divisi come sono su come procedere e da ieri sera ancora più intimoriti sui possibili passi falsi. L’unica certezza è che fino a qualche settimana fa, i laburisti puntassero alle elezioni anticipate, osteggiando qualsiasi accordo con la May proprio per indurre il governo a dimettersi. Adesso, questa strategia si starebbe rivelando un potenziale boomerang, in quanto i sondaggi prima e le elezioni locali ieri dimostrerebbero che al tracollo dei consensi dei Tories non corrisponderebbe alcun beneficio per i laburisti, visto che a incassare i guadagni sarebbero a destra Farage e a sinistra i “libdem”.

Brexit, il boom di Farage avvicina l’accordo

I laburisti disporrebbero di due opzioni principali: giungere immediatamente a un accordo sulla Brexit con i conservatori ed evitare così sia le elezioni europee, sia che il dibattito continui a dilaniare e a indisporre l’opinione pubblica progressista; puntare al recupero dei consensi tra i “Remain”, dandosi un’immagine di forti oppositori alla Brexit. In questo secondo caso, ammesso che Corbyn si mostri credibile sul cambio di rotta, l’accordo con i conservatori si allontanerebbe, ma ciò farebbe un grosso favore proprio a Farage, che riuscirebbe a capitalizzare al massimo il consenso tra i delusi a destra, probabilmente finendo per compattare i Tories su una posizione più “hard”, quella temuta dai mercati finanziari, dalle imprese e dalla UE.

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