Brexit, rischio vero per mercati sarà il gioco al massacro di Juncker

Brexit rende clima sui mercati finanziari incerto e teso. A preoccupare gli investitori è il possibile negoziato duro tra Londra e Bruxelles sull'uscita dalla UE. Sterlina ancora debole.

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Brexit rende clima sui mercati finanziari incerto e teso. A preoccupare gli investitori è il possibile negoziato duro tra Londra e Bruxelles sull'uscita dalla UE. Sterlina ancora debole.

Il “day-after” è stato pesantissimo. Le borse hanno bruciato 411 miliardi di euro, uno al minuto sui risultati del referendum sulla Brexit, che hanno visto vincere con il 52% dei voti i sostenitori dell’uscita del Regno Unito dalla UE. Le banche europee sono state il comparto più colpito dalle vendite, specie quelle italiane.

Queste ultime hanno perso in una sola seduta più del 22% del loro valore, quasi il doppio del -12,5% messo a segno da Piazza Affari nella sua peggiore seduta di sempre.

Ma avevamo avvertito prima del referendum, che in caso di Brexit ci sarebbe stato certamente un venerdì nero (è stato nerissimo) e che il terremoto non sarebbe stato “one shot”. In effetti, l’assestamento durerà mesi e forse persino qualche anno, tutto o quasi dipendendo dalle trattative tra Londra e Bruxelles sullo status da concedere alla prima.

Il problema principale ruoterà tutto attorno all’appartenenza o meno al mercato comune: in teoria, i britannici potrebbero adottare rapporti commerciali con la UE in stile Norvegia o Svizzera. Ciò limiterebbe l’impatto della Brexit, perché sarebbero salve le relazioni di import-export tra le parti e forse anche la finanza londinese potrebbe beneficiare di un simile esito.

Negoziato Brexit sarà duro

Tuttavia, da un punto di vista negoziale, la Commissione europea adesso avrà tutta la convenienza nel trattare il governo britannico nel peggiore dei modi. Lo ha fatto intendere lo stesso presidente Jean-Claude Juncker, che all’indomani del voto ha dichiarato che non sarà un “divorzio consensuale”. Che significa?

Immaginate una coppia che si separa dopo un matrimonio lungo 43 anni, ma in modo non consensuale. Si scatena una battaglia legale per la divisione dei beni, con il coniuge dissenziente a pretendere che l’altro vada via in mutande. Lo stesso accadrà probabilmente con la Brexit. Puro risentimento? No. Juncker deve colpirne uno per educarne 27. Già, dovrà infliggere a Londra una pena così alta ed evidente, da dissuadere qualsiasi altro governo rimasto nella UE a seguirne le orme.

[tweet_box design=”box_09″ float=”none”]#Brexit rischia disgregazione #UE, Juncker giocherà sporco[/tweet_box]

 

 

Tempi incerti su Brexit

Il rischio sarebbe altrimenti di assistere a richieste di referendum anche in Olanda, Francia, forse persino in Italia, oltre che Ungheria e Polonia.

Pezzo dopo pezzo, della UE non resterebbe niente e quand’anche il disastro della Brexit disincentivasse gli elettori ad approvare l’uscita dalle istituzioni comunitarie del loro paese, si darebbe il via ad anni di forti tensioni politiche e finanziarie, oltre che di incertezze sulla sopravvivenza nel medio-lungo termine della costruzione europea.

Poco fa, parlando in pubblico per la prima volta dal referendum, il Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, ha rassicurato i sudditi di Sua Maestà che il governo tratterà la Brexit da una posizione di forza e ha annunciato anche che non attiverà la clausola contenuta nell’articolo 50 dei Trattati europei (quella per l’uscita dalla UE), prima di avere un quadro chiaro sul percorso da intraprendere.

Cambio sterlina dollaro in calo del 10%

Londra non ha fretta. Persino il principale leader pro-Brexit, l’ex sindaco della capitale, Boris Johnson, ha dichiarato venerdì scorso che si potrà fare con calma. Al contrario, Bruxelles non vuole rimanere in balia di mesi di trattative e chiede ai britannici di andarsene via subito, attivando immediatamente la clausola.

In questo quadro confuso e teso, la sterlina s’indebolisce anche oggi contro il dollaro, scendendo a un cambio di 1,34395, ai minimi da quasi 30 anni, perdendo il 10,4% rispetto a prima del voto. Stabile contro l’euro a 0,822195, ai minimi da oltre 4 anni, in calo del 7,5% da giovedì.

 

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