Brexit, oggi voto finale per scegliere il nuovo premier: Farage propone alleanza a Johnson

Boris Johnson è il super-favorito per succedere a Theresa May come premier. E Nigel Farage gli propone un'alleanza per elezioni anticipate e Brexit senza accordo.

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Boris Johnson è il super-favorito per succedere a Theresa May come premier. E Nigel Farage gli propone un'alleanza per elezioni anticipate e Brexit senza accordo.

Boris Johnson ha aumentato il suo vantaggio nel terzo voto tra i parlamentari del Partito Conservatore per scegliere il successore di Theresa May come premier. Ha ottenuto 143 schede, più del doppio delle 54 del ministro degli Esteri, Jeremy Hunt, di poco avanti rispetto alle 51 di Michael Gove. Rimasto in gara per il quarto voto Sajid Javid con 38 voti, mentre ieri è stato eliminato Rory Stewart, unico tra i candidati ad essersi espresso per una “soft” Brexit, attaccando duramente Johnson sull’ipotesi di fare uscire il Regno Unito dalla UE senza accordo.

Ha riportato solo 27 schede a favore, in calo dalle 33 della seconda votazione. Si vocifera che alcuni tra gli stessi sostenitori di Johnson abbiano votato per Javid, così da fare arrivare Stewart ultimo e toglierselo dai piedi.

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Oggi, si terranno le ultime due votazioni, al termine delle quali rimarranno in corsa per la premiership solo due candidati, i quali si sfideranno davanti ai circa 160.000 iscritti al partito. I sondaggi dicono che sarà Johnson ad entrare al numero 10 di Downing Street. Pur avendo ammorbidito la sua posizione sulla Brexit negli ultimi giorni, resta il più fiero avversario di Bruxelles nelle trattative e ieri il leader del Brexit Party, Nigel Farage, uscito trionfante dalle elezioni europee, ha spiegato che tra lui e Johnson vi sarebbe una netta maggioranza per uscire dalla UE anche senza accordo.

Verso elezioni anticipate con Farage alleato?

Farage ha detto di più, a dire il vero, appellandosi allo stesso candidato Tory, affinché una volta diventato premier, indica elezioni anticipate e vada avanti con un “no deal”, offrendogli un patto tra i due partiti. E sarebbe una svolta storica per la politica britannica, che non ha mai battezzato alleanze alle urne, semmai provvedendo eccezionalmente, come nel 2010 tra Tories e LibDem e nel 2017 tra Tories e DUP (unionisti protestanti), a cercare maggioranze parlamentari dopo il voto.

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Un appello, a cui Johnson dovrà prestare attenzione, se è vero che i sondaggi assegnano al Brexit Party la maggioranza relativa dei consensi anche nel caso di elezioni anticipate, mentre i conservatori sarebbero solo secondi e alla pari con i laburisti, con gli europeisti LibDem alle calcagna.

Proprio per questo, i sostenitori dell’ex sindaco di Londra punterebbero alle elezioni anticipate, credendo che il loro partito sia in grado di rinvigorire la base con la successione alla guida del governo e che ciò dovrebbe premiarlo alle urne, conquistando la maggioranza assoluta dei seggi e definitivamente mettendo nell’angolo i supporter della permanenza nella UE, di un secondo referendum e della linea negoziale debole con Bruxelles o “soft Brexiteers”.

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