Brexit, Norvegia contro Londra: potremmo opporre il veto

La Brexit scuote il Nord Europa. La Norvegia non vuole condividere con Londra l'EFTA. Nuova grana per il governo di Theresa May.

di , pubblicato il
La Brexit scuote il Nord Europa. La Norvegia non vuole condividere con Londra l'EFTA. Nuova grana per il governo di Theresa May.

La Norvegia non fa proprio i salti di gioia per l’essere considerata il nuovo modello di riferimento per il Regno Unito, che a breve dovrebbe aprire il negoziato per uscire dalla UE, dovendo trovare una nuova dimensione nei rapporti con il mercato unico. A Londra, nessuno vorrebbe perdervi l’accesso, visto che in ballo ci sarebbero 70 miliardi di sterline.

Il modello norvegese consiste nel non fare parte della UE, ma nell’essere legati ad essa da un accordo di libero scambio, l’EFTA (“European Free Trade Agreement”). Ciò consente a Norvegia, Liechtenstein e Islanda di godere della libera circolazione delle merci, dei capitali e delle persone all’interno del mercato comune, per cui le aziende europee possono esportare in questi paesi e quelli di questi ultimi fanno altrettanto.

Modello norvegese per Londra? Oslo contraria

Bisognosa di manodopera, Oslo ha accettato di importare lavoratori europei, ma proprio questo sarebbe il punto di maggiore difficoltà per il Regno Unito, che vorrebbe, invece, porre limitazioni all’ingresso di lavoratori comunitari. Da qualche giorno, però, sappiamo che non è l’unico problema per Londra, perché il ministro norvegese per gli Affari europei, Elisabeth Vik Aspaker, ha dichiarato al quotidiano Aftenposten che potrebbe non essere una buona idea consentire l’ingresso di un grande paese nell’EFTA e ricordando come l’ingresso di Londra richiederebbe il consenso unanime dei membri attuali. Velatamente, i norvegesi minacciano di opporre il veto, che per il governo di Theresa May sarebbe un ostacolo insormontabile per continuare a mantenere l’accesso al mercato comune.

I leader dei principali partiti politici, sia quelli di maggioranza del centro-destra che quelli delle opposizioni, hanno chiesto al governo di Erna Solberg di mutare atteggiamento verso il caso Brexit, assumendo uno più attivo e in grado di difendere gli interessi del paese.

 

 

 

I timori dei norvegesi

Il premier aveva già invitato il popolo britannico a respingere l’ipotesi di uscita dalla UE del Regno Unito, sostenendo che l’EFTA comporti meccanismi costosi e complicati di regolazione dei rapporti commerciali con l’Europa.

Il principale timore dei norvegesi è di dovere rimettere mano agli accordi commerciali firmati tramite l’EFTA con 38 altri paesi, tra cui Canada, Messico, Marocco e Kuwait. I membri dell’area di libero scambio con la UE contano una popolazione complessiva di appena 14 milioni, quasi tutti norvegesi, mentre il solo Regno Unito possiede 65 milioni di abitanti. E’ evidente che l’eventuale adesione di Londra all’EFTA sarebbe un evento dirompente per gli equilibri di questo piccolo club europeo.

Islanda favorevole

Per fortuna di Londra, non tutti i membri dell’EFTA sono così negativi sull’eventuale suo ingresso. Il ministro degli Esteri islandese, Urdur Gunnarsdottir, ha al contrario sostenuto la necessità di salvaguardare le relazioni commerciali con l’economia britannica, anche non escludendo che questa faccia parte dell’organizzazione a cui appartiene l’Islanda stessa.

L’economia norvegese sta vivendo una fase di forte rallentamento, a causa del crollo delle quotazioni del petrolio, industria che vale un quinto del pil del paese. Anche i timori sulla crescita potrebbero essere alla base della posizione inviperita di Oslo sulla Brexit, perché il governo non vuole correre il rischio di un nuovo contraccolpo al pil.

 

 

 

Argomenti: , ,