Brexit: negoziato duro tra Londra e Bruxelles, la Germania scarica Juncker

La Brexit scuote l'Europa. Il negoziato sarà duro e la Germania segnala di non volere concedere ai britannici la permanenza nel mercato comune. Intanto, è scontro sotterraneo tra Jean-Claude Juncker e governo tedesco.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Brexit scuote l'Europa. Il negoziato sarà duro e la Germania segnala di non volere concedere ai britannici la permanenza nel mercato comune. Intanto, è scontro sotterraneo tra Jean-Claude Juncker e governo tedesco.

Si sta materializzando come un incubo proprio lo scenario peggiore messo in conto, ma temuto, prima del referendum sulla Brexit. Non solo hanno vinto i sostenitori dell’uscita del Regno Unito dalla UE, ma il divorzio tra Londra e Bruxelles si preannuncia duro, come il negoziato che lo sancirà. Ieri, la cancelliera Angela Merkel ha spiegato la posizione della Germania, dopo avere incontrato la sera precedente a Berlino il premier italiano Matteo Renzi e il presidente francese François Hollande. Il vertice a tre era necessario per fornire dentro e fuori la UE un’immagine di coesione tra le grandi potenze europee, per segnalare la forza politica della stessa Germania, che si accinge a guidare le trattative con Londra per arrivare alla separazione.

Frau Merkel è stata chiara ed esplicita, quando ha dichiarato che il Regno Unito non deve farsi illusioni sulle condizioni che otterrà al termine del negoziato, perché non gli saranno concessi privilegi. E ha aggiunto che nessun incontro informale è possibile, se non prima Londra chiederà l’attivazione della clausola contenuta nell’art.50 del Trattato europeo, quello che farà scattare il negoziato per l’uscita dalla UE.

Brexit, trattative in salita con Londra

All’Europarlamento, sfidando un voto di sfiducia, il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, non ha avuto parole distensive verso gli elettori britannici, anche se ha affermato che il loro voto deve essere rispettato, ma spegnendo qualsiasi speranza sul fatto che Bruxelles possa compiere passi ulteriori per andare incontro alle richieste di Londra, magari nella prospettiva di un sempre più improbabile secondo referendum.

La clausola sulla Brexit sarà attivata probabilmente solo ad ottobre, quando al numero 10 di Downing Street s’insedierà il nuovo premier al posto del dimissionario David Cameron, che con ogni probabilità sarà Boris Johnson. Il nuovo leader di fatto dei Tories segnala di non avere fretta di arrivare al divorzio, ma infuriando i tedeschi, che vorrebbero minimizzare il tempo necessario per la transizioni, temendo il caos e una vera tempesta finanziaria contro l’Eurozona, in particolare.

 

 

Germania contro Regno Unito: no permanenza nel mercato comune

A questo punto, l’accesso di Londra al mercato comune non sarebbe preservata, proprio perché Berlino e Bruxelles intendono punire esemplarmente i britannici per la scelta effettuata ai seggi, infliggendo loro una pena elevata. L’idea è che rendendo loro la vita difficile, altri popoli ci penseranno due volte, prima di tentare di staccarsi dalla UE.

Ma la frattura politica in seno alle istituzioni comunitarie monta. La Germania è da mesi in rotta di collisione con Juncker, che pure è stato sponsorizzato da Berlino per la guida della Commissione. I temi che dividono la prima economia europea dall’ex premier del Lussemburgo sono vari e scottanti: l’eccessiva flessibilità mostrata nel giudicare i bilanci pubblici di paesi come Italia e Francia; la richiesta di dare vita a una garanzia unica sui depositi bancari, avversata dai tedeschi; il modo, in cui ha condotto le trattative con Londra per arrivare a un accordo che avrebbe dovuto scongiurare la Brexit, ma che evidentemente si è rivelato fallimentare.

Crisi tra Germania e Commissione europea

In particolare, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, appare il più critico verso la linea dei commissari, avvertendo una certa debolezza nei confronti dei britannici, che al contrario egli vorrebbe punire, privandoli del mercato comune e dei “privilegi” strappati negli anni passati sul fronte finanziario.

E’ chiaro che la Merkel non chiederà le dimissioni di Juncker, perché in questa fase già di estrema debolezza della UE, tutto servirebbe, tranne che l’apertura di una reale crisi politica tra Commissione ed Europarlamento, dove il partito della cancelliera detiene la guida dei popolari europei, la principale formazione presente a Strasburgo.

 

 

I due fronti UE

E’, però, già in atto un riposizionamento dei tedeschi in favore del presidente UE, il polacco Donald Tusk, che non a caso ha invocato nelle settimane scorse una riforma più incisiva delle istituzioni comunitarie, ma che non vada nella direzione di una maggiore integrazione politica.

Dunque, gli schieramenti in campo al momento sarebbero i seguenti: Juncker e Mario Draghi (BCE) da una parte, a chiedere il completamento dell’Unione bancaria e una maggiore integrazione politica (garanzia unica sui depositi, ministro del Tesoro unico, ulteriori cessioni di sovranità dei governi a Bruxelles); Merkel e Tusk dall’altra, a cercare di salvare il progetto europeo e della moneta unica, ma senza alcuna mutualizzazione ulteriore dei rischi bancari e sovrani.

Berlino potrebbe anche essere disposta a concedere qualcosa a italiani e francesi sui conti pubblici (rinvio del Fiscal Compact?), pur di isolare la Commissione su richieste verso le quali non è intenzionata a cedere. Si apre, insomma, una “guerra” interna alla UE, che si accompagnerà alle trattative non facile e nemmeno brevi tra Bruxelles e Londra.

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Argomenti: Brexit, Crisi Euro, Crisi Eurozona, Economia Europa, Fiscal Compact