Brexit, Merkel silenzia i suoi e May chiede un buon accordo economico

La Brexit continua a dividere UE e Regno Unito. La Germania ordina ai suoi diplomatici di evitare ogni discussione anche informale sul caso con i britannici, mentre il premier May chiede "un buon accordo economico".

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Brexit continua a dividere UE e Regno Unito. La Germania ordina ai suoi diplomatici di evitare ogni discussione anche informale sul caso con i britannici, mentre il premier May chiede

La cancelliera Angela Merkel avrebbe chiesto al personale diplomatico tedesco di non intavolare alcuna discussione, nemmeno sul piano informale, con i rappresentanti del Regno Unito sulla Brexit, prima che il governo britannico non apra ufficialmente le trattative, attivando la clausola contenuta nell’art.50 del Trattato di Lisbona. L’indiscrezione, riportata in forma anonima da persone vicine al governo di Berlino, spiega che Frau Merkel avrebbe adottato tale iniziativa per impedire che Londra goda di un vantaggio negoziale.

Il cambio tra sterlina e dollaro ha azzerato i guadagni ieri, dopo che la notizia è rimbalzata sulla stampa internazionale, ripiegando nuovamente poco sotto 1,23. Nelle stesse ore, però, il premier Theresa May teneva un discorso al Parlamento di Westminster, nel corso del quale ha ribadito che il voto popolare sulla Brexit ha puntato a fare riacquisire a Londra la sovranità sul controllo dell’immigrazione, ma allo stesso tempo ha assicurato di volere giungere a “un buon accordo economico”. (Leggi anche: Brexit, sterlina rimonta sull’inflazione?)

E oggi, si tiene il Consiglio europeo a Bruxelles, al termine del quale la May potrebbe rivolgersi ai leader degli altri 27 paesi della UE, chiedendo loro un negoziato dall’esito soddisfacente per entrambe le parti. Il presidente Donald Tusk, però, non chiederà ad alcuno dei presenti di replicare e, anzi, la linea europea rimane quella di non dare vita ad alcun tipo di dibattito sull’uscita del Regno Unito dalla UE, prima che arrivi una notifica formale da parte del governo britannico.

Discordia sul mercato comune

Le distanze tra le parti restano sempre sullo stesso punto. Londra chiede di uscire dalla UE, mantenendo l’accesso al mercato comune, ma senza sobbarcarsi l’onere di accettare la libertà di movimento dei lavoratori europei. Da Bruxelles, nonché da Germania e Francia, la risposta è stata sinora chiara: le quattro libertà del Trattato di Lisbona – di movimento dei beni, dei servizi, dei capitali e delle persone – non può in alcun modo essere messa in discussione. (Leggi anche: Brexit, dazi fino al 22% sui prodotti agricoli)

Uno studio della London School of Economics ha trovato, che nel caso l’economia britannica perdesse l’accesso al mercato comune, entro il 2030 subirebbe una perdita potenziale del pil nell’ordine del 2,6-9,5%, ossia mediamente del 4,5%. Solo accrescendo le relazioni commerciali con i 10 principali partner extra-UE di almeno il 37%, vi sarebbe una compensazione piena di tale perdita. I “falchi” del governo conservatore, tra cui il ministro per la Brexit, Davis David, e quello per il Commercio, Liam Fox, hanno definito il report “troppo pessimistico”, assicurando che le relazioni commerciali con i paesi fuori dalla UE resteranno intatte fino a nuovi accordi.

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Argomenti: Brexit, Economia Europa, Economie Europa

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