Brexit, Merkel “furiosa” con Juncker: a rischio 50 miliardi della Germania

La Brexit crea tensioni nella stessa UE, dove la cancelliera Angela Merkel sarebbe furiosa con il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, a causa del suo linguaggio inappropriato verso Londra.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Brexit crea tensioni nella stessa UE, dove la cancelliera Angela Merkel sarebbe furiosa con il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, a causa del suo linguaggio inappropriato verso Londra.

La cancelliera Angela Merkel è uscita vincitrice dalle elezioni nel Land nordico dello Schleswig-Holstein domenica scorsa, prevalendo sugli avversari della SPD, quando tra cinque giorni si vota nel Land più popoloso della Germania, il Nordrhein-Westfalen (17,5 milioni di abitanti) e tra quattro mesi e mezzo si rinnova il Bundestag. Considerando che a Parigi ha adesso un alleato più ferreo dell’uscente François Hollande, la sua forza negoziale nella UE sembra essersi irrobustita. E per il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, non è detto che sia un fatto positivo, se è vero che la cancelliera sarebbe “furiosa” per il modo in cui egli starebbe gestendo le trattative sulla Brexit.

Il quotidiano “Der Spiegel” riportava nel fine settimana scorsa, che Frau Merkel non avrebbe preso bene le esternazioni di Juncker contro il governo di Theresa May. A una cena di qualche settimana fa a Downing Street, pare che il numero uno dei commissari si sia lasciato andare a frasi a dir poco incendiarie, come la stessa stampa tedesca ha riportato. Junker avrebbe parlato di una May che vivrebbe “in un’altra galassia” e di “essere 10 volte più scettico di prima” sulle probabilità di trovare un accordo tra UE e Regno Unito entro la fine del negoziato sulla Brexit. (Leggi anche: Sterlina ai massimi da 7 mesi, nonostante cena disastrosa UE-UK su Brexit)

Juncker usa toni da falco contro Londra

Qualche giorno fa, intervenendo da Firenze, sempre Juncker ha dichiarato che avrebbe parlato in francese, dato che l’inglese sarebbe una “lingua in decadenza nella UE”, a seguito della Brexit. Un’esternazione, che potrebbe creare frizioni con paesi come Irlanda e Malta, dove l’inglese è lingua ufficiale. In generale, il presidente della Commissione appare profondamente inadeguato a gestire le trattative sull’uscita di Londra dalla UE e Frau Merkel avrebbe detto ai suoi che queste dichiarazioni “getterebbero benzina sul fuoco” e non aiuterebbero il negoziato.

Poche ore fa, appreso dell’irritazione della cancelliera, Juncker ha sentito il bisogno di smentire le ricostruzioni sulla sua cena con il premier May, nel corso di un’intervista rilasciata per Handelsblatt, sostenendo che queste sarebbero errate. Smentire con un paio di settimane di ritardo appare un’operazione quasi ridicola, ma mette in evidenza le distanze tra la posizione tedesca e quella dei commissari. Questi ultimi, che hanno affidato al “falco” europeista francese Michel Barnier la guida della squadra negoziale sulla Brexit, lasciano trapelare una maxi-richiesta da 100 miliardi di euro a Londra, a copertura delle spese da sostenere nel nome dei britannici anche dopo la loro uscita dalla UE. (Leggi anche: UE compatta su testo duro di Tusk)

Frau Merkel non vuole una hard Brexit

Il responsabile per la Brexit del governo May, David Davis, ha rispedito al mittente tale richiesta, ribadendo che il Regno Unito intende trattare lealmente, ma chiarendo anche che è Londra ad apprestarsi a separarsi da Bruxelles, non viceversa, in pratica segnalando un certo potere negoziale propendente dalla sua parte.

La frattura tra Bruxelles e Berlino non è solo e tanto legata a una difformità di linguaggio. Frau Merkel oscilla tra posizioni morbide e altre dure, avendo la necessità di tenere unita la UE-27 contro il rischio di nuove “exit”. D’altra parte, i tedeschi non possono permettersi una “hard” Brexit, ovvero un’uscita del Regno Unito anche dal mercato comune, perché in gioco vi sono 50 miliardi di avanzo commerciale verso la sola Londra, un quinto del totale annuo della Germania. (Leggi anche: Linea dura Brexit mette a rischio 100 miliardi)

In gioco c’è il surplus commerciale tedesco UE

In altre parole, se ai britannici fosse impedito di continuare ad esportare alle medesime condizioni attuali nella UE, il danno maggiore lo subirebbero le imprese tedesche, che nel Regno Unito esportano circa 50 miliardi in più di quanto importino. Nel complesso, la UE vanta verso Londra un avanzo commerciale intorno ai 100 miliardi all’anno, cifre più che sufficienti per spingere le principali cancellerie a porre un freno alla lingua sciolta e disinibita di Juncker, che mette a rischio l’export europeo.

Se è vero che la vittoria di Emmanuel Macron rafforza la posizione negoziale della UE, essendo il presidente eletto francese un ferreo sostenitore della UE, d’altra parte anche il governo May dovrebbe uscire irrobustito dalle elezioni anticipate di giugno, quando i conservatori otterrebbero un risultato molto positivo, dati nei sondaggi in vantaggio di 24 punti sui laburisti, i diretti concorrenti. Senza una distensione del clima tra le parti, il negoziato sulla Brexit sarà duro e le esternazioni inappropriate di Juncker non fanno che creare tensioni inutili. Per fortuna della May, a mediare davvero sarà Frau Merkel. I commissari saranno un orpello tecnico, richiamati a comando nel caso andassero nella direzione sbagliata. (Leggi anche: Brexit seppellisce europeisti, laburisti massacrati alle urne)

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Argomenti: Brexit, Economia Europa, Germania

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