Brexit, beni rifugio ancora allettano i mercati: il punto della situazione

Mercati sempre in fuga verso beni rifugio. Dall'oro al dollaro, passando per alcuni titoli di stato, i prezzi crescono.

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Mercati sempre in fuga verso beni rifugio. Dall'oro al dollaro, passando per alcuni titoli di stato, i prezzi crescono.

La Brexit ha travolto i mercati e continua a tenere sotto pressione le borse di tutto il mondo, anche se dopo il crollo di venerdì, le cose oggi appaiono più serene. Ma non fatevi illusioni, la volatilità sarà il trend dominante ancora per settimane e mesi. Senza volere scadere nel catastrofismo, prima che le cose si rimettano a posto ci vorrò parecchio tempo. Gli acquisti torneranno a tratti per il sempre presente rimbalzo tecnico, frutto delle scommesse al rialzo degli investitori, quando i titoli crollano a prezzi ritenuti molto bassi. Tuttavia, non sarà un trend strutturale, in quanto sull’Europa gravano incognite sulla sua stessa sopravvivenza come realtà geo-politica unitaria.

Per questo, la corsa ai beni rifugio prosegue, anche se all’apparenza è inferiore ai massimi toccati nella seduta precedente. Le quotazioni dell’oro sono salite a 1.324 dollari l’oncia, in rialzo del 5,4% rispetto alle ore immediatamente precedenti alla divulgazione dei risultati sul referendum britannico.

Prezzo oro e dollaro su

Il rialzo del metallo diventa ancora più considerevole, se si pensa che anche il dollaro, valuta in cui si acquista, è salito del 2,2% contro le principali divise del pianeta. Pertanto, mediamente l’oro costa oggi circa il 7,5% in più di due sedute fa. Il cambio euro-dollaro, in particolare, scende a 1,10066 (in leggera ripresa stamane, dopo la vittoria dei conservatori in Spagna), ai minimi degli ultimi 100 giorni.

Resta alta la pressione sul franco svizzero, che oggi si attesta a un cambio di 1,075 contro l’euro, ai livelli più bassi dall’agosto dello scorso anno, quando dopo l’evitata Grexit esplosero le tensioni sui mercati finanziari per le ripetute svalutazioni dello yuan da parte della banca centrale cinese.

E in Asia, un’altra valuta, che funge da bene rifugio, lo yen, scambia sotto quota 102 contro il dollaro, rafforzandosi del 4,6% rispetto alla chiusura di giovedì. Nel frattempo, invece, la sterlina perde dalla Brexit ad oggi più del 10% contro il dollaro e il 7,5% contro l’euro.

 

 

Rendimenti Bund e Treasuries in calo

Spostiamoci verso il comparto dei bond governativi: i rendimenti decennali dei Treasuries, complice anche la previsione di un rialzo dei tassi USA più lontano di quanto sinora stimato, scendono all’1,50%, il livello più basso degli ultimi 4 anni. I Bund sulla medesima scadenza tornano negativi al -0,07%, diminuendo di 10 bp in appena un paio di sedute.

I titoli di stato della Svizzera rendono sotto lo zero fino alla scadenza dei 20 anni e sul tratto trentennale scendono allo 0,015%, anche se al di sopra del minimo storico del 16 giugno scorso, quando anch’essi erano scesi sotto lo zero al -0,004%. E chiudiamo con i bond del Giappone, dimezzati i rendimenti a 40 anni allo 0,14%, restando negativi fino ai 15 anni.

 

 

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