Brexit: Juncker fa il duro con Londra, ma la Germania ha 50 miliardi da tutelarsi

La Commissione Juncker gioca a fare la dura sulla Brexit con Londra, ma dalla Germania arriva uno stop. Conflitto d'interessi tra Berlino e Bruxelles.

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La Commissione Juncker gioca a fare la dura sulla Brexit con Londra, ma dalla Germania arriva uno stop. Conflitto d'interessi tra Berlino e Bruxelles.

Mentre l’iter parlamentare per autorizzare il governo di Londra ad attivare le procedure per la Brexit sta per completarsi, dal Belgio torna a farsi sentire il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, che parlando dinnanzi ai deputati di Bruxelles ha chiesto loro che non sia consentito al Regno Unito di ottenere un accordo a costo zero per uscire dalla UE. E ha aggiunto, che il paese pagherà “un costo salato” per ottenere il divorzio dalle istituzioni comunitarie. Per capire di cosa parli, bisogna fare riferimento a quanto ha dichiarato da tempo l’ex commissario Michel Barnier, considerato un “falco” contro la Brexit, che si occuperà di seguire per la Commissione i negoziati con Londra.

L’uomo ha fatto presente che per diversi anni ancora, pur uscendo dalla UE, il governo britannico dovrebbe continuare a pagare Bruxelles per programmi sottoscritto in 45 anni di permanenza nelle istituzioni europee e per sostenere le pensioni dei funzionari europei. Entro i prossimi sei anni, potrebbe essere chiamato a sostenere una spesa per complessivi 60 miliardi di euro. (Leggi anche: Brexit, rischio caos politico con l’ultima trovata di Juncker)

Juncker chiede linea dura su Brexit, Germania frena

La cosiddetta “Brexit bill” irrita Londra, con il segretario al Commercio, Liam Fox, che ha già fatto sapere che la cifra sarebbe spropositata e che non avrebbe intenzione di sostenerla. L’evidente obiettivo di Bruxelles è di rendere il divorzio costoso e tale da azzerare per diversi anni i risparmi ottenuti con il mancato versamento dei contributi alla UE. Il Regno Unito sgancia, infatti, circa una decina di miliardi in più all’anno di quanto ottiene dall’Europa, per cui è un prezioso contribuente netto.

Tuttavia, le ragioni della politica si stanno scontrando con quelle dell’economia. Se la cancelliera Angela Merkel alterna toni duri ad altri più distensivi, è evidente come non sia interesse della Germania spingere la Commissione a uno scontro con Londra, dato che a rischio vi sarebbe proprio una buona parte delle esportazioni tedesche. (Leggi anche: Brexit: negoziato duro tra Londra e Bruxelles, la Germania scarica Juncker)

Export Germania a rischio con “hard” Brexit

La Germania vanta un surplus commerciale di circa 50 miliardi all’anno nei confronti del Regno Unito, ovvero un quinto del totale maturato. Gran parte di questo avanzo è dovuto alle esportazioni di auto e non è un caso che il comparto abbia fatto appello nei mesi scorsi alla Merkel, affinché eviti una “hard” Brexit, che spingerebbe fuori l’economia britannica anche dal mercato comune, innalzando barriere doganali tariffarie e non tra le parti e colpendo i rispettivi commerci. Appello, che proprio ieri è stato raccolto da un esponente del partito gemello di quello della cancelliera, Stephan Mayer, deputato bavarese della CSU, secondo cui le richieste di Juncker non sarebbero né “chiare”, né “corrette”, dato che il negoziato non è ancora nemmeno iniziato.

Mayer ha ammesso esplicitamente che “le forti pressioni della UE (su Londra) non sono nell’interesse della Germania”. Le elezioni federali tedesche si avvicinano e il centro-destra di Frau Merkel è improvvisamente in affanno, subendo il contraccolpo della nuova leadership socialdemocratica, da poco nelle mani dell’ex presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz. Non ci sarebbe spazio per passi falsi da parte dei conservatori da qui ai prossimi sette mesi, per cui non possono permettersi di scontentare la loro base, ovvero il mondo industriale tedesco. (Leggi anche: Brexit, linea Juncker insostenibile)

Voci di imminenti dimissioni di Juncker

Non sembra affatto un caso, che voci di corridoio da giorni lanciano l’indiscrezione di possibili dimissioni di Juncker a marzo, ovvero in coincidenza con l’attivazione da parte del governo May delle procedure per uscire dalla UE. Il presidente della Commissione sa che il negoziato sarà difficile e che potrebbe urtare gli interessi di economie leader in Europa, come la Germania.

I rapporti tra Juncker e Berlino sono tesi proprio dal referendum sulla Brexit di otto mesi fa, anche se covavano da tempo prima, frutto di visioni divergenti su come approcciarsi ai conti pubblici nazionali, con i tedeschi a chiedere valutazioni tecniche e nello spirito del Patto di stabilità e il numero uno dei commissari a rivendicare un ruolo politico. (Leggi anche: Crisi euro, piani Juncker divergono da quelli della Merkel)

Sterlina guadagna sulle debolezze nella UE

Il colpo di grazia alla forza residuale di Bruxelles potrebbe darlo l’esito delle elezioni in Olanda e/o Francia entro i prossimi due mesi e mezzo. Un’eventuale affermazione delle forze euro-scettiche nell’uno o nell’altro paese sarebbe la fine della Commissione Juncker e un’ottima notizia per Londra, la cui sterlina non a caso ha guadagnato contro l’euro quasi il 2%, attestandosi all’attuale cambio di 0,84, capitalizzando proprio dalle tensioni politiche interne alla UE.

 

 

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