Brexit, il boom di Nigel Farage in vista delle elezioni europee avvicina l’accordo

Il Brexit Party è in testa nei sondaggi, in vista delle elezioni europee di fine maggio. E l'ansia tra conservatori e laburisti avvicinerebbe l'accordo per uscire dalla UE.

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Il Brexit Party è in testa nei sondaggi, in vista delle elezioni europee di fine maggio. E l'ansia tra conservatori e laburisti avvicinerebbe l'accordo per uscire dalla UE.

Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più? Eh, già! Quando avevamo già eliminato i rappresentanti dei sudditi di Sua Maestà dal conteggio dei deputati al nuovo Europarlamento di Strasburgo, scopriamo che non sarà così, perché il flop di Theresa May nel garantire al Regno Unito un accordo per transitarlo fuori dalla UE complica lo scenario. Avendo ricevuto da Bruxelles una proroga fino al 31 ottobre (ribattezzata già la “Halloween Brexit”) prossimo per trovare l’intesa in Parlamento e superando, quindi, la scadenza del 22 maggio, formalmente Londra sarà costretta a inviare i suoi deputati a Strasburgo, sebbene questi si dimetterebbero qualche mese dopo l’insediamento con la Brexit.

E i sondaggi di YouGov fotografano una bella batosta per i Tories al governo, i quali otterrebbero appena il 15% dei consensi, 7 punti in meno degli avversari laburisti e, soprattutto, 12 in meno del Brexit Party, la nuova formazione fondata da Nigel Farage, l’ex leader di Ukip, storico battagliero anti-UE, data al 27%.

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Metà dei consensi per il nuovo partito arriverebbero proprio dall’Ukip, collassato al 7%, il resto dai conservatori delusi dall’incapacità della May di portare a casa il risultato e che si sentono traditi dai Tories riguardo alle ragioni del referendum di tre anni fa. Se questi fossero i risultati, di fatto assisteremmo a un secondo referendum sulla Brexit e ne dovremmo dedurre che i britannici di restare legati a Bruxelles non ci pensano nemmeno. Le conclusioni sarebbero pesanti a destra, dove i conservatori sinora lacerati tra sostenitori di una Brexit “soft” e quelli per uno scenario “hard” non hanno combinato un bel niente, frustrando le aspettative di tutti.

Corsa a evitare il voto europeo?

La May non dispera, per quanto sia una premier senza credibilità internazionale e in patria. Crede di poter sottoporre al Parlamento una quarta votazione sull’accordo, stavolta incassando il favore della maggioranza assoluta, specie dopo settimane di trattative con i laburisti, che non si capisce ancora se stiano dando o meno frutti.

A Downing Street, si punta a un “yes” prima del 22 maggio, così da suggellare la Brexit ed evitare le elezioni europee, che il governo in sé vede come una sconfitta. Proprio la paura di un esito apparentemente disastroso per la maggioranza e sfavorevole anche alle opposizioni più morbide sulla UE potrebbe mettere d’accordo almeno 326 deputati su 650, cosa che non è accaduto in tutti questi mesi.

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Tuttavia, l’ala più intransigente tra i “Brexiteers” conservatori è difficile da convincere e capeggiando una cinquantina di riottosi, rende improbabile l’accordo, a meno che non arrivi l’appoggio di una parte corposa dei laburisti. I primi vedrebbero sostanzialmente di buon occhio una vittoria di Farage al voto europeo, in quanto segnalerebbe le loro buone ragioni nell’opporsi all’accordo della May, che contempla l’odiato “backstop” a tempo indeterminato, vale a dire la permanenza dell’Irlanda del Nord nel mercato comune per evitare separazioni fisiche e commerciali con la Repubblica d’Irlanda, al fine di garantire che l’Accordo del Venerdì Santo del 1998 tra unionisti e indipendentisti non naufraghi per le tensioni che conseguirebbero al ripristino dei confini tra le due parti dell’isola. Dublino ha preteso dalla UE che tale clausola fosse preliminare a qualsiasi intesa con Londra.

Vedremo se lo spauracchio di Farage sarà in grado di mettere d’accordo la maggioranza dei deputati su un qualche accordo per uscire dalla UE. In fondo, si sa, a volte l’istinto di autoconservazione in politica riesce a fare miracoli.

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