Brexit, “helicopter money” più vicino: USA e Giappone i primi a usarlo

Helicopter money sempre più realistico con la Brexit. USA e Giappone sarebbero i primi a farne uso. La BCE spera che non accada.

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Helicopter money sempre più realistico con la Brexit. USA e Giappone sarebbero i primi a farne uso. La BCE spera che non accada.

La Brexit sta fungendo da detonatore per tutte le tensioni finanziarie latenti degli ultimi mesi, liberando improvvisamente le paure che già serpeggiavano tra gli investitori sulla tenuta dell’economia globale. Ieri, le borse mondiali hanno registrato sostanziosi aumenti, dopo che nelle precedenti due sedute avevano perso più di 4.000 miliardi di dollari. La pressione sui beni rifugio si è allentata, anche se non rientrata del tutto, com’è ovvio. D’altronde, prima ancora che si celebrasse il referendum nel Regno Unito si era detto che un’eventuale uscita del paese dalla UE avrebbe comportato non un unico grande shock finanziario, ma una forte scossa, seguita da numerose altre scosse più o meno intense e ripetute nel tempo. Come un terremoto vero e proprio, insomma.

Il dollaro ha guadagnato poco più del 2% dal giorno del referendum ad oggi contro le principali valute del pianeta, mentre i Treasuries a 10 anni rendono oggi ai minimi degli ultimi 4 anni. Nel contempo, il Giappone assiste preoccupato a un rafforzamento eccessivo dello yen, il cui cambio contro il dollaro si è portato a 103 e che Barclays prevede possa attestarsi entro l’anno prossimo a 83. In sostanza, la valuta nipponica potrebbe apprezzarsi ancora di un altro 20% o quasi nei prossimi 12-18 mesi; troppo per le autorità di Tokyo, tanto che il ministro delle Finanze, Taro Aso, e il governatore della Bank of Japan, Haruhiko Kuroda, si sono incontrati poche ore fa e avrebbero concordato finanche un intervento diretto sul mercato dei cambi per svalutare lo yen.

Fuga capitali verso USA e Giappone

Un dollaro e uno yen più forti rallenteranno le economie di USA e Giappone, aumentando i dubbi sulla loro crescita, inferiore alla media degli anni pre-crisi in America e quasi in spegnimento nel Sol Levante.

Queste paure spingeranno la Federal Reserve a rinviare all’anno prossimo il secondo rialzo dei tassi USA, anche perché da qui a novembre non sarà possibile prevedere esattamente cosa accadrà alle urne, essendo in programma le elezioni presidenziali americane.

La sospensione della stretta monetaria sarà solo la prima conseguenza della Brexit. Diversi segnali portano a ipotizzare che la Fed potrebbe anche adottare i tassi negativi sui depositi delle banche americane presso i suoi sportelli, tanto che agli ultimi stress-test ha chiesto agli istituti di simularne gli effetti sui propri bilanci.

 

 

 

Helicopter money presto in arrivo

I risultati dell’adozione dei tassi negativi sono stati insoddisfacenti ovunque, non essendosi tradotti nemmeno in un evidente deprezzamento del cambio, al netto delle altre misure varate dalle banche centrali. Il caso più eclatante è proprio il Giappone, che assiste a un rafforzamento dello yen proprio a pochi mesi dall’introduzione di tassi sotto zero. Essendo anche il dollaro un bene rifugio verso cui ripararsi in tempi di crisi, non si capisce come i tassi negativi possano indebolirne il cambio contro le altre divise.

Da qui, la previsione di una strategia ancora più estrema e non convenzionale della Fed: l’“helicopter money”. Se le tensioni sui mercati perdurano e se il rallentamento dell’economia americana si materializzerà nei prossimi trimestri, il governatore Janet Yellen potrebbe decidere di finanziare direttamente programmi federali di spesa pubblica di Washington, così come di inviare denaro ai contribuenti americani. I modi di attuazione di una simile iniziativa potrebbero essere diversi.ù

Anche la BCE ci pensa

A stretto giro, lo stesso farebbe il Giappone, sia per evitare che lo yen si rafforzi ulteriormente per effetto dei nuovi potenti stimoli della Fed, sia anche perché l’economia nipponica è oggi tornata stagnante e flirta ancora con la deflazione.

E come la storia recente ha dimostrato, una volta che determinate misure abbiano trovato attuazione negli USA e in Giappone, seguirà immediatamente la BCE, che da mesi non esclude più un “helicopter money” europeo, per quanto i suoi vertici smentiscano che allo studio vi siano ipotesi concrete.

 

 

 

Draghi preoccupato da svalutazioni competitive

Oggi si conclude a Sintra, Portogallo, il consueto simposio della BCE, al quale non hanno partecipato quest’anno né la Yellen, né il cinese Zhao Xiaochuan, né l’inglese Marc Carney, ciascuno dei quali impegnati a studiare il da farsi dopo la Brexit. Il governatore Mario Draghi ha tuonato ieri (non a caso) contro le svalutazioni competitive, avvertendo che il rischio immediato per l’economia dell’Eurozona è che le altre principali banche centrali aumentino la stampa di moneta, facendo apprezzare l’euro e colpendo le esportazioni dell’area, già meno robuste da mesi.

Il coordinamento tra banche centrali dovrebbe essere un must in questi casi, ma il potere negoziale di Francoforte si è obiettivamente affievolito, dato che il resto del mondo avverte che l’Eurozona e persino la UE siano a rischio estinzione.

 

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