Brexit, rischio caos politico con l’ultima trovata di Juncker

La gestione della Brexit da parte della Commissione europea si annuncia abbastanza scadente. Alcune "sparate" di Jean-Claude Juncker vanno nella direzione di avvelenare il clima già teso.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La gestione della Brexit da parte della Commissione europea si annuncia abbastanza scadente. Alcune

Dopo due sedute in forte calo, i mercati europei hanno iniziato a risalire la china martedì scorso, anche se siamo ben lontani da una ripresa stabile delle borse. Lo shock iniziale per la Brexit è stato violento, ma nessuno (e dicasi nessuno) è oggi in grado di capire quanto valga in borsa l’uscita del Regno Unito dalla UE con riferimento a ciascuna categoria di assets e a ciascun paese. Sono troppe le variabili di cui si dovrebbe tenere conto e troppi gli eventi futuri che potrebbero influenzarle.

L’unica grande paura tra gli investitori è forse la conclamata pochezza politica della UE. La gestione della crisi in Grecia ha ampiamente dimostrato di quanto Bruxelles e gli stati membri dell’Eurozona, in particolare, siano del tutto incapaci di trovare soluzioni ragionevoli e in tempi umani.

Rischio referendum secessione Scozia

Il rischio di provocare un caos politico è già alto in sé, date le vicissitudini interne al Regno Unito, dove la Scozia chiede di indire un secondo referendum secessionista, dopo quello del settembre 2014, al fine di restare nella UE. Il 68% degli scozzesi ha votato giovedì scorso per il “Remain”. E il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, non ha trovato niente di meglio che soffiare sull’incendio, dichiarando che “la Scozia si è guadagnata il diritto di essere ascoltata”. Tutto questo, mentre per la prima volta nella sua storia, il Consiglio europeo si è tenuto nei due giorni passati senza la presenza di un suo membro, Londra appunto, che formalmente rimane nella UE fino al giorno della separazione.

 

 

 

Contagio caos politico terrà mercati sotto pressione

Immediata la risposta del premier Mariano Rajoy, che ha evidenziato che “se il Regno Unito è fuori, anche la Scozia è fuori”, di fatto chiudendo all’ipotesi di trattare la Scozia come se fosse uno stato. Il perché di questa reazione da parte di Madrid è comprensibile: la Spagna ha problemi interni con i secessionisti catalani e con quelli baschi. Se Bruxelles riconoscesse a Edimburgo dignità di stato, addirittura, tenendo colloqui formali con i suoi rappresentanti, lo stesso trattamento pretenderebbero Barcellona e Vitoria, che potrebbero sfruttare il momento per accreditarsi quale forze autonome dal resto del paese.

Nel fare uno sgambetto al governo di Londra, Juncker potrebbe seminare tempesta anche in altri paesi, mettendo a repentaglio la stabilità politica della terza economia della UE-27. E dire che a Madrid si cerca faticosamente di dare vita a un governo, dopo due elezioni politiche in appena 6 mesi.

La gestione della Brexit sarà ben più importante della Brexit in sé. Il colpo duro o la limitazione dei danni per entrambe le parti dipenderanno dall’esito delle trattative. Se queste saranno tenute all’insegna del desiderio di vendetta di Bruxelles contro Londra, non possiamo che attenderci un’uscita rovinosa dalla UE dei britannici e a un’esplosione di conflitti interni al Regno Unito, capaci di contagiare anche altri paesi europei.

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Argomenti: Brexit, Crisi Eurozona, Economia Europa