Brexit, crollo sterlina solo per errore umano? Forse potrebbe ripetersi

Il crollo della sterlina di venerdì notte sarebbe un errore umano, ma potenzialmente in grado di ripetersi. Lo scontro sulla Brexit tra Londra e Bruxelles è ai massimi livelli.

di , pubblicato il
Il crollo della sterlina di venerdì notte sarebbe un errore umano, ma potenzialmente in grado di ripetersi. Lo scontro sulla Brexit tra Londra e Bruxelles è ai massimi livelli.

La notte tra giovedì e venerdì scorso, la sterlina è crollata istantaneamente del 6,1% per un paio di minuti, scendendo a un cambio di 1,1841, ma un trader giura di avere visto un ordine a poco sopra 1,13, segnando così un calo di oltre il 16% dal giorno del referendum sulla Brexit. In pochi attimi si è diffuso il panico sui mercati, seppure rientrato dopo qualche minuto, quando si è scoperto che verosimilmente si sarebbe trattato di un errore umano, che in gergo viene chiamato “sindrome da dita grosse”, insomma un bottone pigiato per sbaglio sulla tastiera del computer.

A molti, però, non è sfuggito che questo presunto errore sia arrivato nei giorni di massima tensione tra Londra e Bruxelles sul negoziato per la Brexit, dopo che il premier britannico Theresa May ha sposato la linea dura del Partito Conservatore, sostenendo alla conferenza annuale di quest’ultimo di essere indisponibile ad accettare limitazioni al controllo delle frontiere per continuare a mantenere l’accesso al mercato comune. (Leggi anche: Brexit, sterlina ai minimi dall’85)

Leader UE contrari a negoziato morbido su Brexit

Per tutta risposta, Angela Merkel e François Hollande non sono stati meno rigidi. Da Berlino, la cancelliera ha lanciato al Regno Unito l’avvertimento che non sarebbe possibile la scissione delle quattro libertà fondamentali su cui si regge la UE (di circolazione delle merci, dei servizi, dei capitali e delle persone), mentre il Financial Times riportava proprio nelle ore dell'”errore umano” di una frase del presidente francese, il quale si sarebbe detto favorevole a un negoziato duro con Londra, senza cedimenti alle ragioni dei britannici.

Ora, senza volere per forza scadere nel complottismo, pare che il computer dal quale è partito il grosso ordinativo di vendita della sterlina avrebbe non tanto pigiato il tasto per sbaglio, ma lo avrebbe fatto in virtù del monitoraggio delle notizie sulla Brexit, interpretando negativamente quella lanciata dal quotidiano britannico sulle parole di Hollande.

(Leggi anche: Brexit: negoziato duro non conviene alla UE, avverte Londra)

 

 

Spettro hard Brexit preoccupa mercati

Si tratta di un’azione automatica, quindi, che per quanto criticabile, è uno dei modi con cui quotidianamente avviene il trading. E proprio per questo, il cosiddetto “flash crash” potrebbe verificarsi di nuovo, allorquando i “cervelloni” elettronici dovessero imbattersi in altre news dal tenore negativo sulla Brexit, tranne che vengano impostati per reagire meno negativamente ad esse, scontando un rischio minore.

Ad ogni modo, lo scontro politico è proseguito anche dopo la notte del panico finanziario, tanto che la sterlina è sì risalita, ma perdendo ugualmente nel corso della seduta di venerdì un paio di punti percentuali, attestandosi in zona 1,2370. Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, noto per le sue affermazioni poco diplomatiche, ci ha messo del suo, dichiarando che ai britannici non sarà consentito restare con un piede dentro e con l’altro fuori, spiegando di intravedere “manovre” in tal senso da parte di Londra, che intende non permettere. (Leggi anche: Brexit, linea Juncker insostenibile)

Previsioni sterlina a 1,10 contro dollaro

In altre parole, i commissari non consentiranno al Regno Unito di continuare a mantenere l’accesso al mercato comune, se questo non sarà accompagnato dal rispetto dei britannici della libertà di movimento dei lavoratori europei.

Il negoziato sulla Brexit partirà in salita, tanto che gli analisti di Hsbc non escludono che la sterlina possa indebolirsi ancora a un cambio di 1,10 contro il dollaro e che entro l’anno prossimo non arrivi alla parità con l’euro. Si starebbe avverando, d’altronde, lo scenario più temuto, escluso nei mesi scorsi, ovvero quello di un divorzio rovinoso tra Londra e Bruxelles. Fiutando il momento di difficoltà della sterlina sui mercati, i leader europei hanno tutto l’interesse ad alzare i toni dello scontro, cercando di infliggere così all’economia britannica il massimo del dolore e segnalando ai propri cittadini, in vista di importanti appuntamenti elettorali, che chi scherza con la UE sarebbe un irresponsabile.

(Leggi anche: Brexit, dichiarazioni May allontanano mercato comune)

 

Argomenti: , ,