Brexit: crisi fiducia imporrà nuova austerità, non più flessibilità

La Brexit potrebbe aver posto fine alla flessibilità sui conti pubblici. In arrivo non c'è meno austerità, ma più rigore.

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La Brexit potrebbe aver posto fine alla flessibilità sui conti pubblici. In arrivo non c'è meno austerità, ma più rigore.

La Brexit è una minaccia all’esistenza della UE. Se altri governi decideranno di seguire i passi di quello di Londra e indicessero referendum sulla permanenza nelle istituzioni comunitarie, il rischio di una disgregazione pezzo per pezzo diventerà altissimo. I mercati hanno iniziato a scontare in maniera violenta oggi un simile scenario e ciò ha portato a un mix di tre effetti: crollo dei mercati azionari europei, indebolimento dell’euro e ampliamento degli spread tra i titoli di stato dell’Eurozona.

In valore assoluto, i rendimenti dei nostri BTp decennali risultano saliti oggi di 14-15 punti base, un’impennata non drammatica, tenuta a freno dagli acquisti della BCE, che possiamo scommettere, in queste ore starà concentrando il suo QE proprio sui bond della periferia più in difficoltà.

Rendimenti BTp in crescita, rischio di nuova crisi spread

In ogni caso, il segnale di sfiducia è arrivato. Dopo la Brexit, gli investitori potrebbero mettere in forse sia la sopravvivenza della UE, sia l’euro. Si tornerebbe, quindi, al tragico biennio 2011-’12, quando i mercati tuonavano contro BTp, Bonos e bond portoghesi, nella convinzione che la moneta unica non sarebbe andata avanti ancora a lungo? Per effetto del QE della BCE, lo scenario appare meno drammatico, ma le pressioni nei prossimi mesi saliranno.

Così come per i titoli privati, anche con riguardo agli assets sovrani, gli investitori discerneranno tra i vari grado di rischio, preferendo acquistare bond ritenuti più sicuri sulla base dei fondamentali macro-economici e della stabilità politica. Due fattori diventeranno sempre più importanti per l’Italia: la forza del governo in carica e i conti pubblici.

 

 

 

Ci sarà più austerità, non meno

L’indebolimento della maggioranza di governo, a seguito delle elezioni amministrative, sembra in atto e specie con l’arrivo di ottobre, quando dovrebbe tenersi il referendum costituzionale, il rischio che il premier Matteo Renzi vada a casa diventa sempre più alto. In più, il rallentamento dell’economia, già nelle cose prima della Brexit, potrebbe aumentare le difficoltà del governo di fare quadrare i conti pubblici, i quali hanno beneficiato del massimo della flessibilità fiscale concessaci dalla Commissione europea.

Contrariamente a quanto qualcuno potrebbe improvvidamente pensare, ossia che la Brexit accrescerebbe il potere contrattuale dei governi nazionali, l’esigenza di non fare riesplodere sui mercati tensioni simili a quelle che disarcionarono il Cavaliere nel novembre 2011 spingerà Bruxelles a pretendere risultati più solidi in tema di finanze pubbliche. Il tempo della flessibilità è finito, forse anche prima di oggi, ma con l’addio di Londra alla UE, è ufficiale.

 

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