Brexit: crescita UK ad agosto allontana il rischio recessione, sterlina risale

L'economia britannica non è in recessione. La conferma dai dati di agosto. Joseph Stiglitz ottimista dopo la Brexit, mentre al G-20 emerge una sorta di "umiliazione" pubblica per Theresa May.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'economia britannica non è in recessione. La conferma dai dati di agosto. Joseph Stiglitz ottimista dopo la Brexit, mentre al G-20 emerge una sorta di

Dopo il tracollo dei dati economici a luglio, il mese di agosto si conferma molto positivo per l’economia britannica. Oggi, Markit ha diffuso l’indicatore sui servizi, che ha registrato una risalita record da 47,4 a 52,9 punti. E così, se a luglio vi era stato il livello più basso da 7 anni a questa parte, il mese successivo ha segnato il balzo più elevato dall’inizio delle serie storiche, ossia degli ultimi 20 anni.

L’economista di Markit, Chris Williamson, ha commentato le cifre, sostenendo che grazie ad agosto “il rischio di una recessione imminente sarebbe stato evitato”, anche se ha invitato alla prudenza, sostenendo che così come i dati di luglio avrebbero sovrastimato gli effetti della Brexit, quelli di agosto avrebbero mostrato eccessivo ottimismo, per cui la media dei due mesi spingerebbe a mostrarsi cauti.

Cambio sterlina sale, tassi UK non saranno più tagliati?

Di certo, l’ottimismo tra gli operatori del settore terziario sarebbe legato al deprezzamento della sterlina, che contro il dollaro si attestava a un cambio di 1,50 prima del referendum, mentre nelle settimane successive è arrivata a scendere ben sotto 1,30. Oggi, risale a 1,33317, ai massimi da oltre un mese.

In effetti, il taglio dei tassi da parte della Bank of England e il potenziamento degli stimoli monetari potrebbero non essere seguiti, almeno nel breve termine, da alcuna nuova manovra espansiva dell’istituto, visto che l’economia britannica si starebbe mostrando molto più resiliente delle previsioni pessimistiche alla viglia della consultazione popolare.

A dare credito alla forza economica del Regno Unito è sceso in questi giorni in campo niente di meno che il popolare economista anti-austerity Joseph Stiglitz, il quale non solo ha evidenziato come sarebbe l’euro alla base dei problemi delle principali economie europee, ma ha anche spiegato come non vi sarebbe alcuna ragione per credere che Londra al di fuori della UE possa andare peggio.

 

 

 

Stiglitz: UK come Canada, potrà crescere lo stesso

Stiglitz ha effettuato un paragone tra la situazione del Nord America con quella del Vecchio Continente. Tra USA e Canada, ha affermato, esiste un mercato sostanzialmente comune, senza che i due paesi condividano regole comuni. Non si capisce, ha aggiunto, perché non dovrebbe accadere lo stesso in Europa, lamentando che nel nostro continente si punta eccessivamente a regole comuni, che sarebbero anche alla base delle rivolte elettorali in diversi paesi.

L’economista si è augurato, poi, che non prevalga l’approccio à la Juncker nei negoziati sulla Brexit, ossia che l’Europa non si mostri vendicativo verso il Regno Unito, precludendogli l’accesso al mercato comune, chiedendosi perché mai dovrebbe essere questo l’atteggiamento, quando il Canada, ad esempio, gode di un trattamento migliore da parte degli USA, pur non condividendo le loro regole.

Vertice G-20, Theresa May “umiliata”?

A corollario di questo discorso vi mostriamo una foto, che forse dice più di mille parole. E’ quella scattata al G-20 in China di questo fine settimana, in cui compaiono i capi di stato e di governo dei grandi paesi della Terra. Ebbene, in prima fila, in posizione centrale, ad evidenziarne la potenza politica, vi compaiono Barack Obama, Angela Merkel (più centrale di tutti), il presidente cinese Xi Jinping, il turco Recep Tayyip Erdogan, il russo Vladimir Putin e il francese François Hollande.

In seconda fila, senza bisogno di dirlo, troviamo tra gli altri il premier Matteo Renzi, ma in posizione defilata alla sua destra (a sinistra, nella foto) compare il premier britannico Theresa May, accanto al saudita Principe Mohammed bin Salman. Lo scorso anno, David Cameron stava più a centro. Che cosa significa? Che l’establishment mondiale avrebbe voluto “umiliare” Londra con una posizione arretrata e secondaria per quella che a tutti gli effetti possiamo considerare l’album di famiglia dei grandi del pianeta. Piccoli particolari, ai più insignificanti, ma sintomatici di quale sia stata ad oggi la reazione dei potenti alla Brexit.

 

 

 

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Argomenti: Brexit, Crisi Eurozona, Economia Europa, Economie Europa