Brexit, TTIP ora sabotato dall’Europa: ecco perché Juncker farà fallire l’accordo con gli USA

Niente TTIP dopo la Brexit. Ecco perché è a rischio l'accordo di libero scambio tra USA e UE.

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Niente TTIP dopo la Brexit. Ecco perché è a rischio l'accordo di libero scambio tra USA e UE.

Il premier francese Manuel Valls ne sembra convinto: il TTIP (“Transatlantic Trade and Investment Partneship”), l’accordo di libero scambio commerciale e finanziario tra USA e UE, è praticamente morto. La Francia del presidente François Hollande ha osteggiato sin dall’inizio in ogni modo l’intesa con Washington, così come l’aveva fatta saltare a metà degli anni Novanta sulla necessità di proteggere la sua industria editoriale e culturale.

La Brexit, però, sta dando una mano a Parigi, perché strategicamente adesso potrebbe diventare una scelta opinata per Bruxelles mandare in aria il TTIP. A dirla tutta, non ci sarebbero già oggi le condizioni per siglare un’intesa entro il primo autunno, cosa a cui starebbero spingendo gli sherpa, temendo altrimenti il naufragio di 3 anni di trattative, quando alla Casa Bianca si sarà insediato il nuovo presidente americano. Sia Hillary Clinton che Donald Trump, infatti, appaiono molto meno propensi a un accordo con la UE, rispondendo ciascuno dei due alle inquietudini dei rispettivi elettorati.

Bruxelles vuole espulsione di Londra da mercato comune

Ma perché la Brexit colpisce il TTIP? Perché sarebbe per il Regno Unito l’opportunità di restare in un mercato comune allargato, addirittura, all’America, mantenendo quasi del tutto inalterate le relazioni commerciali e finanziarie con la UE, pur non facendone parte. In sostanza, l’uscita dalla UE non si sarà tradotta per Londra in un danno reale temibile.

Per questo, Bruxelles potrebbe pensare a far naufragare le trattative, in modo da non offrire alcun appiglio a un suo ormai quasi ex membro, infliggendogli così il massimo della pena possibile. Con il TTIP, poi, qualsiasi altro stato membro potrebbe essere tentato di lasciare la UE, perché tanto potrebbe continuare a commerciare liberamente con gli altri paesi europei, con i quali resterebbero intatti anche i legami finanziari.

 

 

 

TTIP indebolisce potere negoziale di Bruxelles

Dunque, il TTIP si traduce improvvisamente in uno strumento di istigazione all’uscita dalla UE, in un indebolimento della forza deterrente dei commissari verso i singoli governi su possibili tentazioni anti-europeiste.

Per il resto, la cancelliera Angela Merkel vorrebbe un divorzio quanto più sereno possibile con il Regno Unito, anche perché le esportazioni tedesche qui sono elevate. Il suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, però, non condivide la stessa opinione e dopo avere assistito a una linea morbida del suo governo sulla Grecia, che ha creato numerosi malumori tra i conservatori, nonché dopo avere chiuso un occhio sul rispetto delle regole fiscali da parte del Sud Europa, non sembra intenzionato ad acconsentire a nuove concessioni dentro e fuori la UE. Il rischio è che di questo modus operandi si avvantaggino gli euro-scettici tedeschi dell’AfD, che da tempo succhiano consensi proprio alla CDU-CSU al governo federale.

Già prima del referendum sulla Brexit era stato deciso dal presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, che al Consiglio europeo di oggi sarebbe stata chiesta ai capi di stati e di governo europei una verifica sulle loro intenzioni sull’accordo, al fine di valutare se valga la pena andare avanti con il negoziato. La tempistica cade a pennello e combacia con l’interesse di Bruxelles di far naufragare tutto per colpire Londra.

 

 

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