Il brevetto sui vaccini è garanzia di tutela della salute e rimuoverlo ci espone a rischi futuri

L'amministrazione Biden si accinge a rimuovere i brevetti sui vaccini contro il Covid-19 per accelerare la lotta globale alla pandemia.

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Biden sospende il brevetto sui vaccini

Brutte notizie per i colossi farmaceutici americani che stanno producendo dosi contro il Covid-19: l’amministrazione Biden accetterà la temporanea sospensione del brevetto sui vaccini. Ieri, le azioni di Moderna sono crollate del 6,5% in borsa, mentre quelle di Johnson & Johnson hanno chiuso in leggero ribasso. Al contrario, Pfizer è riuscita ad archiviare la seduta appena sopra la parità, anche se nel pre-market odierno risultava in deciso calo.

La Casa Bianca subisce da settimane grosse pressioni dal World Trade Organization (WTO), affinché accetti di sospendere il Trade-Related Aspects on Intellectual Property Rights. A seguito di questa misura, le case farmaceutiche concorrenti sarebbero autorizzate a produrre dosi di vaccino generico contro il Covid. In questo modo, nelle speranze dei governi e della stessa WTO, le campagne vaccinali nazionali accelererebbero e la lotta alla pandemia sarebbe vinta in fretta e prima che degeneri.

A preoccupare sono alcuni casi come l’India. Parliamo di un immenso stato di 1,4 miliardi di abitanti. Che senso ha, si chiedono i fautori della sospensione del brevetto sui vaccini, somministrare dosi a ritmi incalzanti nel mondo ricco, quando il virus dilaga nei paesi più poveri? Il rischio sarebbe di non raggiungere mai l’immunità di gregge, a causa della diffusione delle varianti.

Tutela della salute contro il profitto

I rappresentanti dell’industria farmaceutica americana non l’hanno presa bene e hanno paventato il rischio di una vaccinazione globale di qualità scadente. Essi sostengono che i prodotti generici non sarebbero equivalenti ai vaccini originali. Una tesi fortemente avversata dai contrari al brevetto sui vaccini, secondo i quali da anni i farmaci generici sono utilizzati come alternativa di pari qualità a quelli più famosi.

Parliamoci chiaro, qua siamo apparentemente in un classico conflitto tra interessi contrapposti: tutelare la salute contro la logica del profitto o tutelare proprio il profitto a discapito della salute? A primo acchito, tutti risponderemmo che sia preferibile tutelare la salute. Ma le cose sono più complicate di come le pensiamo. Il brevetto sui vaccini consente a chi li produce di detenere il monopolio per un certo numero di anni.

Ciò ha due conseguenze: tiene i prezzi del siero più alti di quanto sarebbero in un mercato concorrenziale; rallenta la produzione, dato che i soli stabilimenti di chi possiede il brevetto possono produrre le dosi. Eventualmente, le concorrenti potrebbero farlo su autorizzazione delle case farmaceutiche titolari, come sta avvenendo con la francese Sanofi, grazie al via libera di BioNTech, azienda partner di Pfizer nella produzione del vaccino contro il Covid.

Lotta alla pandemia davvero più veloce?

Cosa succede se sospendiamo durante la pandemia il brevetto sui vaccini? Tutte le case farmaceutiche che lo volessero, potrebbero iniziare a produrre dosi. In teoria, la lotta al Covid se ne gioverebbe. In realtà, lo scenario più realistico sarebbe molto differente. Per prima cosa, andrebbero trasferite le conoscenze relative al prodotto e secondariamente servirebbero i macchinari adatti allo scopo. Prima che ciò accada, passerebbero verosimilmente parecchi mesi.

L’Italia con il ministro dello Sviluppo, Giancarlo Giorgetti, in accordo con l’industria farmaceutica nazionale sta cercando di far produrre sul nostro territorio le dosi necessarie alla domanda domestica, ma l’entusiasmo per l’iniziativa è stato subito smorzato dinnanzi alla consapevolezza che solamente per acquisire le centrifughe con cui realizzare la produzione servirebbero almeno sei mesi. Verosimile che prima della fine dell’anno non vi sia alcuna casa farmaceutica capace di replicare le dosi di Pfizer, Moderna e J&J. Anche perché supponiamo che la collaborazione di questi in fase di trasferimento del know-how sia abbastanza debole.

Brevetto sui vaccini a garanzia di R&D

Detto questo, il vero problema sta a monte: chi mai investirà in futuro in ricerca e sviluppo, se sa che il proprio successo verrebbe finanche annullato dalla potenziale sospensione del brevetto? Perché mai una società dovrebbe dedicare risorse materiali e umani alla scoperta di un farmaco, se all’occorrenza potrà semplicemente limitarsi a replicare il principio attivo per la produzione di un generico? Il disincentivo a fare ricerca costituirebbe il più grosso rischio per la salute dell’uomo.

In questi mesi, ci siamo compiaciuti del fatto che siamo riusciti in meno di un anno a scoprire diversi vaccini contro il Covid. Ma ciò è stato il frutto di anni di investimenti e ricerche sui virus, a cui si sono aggiunti solo all’ultimo miglio i fondi pubblici di governi come quello americano.

Nelle economie più avanzate, gli investimenti in ricerca e sviluppo incidono tra il 2,5% e il 3% del PIL e per il 65-70% sono realizzati dalle imprese private. Senza il loro lavoro, i progressi sul fronte medico-scientifico sarebbero molto lenti e la lotta alle malattie diverrebbe più complicata. La logica del profitto sta dietro all’impulso all’innovazione e alle scoperte. Certo, se queste restano appannaggio di pochi, si può sostenere che non debelleremo mai alcune malattie nell’intero pianeta.

In realtà, non è compito delle case farmaceutiche fare beneficenza, semmai lo è dei governi assicurarsi che i benefici della ricerca siano goduti da tutti i cittadini dei propri paesi e finanche dagli altri paesi meno sviluppati. Anziché colpire chi investe, l’amministrazione Biden e i governi europei dovrebbero destinare budget sostanziosi a favore di Africa, parte dell’Asia e America Latina e semmai contrattare con le case farmaceutiche per spuntare prezzi quanto più ragionevoli possibili. La sospensione del brevetto sui vaccini è una mossa propagandistica che rischiamo di pagare sulla nostra pelle.

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