Tassi in Brasile giù di 100 bp, ma tangentopoli minaccia la ripresa economica

Tassi giù in Brasile, dove l'inflazione è scesa ai minimi dal 2010. L'economia è in ripresa, ma la crescita è bassa e viene minacciata dal clima politico rovente, alle prese con un'infinita tangentopoli.

di , pubblicato il
Tassi giù in Brasile, dove l'inflazione è scesa ai minimi dal 2010. L'economia è in ripresa, ma la crescita è bassa e viene minacciata dal clima politico rovente, alle prese con un'infinita tangentopoli.

La banca centrale del Brasile ha deciso ieri di tagliare i tassi di 100 punti base (1%) all’11,25%, la riduzione maggiore da 8 anni a questa parte, dando seguito all’allentamento della politica monetaria, iniziato nell’ottobre scorso con un taglio di 25 bp e che dovrebbe proseguire nei prossimi mesi, come ha reso noto lo stesso board dell’istituto, secondo cui vi è spazio per altre riduzioni di uguale portata, grazie alla discesa dell’inflazione. Questa risulta dimezzata su in appena un anno. Il suo tasso era del 4,57% a marzo, ai minimi dal 2010, pienamente all’interno del range 2,5-6,5%, che è anche il target.

Il calo dell’inflazione è dovuto al rafforzamento del cambio. Il real ha guadagnato quest’anno il 3,6% contro il dollaro, mentre nei 4 anni e mezzo fino al febbraio 2016 aveva perso oltre il 61% del suo valore. Dal punto più basso toccato 26 mesi fa, segna un +22%. (Leggi anche: Brasile, inflazione e tassi sempre più bassi)

Recessione finita, ma la ripresa è lenta

Grazie al raffreddamento della crescita dei prezzi, i rendimenti sovrani continuano a scendere. Sulla scadenza a 2 anni si attestano al 9,49%, registrando un calo di oltre 160 punti base quest’anno; su quella a 10 anni sono poco superiori al 10%, a quasi -140 bp dall’inizio del 2017.

Ma non è tutto rose e fiori con l’economia. Se nel biennio 2015-2016, il pil ha perso complessivamente il 7,2%, a causa della peggiore recessione sin dagli inizi del Novecento, la ripresa stenta a decollare. Secondo gli analisti, quest’anno la crescita sarà intorno al mezzo punto percentuale. (Leggi anche: Investire in Brasile, è il momento giusto?)

Riforme difficili in piena tangentopoli

Per fare attecchire la fiducia dei mercati, il presidente Michel Temer sta spingendo sulle riforme, la cui approvazione, tuttavia, risulta più difficile di quanto si fosse immaginato. L’altro ieri, la Corte Suprema ha posto sotto indagini 74 politici, di cui 8 ministri, un terzo della squadra di governo, con accuse di corruzione legate al caso Odebrecht, l’azienda ingegneristica, accusata di avere pagato tangenti alla presidenza Rousseff, travolta dagli scandali giudiziari e culminata con un impeachment nel 2016.

Affrontare in un clima di caccia alle streghe l’opposizione delle piazze a riforme impopolari, come quella sulle pensioni, è molto difficile. Lo dimostra il quasi raddoppio del deficit-obiettivo per l’anno prossimo, che adesso il governo ha fissato a 129 miliardi di real per l’anno prossimo (41 miliardi di dollari) dai 79 precedenti. E che la voragine dei conti pubblici sia alimentata dal generoso sistema pensionistico brasiliano lo dimostra la previsione dello stesso esecutivo di un deficit previdenziale per il 2018 a 202 miliardi di real. In pratica, al netto di esso, il bilancio federale sarebbe in attivo. Il pareggio dovrebbe essere sfiorato nel 2020, sempre secondo i piani di Temer, quando il disavanzo dovrebbe scendere a soli 10 miliardi. Si consideri che era arrivato a una percentuale doppia sotto Dilma Rousseff, complice il boom dei rendimenti sovrani, che hanno rappresentato il 90% del deficit fiscale nazionale. (Leggi anche: Riforme pensioni avanza tra le proteste)

Segnali positivi dal mercato del lavoro

La banca centrale stessa ha avvertito ieri che il ritmo con cui l’allentamento monetario procederà è legato anche alla realizzazione delle riforme. Un fallimento in questo campo, ha spiegato l’istituto retto dal governatore Ilan Goldfajn, impatterebbe sull’inflazione, rallentando il taglio dei tassi. Già, perché è solo grazie al ripristino della fiducia sui mercati per il nuovo corso politico, che il cambio si è potuto rafforzare, riducendo il costo dei beni importati e facendo decelerare la crescita interna dei prezzi.

Qualche segnale, pur timido, di ritorno alla crescita lo si percepisce anche sul mercato del lavoro, che per la prima volta dopo 22 mesi a febbraio ha registrato la creazione di quasi 36.000 occupati. Persone, ha commentato Temer soddisfatto, che “stanno potendo avere un’opportunità di condurre le loro vite con dignità”. Ma il tasso di disoccupazione è raddoppiato in appena un biennio all’attuale 12,6%. La sua discesa sarà certamente più lenta, data la bassa crescita economica. E con le elezioni presidenziali in programma tra 18 mesi, diventa sempre meno certa l’approvazione delle riforme. L’unico intenzionato ad andare fino in fondo sarebbe lo stesso presidente, che ha annunciato di non volersi candidare per un nuovo mandato, dopo quello ereditato dalla tangentopoli carioca. (Leggi anche: Pil Brasile, ma segnali incoraggianti)

 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , ,