Brasile: ripresa economica più lontana, ma ad ottobre è surplus fiscale

La crisi economica in Brasile potrebbe durare più a lungo del previsto. La ripresa stenta a decollare e l'ottimismo dei mercati ripiega.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La crisi economica in Brasile potrebbe durare più a lungo del previsto. La ripresa stenta a decollare e l'ottimismo dei mercati ripiega.

La crisi economica in Brasile stenta a lasciare il paese, dopo una recessione già durata due anni. Il pil nel terzo trimestre è risultato ancora in calo, ma quel che maggiormente rileva è il deterioramento delle aspettative per l’anno prossimo, dopo mesi di apparente ottimismo sui mercati. Lo stesso governo ha tagliato le stime dal +1,6% al +1%, mentre ieri la banca centrale brasiliana ha pubblicato i dati del monitoraggio settimanale tra le istituzioni finanziarie, secondo cui la crescita per il 2017 sarebbe poco inferiore all’1%, il sesto calo consecutivo riscontrato per le previsioni, che risultano sostanzialmente in linea a quelle di Reuters.

Dunque, l’economia brasiliana, che nel biennio 2015-2016 ha perso oltre il 7% della sua ricchezza, dopo essere cresciuta di appena lo 0,4% nel 2014, l’anno prossimo tornerebbe ad espandersi, ma a un ritmo poco percettibile per i brasiliani, che in queste settimane sono tornati a invocare le dimissioni anche del nuovo presidente Michel Temer, il quale rischia di fare la fine del predecessore, Dilma Rousseff, estromessa dall’incarico formalmente un paio di mesi fa, al termine di una procedura d’impeachment. (Leggi anche: Brasile, real a -7,5% con Trump)

Migliorano i conti pubblici, ma servono le riforme

Due ministri si sono dimessi nei giorni scorsi per via di una vicenda giudiziaria, che vedrebbe lo stesso presidente potenziale indagato sulle presunte pressioni rivolte a uno dei due dimissionari, affinché agevolasse un progetto immobiliare dell’altro sull’isola di Bahia.

L’instabilità politica, ormai imperante sin dalle ultime elezioni presidenziali di due anni fa, non aiuta la ripresa, nonostante qualche segno promettente di miglioramento. Uno è arrivato ieri con i dati sui conti pubblici di ottobre, mese in cui per la prima volta si è registrato un surplus fiscale, anche successivamente ai pagamenti degli interessi sul debito, pari a 3,38 miliardi di real, il primo dall’aprile del 2015. E il surplus primario, al netto degli interessi sul debito, è stato di 39,6 miliardi, il più elevato di sempre. (Leggi anche: Debito Brasile difficile da fermare)

 

 

 

Mercati meno ottimisti nelle ultime settimane

Il debito pubblico risulta adesso al 70,3% del pil, in netta ascesa dal 66,5% di fine 2015. Tuttavia, il deficit nei dodici mesi resta ampio, all’8,8%, necessitando di una prolungata azione di risanamento. E proprio su questo si sta concentrando il Congresso, che ha approvato anche una riforma costituzionale, con la quale si limita l’aumento annuale della spesa pubblica al tasso d’inflazione, nel tentativo di porvi un freno. (Leggi anche: Crisi Brasile, riforma Costituzione per frenare la spesa pubblica)

Quanto questi propositi si riveleranno efficaci lo diranno i fatti, ma certo è che la parentesi di fiducia, che i mercati avevano concesso a Temer, inizia a chiudersi. Complici anche le elezioni USA, in poco più di un mese, il cambio tra il real e il dollaro ha perso l’8,5%, pur rimanendo più forte di quasi il 15% rispetto ai livelli di inizio anno. In rialzo di circa il 43% la Borsa di San Paolo nel 2016, ma in ripiegamento nelle ultime settimane, mentre anche i titoli di stato sembrano avere invertito la tendenza nelle ultime cinque settimane, pur restando il bilancio ampiamente positivo per quest’anno. Certo, nel caso la situazione politica degenerasse, i mercati tornerebbero a votarsi al pessimismo.

 

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