Brasile, real ai massimi da 8 mesi e la borsa s’impenna del 25% quest’anno

Brasile vicino all'ora della verità sull'impeachment e i mercati reagiscono molto beni su vari fronti. Boom della borsa e del cambio da inizio anno.

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Brasile vicino all'ora della verità sull'impeachment e i mercati reagiscono molto beni su vari fronti. Boom della borsa e del cambio da inizio anno.

Si avvicina ogni giorno di più il giorno della verità in Brasile per la presidente Dilma Rousseff, che attende con ansia il voto del Senato, previsto a maggio, sulla richiesta di impeachment delle opposizioni, passata alla Camera con i voti anche di parte della ex maggioranza. In caso di esito favorevole, i poteri del capo dello stato passeranno nelle mani del vice Michel Temer per un periodo massimo di 6 mesi, al fine di consentire alla Rousseff di difendersi dalle accuse nel processo contro di lei. Se, infine, i due terzi dei senatori la ritenessero colpevole, sarebbe costretta a dimettersi e inevitabilmente si andrebbe alle elezioni anticipate. I mercati stanno scommettendo su un suo addio alla massima carica istituzionale nei prossimi mesi, ovvero con un anticipo di oltre due anni dalla scadenza del secondo mandato. Gli investitori la ritengono inadeguata a gestire l’economia più grande dell’America Latina e allo stesso tempo ritengono che il suo successore, pur temporaneo, riuscirebbe a rivitalizzarla con alcune riforme specifiche, tra cui l’innalzamento dell’età pensionabile, quasi doveroso per un paese con un invecchiamento progressivo della popolazione.

Nuovo corso difficile

Tuttavia, queste attese potrebbero essere tradite, come in un’intervista televisiva ha fatto intendere il corresponsabile della piattaforma economica del Pmdb, il partito di Temer, tale Moreira Franco, che ha chiarito come non sarebbe possibile non tenere conto di quel 40% della popolazione brasiliana, che in questo momento è in difficoltà, dopo due anni di recessione. Pertanto, ha spiegato, le riforme non potrebbero essere attuate tutte subito e certamente la crisi non sarà risolta presto. E ha anche negato che sarebbe nelle intenzioni del suo partito di concedere una maggiore indipendenza alla banca centrale, il cui governatore può essere rimosso per legge in qualsiasi momento dal capo dello stato. Gli alleati del Partito dei Lavoratori sono nel mirino di questi ultimi, accusati di volere tagliare la spesa sociale. Forse anche per smarcarsi da tali ombre, stanno cercando di rassicurare l’elettorato. E, tuttavia, i conti pubblici peggiorano.

A febbraio, il deficit primario (al netto degli interessi sul debito) è stato di 25,1 miliardi di real, mentre a marzo si è attestato a 7,9 miliardi (2,3 miliardi di dollari), ma in quest’ultimo caso si è trattato di un record negativo, considerando che l’ultimo mese del trimestre è caratterizzato da entrate sostenute per le scadenze fiscali fissate.      

Giù rendimenti, boom borsa e cambio

Ma la reazione degli investitori resta positiva, evidentemente confidando in un cambio di rotta imminente nella gestione della crisi politico-istituzionale più grave del paese dagli inizi degli anni Novanta. Il cambio tra real e dollaro si è portato a 3,4856, ai massimi dallo scorso agosto, segnando per la valuta brasiliana un guadagno di oltre il 12% dall’inizio dell’anno. Molto bene anche la borsa brasiliana, che quest’anno ha già guadagnato più del 25%, riportandosi ai livelli di quasi un anno fa. Chi avesse, quindi, investito nel mercato azionario brasiliano all’inizio del 2016, già oggi si porterebbe a casa un guadagno vicino al 40%, tra il rialzo della borsa e l’effetto-cambio. Nel frattempo, i rendimenti sovrani sono scesi sotto la soglia del 13% per la scadenza decennale al 12,775%, tornando ai livelli dell’estate scorsa e registrando un calo di 372 punti base dall’inizio dell’anno. Del tutto simile il calo per i biennali, oggi al 12,785%, che confermano da un lato la curva piatta delle scadenze, dall’altro una riduzione di quasi 375 bp quest’anno. Il rafforzamento del cambio e il calo dei rendimenti sui bond non possono che essere accolte positivamente dal Brasile, che è alle prese con un’inflazione a due cifre e nettamente al di sopra della soglia massima di tolleranza della banca centrale (6,5%), così come anche con il secondo anno di recessione e un esborso per gli interessi sul debito del 9-10% del pil, che porta il deficit statale vicino all’11%.

Ma alla base di questo trend vi è solo la fiducia del mercato nel possibile nuovo corso politico, troppo poco per non temere che si possa registrare un’inversione di tendenza alla prima delusione.  

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