Brasile: rally dei mercati continua, il destino della Rousseff sembra segnato

Il Brasile va verso l'estromissione della presidente Rousseff dalla presidenza. Il voto al Senato sarà la settimana prossima. I mercati già si preparano alla svolta con un rally.

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Il Brasile va verso l'estromissione della presidente Rousseff dalla presidenza. Il voto al Senato sarà la settimana prossima. I mercati già si preparano alla svolta con un rally.

La Corte Suprema del Brasile ha appena notificato al presidente della Camera, Eduardo Cunha, un provvedimento di sospensione temporanea dalla carica di deputato, in attesa di votare all’unanimità una decadenza definitiva. Il politico, ex alleato della presidente Dilma Rousseff, è accusato di avere portato in un conto svizzero 5 miliardi di real (1 milione di euro), frutto di una tangente. E’ solo l’ennesimo capitolo di una crisi istituzionale e politica senza precedente nella storia democratica brasiliana. La prossima settimana, infatti, il Senato è chiamato a votare sulla richiesta di impeachment presentata dalle opposizioni e passata a larga maggioranza alla Camera. Servirà l’approvazione della maggioranza semplice dei componenti della Camera alta per dare il via al processo contro la presidente, nel quale caso l’imputata sarebbe sospesa fino a un massimo di sei mesi e i suoi poteri passerebbero nelle mani del vice Michel Temer. Stando a un sondaggio realizzato dal maggiore quotidiano del paese, la maggioranza dei senatori dovrebbe votare a favore dell’apertura del processo, sostanzialmente ponendo fine all’era Rousseff. La presidente rischia, infatti, di non tornare più in carica e sulla sua persona pende anche un possibile processo per ostacolo alle inchieste giudiziarie. In ogni caso, se entro i prossimi sei mesi una maggioranza dei due terzi dei senatori votasse contro la presidente, questa sarebbe costretta alle dimissioni.

Crisi Brasile legata a era Rousseff

Rousseff sta per essere estromessa dalla presidenza con l’accusa di avere falsificato il bilancio del 2014, utilizzando i proventi derivanti dalla vendita di petrolio da parte di Petrobras per colmare un deficit di bilancio superiore alle stime, una pratica usuale nella politica brasiliana, rivendica la diretta intervista alla BBC, nel corso della quale promette di continuare fino alla fine la sua battaglia e sostiene di essere rimasta una “vittima innocente” di un “processo illegale”.

In verità, sulla presidenza grava il sospetto di un coinvolgimento nel maxi-giro di mazzette attorno alla compagnia petrolifera statale Petrobras, di cui la Rousseff fu alla guida fino al 2010, proprio negli anni delle copiose tangenti versate al suo partito politico e a quelli alleati, per le quali è sotto inchiesta mezzo Parlamento. Sarà, ma i mercati tifano apertamente per la sua estromissione dalla massima carica dello stato. Nel corso di 5 anni e mezzo alla presidenza, la donna si è distinta per l’assoluta incapacità di gestire la buona eredità lasciatale dal predecessore Lula, azzerando prima e portando in negativo i tassi di crescita dell’economia (in recessione da due anni) e facendo schizzare l’inflazione nettamente al di sopra della soglia massima di tolleranza, fissata dalla banca centrale al 6,5%. A marzo, la crescita tendenziale dei prezzi è stata del 9,4%, il livello più basso dal giugno del 2015.      

Tassi Brasile restano alti, ma real recupera, boom borsa e calo rendimenti bond

In ogni caso, il governatore Alexandre Tombini non vede spazi per un prossimo taglio dei tassi, al 14,25%, a causa delle incertezze globali e di quelle specifiche del paese, compresa la politica fiscale. Non è nemmeno chiaro se lo stesso capo della banca centrale rimarrà al suo posto, perché con il probabile addio della Rousseff alla presidenza, Temer si appresterebbe a cambiare tutta la squadra economica, in modo da riacquistare la fiducia dei mercati. Un altro elemento, che lascia presagire come la sospensione dalla carica non sarebbe affatto temporanea per la presidente. Gli investitori sono ottimisti, nel senso che prevedono un esito negativo per le sorti politiche del capo dello stato, di cui diffidano vistosamente. Per questo, il rally sui mercati continua: il cambio tra real e dollaro si è rafforzato di quasi il 12% quest’anno a 3,5132, quando all’inizio del 2016 sfiorava la soglia di 4. I rendimenti a 2 anni dei titoli di stato sono crollati di 368 punti base all’attuale 12,85%, mentre sulla scadenza decennale sono precipitati di 378 bp al 12,71%. E nel frattempo, la borsa ha guadagnato più del 21%. Al momento, quindi, il rendimento medio dei bond brasiliani si attesta al di sotto del 13% e questa è una buona notizia per le casse dello stato, il cui deficit è per il 90% provocato proprio dall’alto costo di rifinanziamento del debito in scadenza e della copertura del disavanzo fiscale.

Chi alla fine dello scorso anno avesse investito nell’indice Ibovespa, oggi si porterebbe a casa un guadagno medio in dollari del 33%, tra effetto-cambio e aumento dei corsi azionari.          

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