Brasile, mercati nel terrore per il ritorno di Lula al governo

L'ex presidente Lula potrebbe fare il ministro del governo Rousseff, in modo da sottrarsi ai magistrati sulle accuse di riciclaggio di denaro. La grave crisi politica brasiliana potrebbe durare ancora altri 2 anni e mezzo, mentre l'economia è in piena recessione. Mercati tornano in calo dopo il rally.

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L'ex presidente Lula potrebbe fare il ministro del governo Rousseff, in modo da sottrarsi ai magistrati sulle accuse di riciclaggio di denaro. La grave crisi politica brasiliana potrebbe durare ancora altri 2 anni e mezzo, mentre l'economia è in piena recessione. Mercati tornano in calo dopo il rally.

L’ex presidente brasiliano Lula da Silva avrebbe accettato la proposta del capo dello stato in carica, Dilma Rousseff, di entrare a fare parte della squadra di governo. Lo riferiscono fonti vicine allo stesso Lula, dopo che 2 settimane fa era stato fermato dalla polizia per essere interrogato su un presunto giro di riciclaggio di denaro, di cui sarebbe responsabile. La mossa della Rousseff punterebbe sia a garantire all’ex presidente l’immunità contro i magistrati (potrebbe essere indagato solo dalla Corte Suprema), sia a rafforzare l’esecutivo, in preda al caos, data la maggioranza al Congresso in disfacimento. Immediata la reazione del mercato alla notizia. Il cambio tra real e dollaro si è indebolito del 4,9% a 3,7659 e anche in questi minuti segnala un ulteriore deprezzamento, dopo che aveva registrato un rally del 10,8% nel mese di marzo, sulla speranza che l’aggravarsi della crisi politica avrebbe portato a una svolta positiva, come le dimissioni del capo dello stato e la convocazione di elezioni presidenziali anticipate.

Fine corsa real su spegnimento attese di cambiamento politico

Male anche la borsa, con l’indice Ibovespa a cedere ieri il 3,56%, quando nel precedente mese e mezzo aveva guadagnato quasi un terzo del suo valore. Netta risalita per i rendimenti dei titoli di stato: i decennali sono schizzati di 39 punti base al 14,71%, mentre quelli a 2 anni sono cresciuti di 24 bp al 13,76%. I primi erano scesi quest’anno di 158 bp e i secondi di 277 bp. Gli investitori sono quasi stupiti dall’esito della crisi politica devastante di questi mesi, che già sembra essere durata anche troppo, ma che dopo le ultime novità potrebbe trasformarsi in un’agonia di altri 2 anni e mezzo.

A questo punto, l’unico modo per andare incontro alle aspettative dei mercati sarebbe una decisione contraria della Corte Suprema sulla rielezione della Rousseff, che annullerebbe l’esito del voto di 15 mesi fa, anche se il paese sudamericano rischierebbe di scivolare nella paralisi istituzionale.      

Crisi Brasile è grave

Lula lasciò l’economia in pieno boom nel 2010, dopo 8 anni effettivamente di successo dei 2 suoi 2 mandati alla presidenza, avendo anche abbattuto il tasso di povertà del Brasile. Il suo successore e pupilla non è stato così fortunato, né si è mostrato capace di gestire al meglio il deciso rallentamento della crescita del paese, che nel 2016 si trova in recessione per il secondo anno consecutivo, dopo che il pil ha segnato un drastico -3,8% nel 2015. E nel 2014, era cresciuto di appena lo 0,4%. Ciò ha raddoppiato in poco più di un anno il tasso di disoccupazione al 7,6% di gennaio, mentre l’inflazione è salita a 2 cifre e non accenna a rallentare, nonostante sin dall’aprile del 2013 la banca centrale brasiliana abbia iniziato una stretta monetaria, che ha spinto i tassi fino al 14,25%. Nel frattempo, il deficit è esploso a oltre il 10% del pil e il rapporto tra debito e pil risulta salito già al 70%. L’economia brasiliana è in stagflazione e quel che è peggio è la mancanza di riforme strutturali e di credibilità del governo in carica. Per questo, i mercati avevano brindato (troppo presto) alle novità negative in arrivo dal paese sul fronte politico, sperando in un cambio radicale ai vertici istituzionali. Da ieri hanno compreso che forse dovranno attendere ancora molto.    

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