Brasile, se la crisi politica annulla gli sforzi di risanamento

Il nuovo governo in Brasile è all'insegna del ritorno all'era Lula, ma la crisi politica rischia di mettere in secondo piano gli sforzi di risanamento del ministro Levy.

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Il nuovo governo in Brasile è all'insegna del ritorno all'era Lula, ma la crisi politica rischia di mettere in secondo piano gli sforzi di risanamento del ministro Levy.

Sono giorni politicamente drammatici in Brasile, dove il presidente Dilma Rousseff è sotto indagine dal Tribunale supremo elettorale per presunti finanziamenti illeciti, mentre il controllore dei conti ha chiesto al Congresso di respingere il bilancio del 2014, perché sarebbe stato improntato a gravi irregolarità contabili. Di fatto, la crisi politica è così grave che le opposizioni potrebbero chiedere l’impeachment per il capo dello stato, già sfiorato da un grave scandalo di corruzione che sta travolgendo da mesi il suo Partito dei Lavoratori. Rousseff ha formato un nuovo governo e alla prima riunione di ieri ha spronato i ministri all’unità per resistere al tentativo di “golpe” che sarebbe in atto nei suoi confronti. Non era presente all’inaugurazione del nuovo gabinetto il ministro delle Finanze, Joaquim Levy, impegnato all’incontro annuale dell’FMI, che quest’anno si tiene a Lima, capitale del Perù.

Crisi Brasile, dubbi su risanamento conti pubblici

Levy è stato tempestato di domande da parte dei giornalisti, che gli chiedevano sul possibile impeachment, che clamorosamente il ministro non ha escluso come ipotesi reale. Ma si è mostrato preoccupato, quasi stupefatto nel constatare che questi veleni politici abbiano oscurato le misure di austerità presentate da lui e che il Congresso dovrà esaminare ed approvare per rimettere in carreggiata i conti pubblici. A sostegno di Levy si  è espressa anche Christine Lagarde, a capo dell’FMI, che ha parlato di provvedimenti per il miglioramento dell’economia. Ma Levy fa bene ad essere preoccupato. Lo sfaldamento della maggioranza di sinistra ha fatto sì che fossero bocciate, l’altro ieri, 2 proposte di veto della presidente Rousseff sul complesso delle misure di spesa, che graverebbero in 4 anni sul bilancio statale per oltre 60 miliardi di real (16 miliardi di dollari). Partecipando a una riunione con altri banchieri centrali, il governatore Alexandre Tombini ha lamentato ieri un aggiustamento fiscale inferiore alle attese, conseguenza della crisi politica in atto.

Contro l’impeachment si torna all’era Lula?

L’economia dovrebbe contrarsi del 3% quest’anno, stando alle stime dell’FMI, restando in recessione anche nel 2016. La disoccupazione è raddoppiata in un anno, portandosi all’8,6%, mentre l’inflazione è vicina al 10%. In crisi di popolarità e di autorevolezza, la Rousseff ha imbastito il nuovo esecutivo di presenze vicine al predecessore Lula. Quest’ultimo è coinvolto negli scandali, seppur non personalmente, ma avrebbe una popolarità maggiore dell’attuale capo dello stato. Pur se i sondaggi lo darebbero sconfitto contro gli avversari più papabili delle opposizioni, quanto meno la sua presa ancora forte sul partito eviterebbe alla Rousseff una rovinosa messa in stato d’accusa. Consapevole che quella del Brasile sia, anzitutto, una crisi di credibilità, Levy ha tuonato da Lima che la prima cosa da fare è “dire la verità” per cercare di risolvere la peggiore recessione degli ultimi 25 anni.  

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