Brasile in profonda recessione anche quest’anno, la crisi più grave dal 1901

L'economia brasiliana è attesa in recessione molto peggio delle precedenti stime dall'FMI. Il paese vive una stagione molto difficile, con l'inflazione fuori controllo, un cambio in crollo verticale e un pil in caduta libera.

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L'economia brasiliana è attesa in recessione molto peggio delle precedenti stime dall'FMI. Il paese vive una stagione molto difficile, con l'inflazione fuori controllo, un cambio in crollo verticale e un pil in caduta libera.

L’aggiornamento delle stime di crescita del Fondo Monetario Internazionale (FMI), riportate dal World Economic Outlook, sono davvero una stangata per il Brasile, che è atteso ora in recessione del 3,5% quest’anno, dopo che la sua economia si sarebbe contratta del 3,8% lo scorso anno, mentre il pil non tornerebbe a salire nemmeno l’anno prossimo, restando stagnante. Rispetto alle precedenti previsioni di soli 3 mesi fa, si tratta di un notevole peggioramento, essendo stato allora stimato un calo del pil dell’1% per quest’anno e una crescita del 2,3% nel 2017.

Crisi Brasile tra recessione e inflazione

Se le stime dell’FMI fossero confermate dai fatti, per il Brasile sarebbe la recessione peggiore dal 1901, perché è da allora che non si registra un calo del pil del 3% dopo un anno di recessione. Né sembrano confortanti le aspettative sull’inflazione, che il report settimanale della banca centrale ha trovato ieri attestarsi per l’anno in corso al di sopra del limite massimo del 6,5% fissato, dopo che a dicembre i prezzi sono cresciuti tendenzialmente del 10,65%. Per il governatore Alexandre Tombini si tratta di fare il triplo salto mortale, dovendosi barcamenare tra un cambio al collasso, un’inflazione fuori controllo e un’economia in piena recessione. I tassi sono già a livelli molto alti, pari al 14,25%, dopo più di 2 anni e mezzo di stretta monetaria. Se li alzasse ulteriormente, rischia di deteriorare ancora di più le condizioni economiche già fragili, ma se li tagliasse, farebbe lievitare maggiormente l’inflazione, attraverso un possibile deprezzamento del real, che ha già perso il 36% rispetto a un anno fa, attestandosi al momento a un cambio di 4,03 contro il dollaro, il livello più debole dalla fine del settembre scorso.      

Bond Brasile mediamente al 16%

Male anche i bond governativi, che ormai mediamente rendono il 16%, un tasso altissimo, se si considera che il debito pubblico ammonta al 70% del pil e che il deficit sfiora il 10%. In effetti, il 90% del disavanzo è dato proprio dagli interessi sul debito, mentre il deficit primario è relativamente molto contenuto, anche se compare nel bilancio statale per la prima volta.

Tombini ha dichiarato nelle scorse ore che prima del board di questa settimana, leggerà con attenzione le stime aggiornate dell’FMI, prima di decidere. Una dichiarazione preventiva inconsueta, che gli analisti starebbero interpretando come un affievolimento delle probabilità di una nuova stretta. Ora, ci si attende che i tassi siano mantenuti fermi al prossimo incontro dell’istituto, anche se non è detto che un rialzo non arrivi nei mesi successivi. Sullo sfondo rimane la grave crisi politica, con la presidente Dilma Rousseff a rischio “impeachment” e le altre principali cariche dello stato sotto inchiesta per reati di corruzione.  

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