Brasile, impeachment si conclude oggi e c’è attesa anche sui tassi

La saga sull'impeachment in Brasile di Dilma Rousseff finirà tra poche ore. L'economia è molto malmessa, il peggio è forse alle spalle, ma attenzione a credere che la ripresa sia dietro l'angolo.

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La saga sull'impeachment in Brasile di Dilma Rousseff finirà tra poche ore. L'economia è molto malmessa, il peggio è forse alle spalle, ma attenzione a credere che la ripresa sia dietro l'angolo.

Tra poche ore sarà posta la parola fine a una delle fasi politiche più tormentate della storia del Brasile. Dopo un’appassionata difesa dinnanzi ai senatori, il presidente Dilma Rousseff, sospeso dal suo incarico dal 12 maggio scorso e sottoposta a un procedimento di impeachment con l’accusa di falso in bilancio per l’anno 2014, sarà assolta o condannata dal Senato. In questo caso scenario, decadrebbe dall’incarico in favore del presidente pro-tempore Michel Temer, che completerebbe così con poteri pieni il mandato fino all’autunno del 2018.

Per arrivare a un verdetto di condanna servono 54 voti e stando alle indiscrezioni, i senatori che voteranno per l’impeachment sarebbero tra i 59 e i 60. I mercati brillano da tempo, essendo stati i 5 anni di presidenza Rousseff alquanto negativi per l’economia brasiliana, non a caso investita dalla sua più grave recessione dall’inizio del Novecento.

AGGIORNAMENTO: DILMA ROUSSEFF E’ STATA DICHIARATA COLPEVOLE DAL SENATO CON 60 VOTI CONTRO 21. I POTERI PASSANO UFFICIALMENTE A MICHEL TEMER. 

Mercati in festa, boom bond Brasile

La borsa ha segnato un rialzo del 36% quest’anno, mentre il cambio tra real e dollaro si è rafforzato di oltre il 18%. E i rendimenti dei bond sovrani a 10 anni sono diminuiti nel frattempo di 400 punti base al 12,19%, così come quelli a 2 anni di circa 370 bp al 12,51%.

Attenzione a credere che l’uscita di scenda della Rousseff segnerà un’alba trionfante per la prima economia sudamericana. I problemi sono tutti sul tappeto: deficit fiscale vicino all’11% del pil, debito pubblico in ascesa verso il 70% del pil, disoccupazione intorno al 9%, inflazione ancora all’8,7% a luglio e investimenti stranieri alla larga da un paese per il quale si nutre oggi scarsa fiducia.

 

 

 

Tassi Brasile attesi fermi

Il governatore Ilan Goldfajn è riunito insieme al board per decidere il da farsi sui tassi di interesse, ma stando alle previsioni degli analisti, il Selic dovrebbe rimanere stabile al 14,25% e un allentamento della politica monetaria non arriverebbe prima di novembre. Il nuovo capo della banca centrale ha tagliato al 6% il limite massimo di tolleranza del tasso d’inflazione dal 6,5% attuale, ma a partire dal 2017.

Tassi alti si rendono obbligati per tenere a bada i prezzi, ma al contempo strozzano l’economia. Per scardinare questo circolo vizioso serve il ripristino della fiducia dei mercati, ma che potrà tornare solo con azioni concrete del governo sul fronte del risanamento dei conti pubblici e dell’adozione di una politica più “business-friendly”.

Crisi Brasile non è finita

Il limite di questa fase sta tutta qui. Gli investitori festeggiano in anticipo l’addio alla presidenza della Rousseff, ma solo perché ritengono che nessuno possa fare peggio di lei. Temer si ritrova a governare con la stessa maggioranza del predecessore e in un quadro molto confuso, laddove le opposizioni si preparano più alle nuove elezioni che a dare una mano all’esecutivo in carica.

In teoria, ci sarebbe persino il rischio che anche il nuovo presidente sia sottoposto a una qualche procedura di impeachment, ma il buon senso suggerirebbe che gli venga risparmiato un simile trattamento, altrimenti il paese sprofonderebbe nel caos. Forse il peggio per l’economia brasiliana è alle spalle, ma parlare di ripresa nell’arco di un breve periodo di tempo appare tutt’ora un azzardo.

 

 

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