'Brasile, impeachment contro la Rousseff al via e il mercato sorride (a torto)

Brasile, impeachment contro la Rousseff al via e il mercato sorride (a torto)

La lunga procedura per l'impeachment della presidente Dilma Rousseff è iniziata. Reazione positiva del mercato, che sta ignorando qualche elemento preoccupante.

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La lunga procedura per l'impeachment della presidente Dilma Rousseff è iniziata. Reazione positiva del mercato, che sta ignorando qualche elemento preoccupante.

Il presidente della Camera, Eduardo Cunha, ha accettato una richiesta di impeachment contro la presidente del Brasile, Dilma Rousseff, presentata da alcuni deputati dell’opposizione, anticipando così i tempi della procedura per la sua possibile messa in stato d’accusa. Fino a ieri, infatti, si era diffusa voce che le richieste avanzate dal Congresso contro il capo dello stato sarebbero state esaminate solo all’inizio dell’anno prossimo. Non è sfuggito ai più che la decisione di Cunha sia arrivata subito dopo che il Partito dei Lavoratori, quello di appartenenza della Rousseff e di maggioranza al Congresso, aveva annunciato il suo voto favorevole all’avvio delle indagini proprio su di lui, accusato di detenere conti in Svizzera, cointestati con la moglie e frutto di tangenti. Adesso, la richiesta di impeachment per la falsificazione dei conti pubblici del 2014 e dell’anno in corso, certificata anche dai magistrati contabili, dovrà essere esaminata da una commissione, composta da tutti i rappresentanti dei partiti. Se essa darà esito positivo, la palla passerà alla Camera, che dovrà approvare la richiesta con una maggioranza dei 2 terzi dei deputati. Se anche qui la richiesta passasse, inizierà formalmente la messa in stato d’accusa della Rousseff al Senato e i poteri presidenziali passerebbero temporaneamente nelle mani del vice-presidente, Michel Temer, a sua volta accusato di avere intascato finanziamenti illeciti insieme alla presidente. Se le accuse contro la Rousseff fossero ritenute valide dal Senato, questa dovrebbe formalmente dimettersi, mentre se fossero respinte, riacquisterebbe i poteri sospesi.

Crisi Brasile è economica e politica

Affinché questi passaggi possano espletarsi, potrebbero rendersi necessari diversi mesi. La Rousseff avrebbe, in teoria, i numeri per evitare l’impeachment, visto che gode della maggioranza al Congresso.

Tuttavia, diversi esponenti della sua coalizione le hanno voltato le spalle ultimamente, mentre altri spesso votano in dissenso, rispetto alle indicazioni del governo. Lo stesso Cunha, ad esempio, pur appartenendo a un partito alleato a quello del presidente, si è schierato da tempo contro il governo. Nonostante lo scenario appaia tutt’altro che rassicurante, tenendo conto che si realizzerebbe nel bel pieno di una grave crisi economica del paese, ieri la reazione del mercato è stata piuttosto positiva alla notizia dell’accettazione della richiesta di impeachment. Il cambio si è rafforzato lievemente a 3,8294 contro il dollaro, mentre i rendimenti sovrani decennali sono scesi di 16 punti base al 15,60%. La borsa di San Paolo era chiusa, ma l’iShares MSCI Brazil Capped Etf, in pratica un fondo che replica l’andamento dell’azionariato brasiliano, saliva del 2,5%.        

Il mercato intravede la fine della crisi politica

Sembra un nonsenso, ma la reazione degli investitori è stata quasi liberatoria, perché comunque vada, essi desiderano sopra ogni altra cosa che questa fase di crisi politica finisca al più presto, quand’anche si concludesse con la defenestrazione del capo dello stato, che peraltro non gode nemmeno di grande apprezzamento del mercato. Ciò che si sottovaluta, però, è che le istituzioni brasiliane sembrano sgretolarsi, travolte dalle indagini sulla corruzione diffusa e dilagante nel paese. Tutti le maggiori cariche dello stato sono indagate, mentre tra governo e Congresso è scontro sulle misure di austerità. Si noti come molte di queste siano state approvate dai parlamentari, solo grazie alla mediazione di un senatore vicino all’ex presidente Lula, arrestato la settimana scorsa con l’accusa di corruzione, insieme al ceo di BTG Pactual. Già questo episodio potrebbe mettere in dubbio la capacità del governo di far accettare alla sua stessa maggioranza il necessario risanamento dei conti pubblici, dato che il deficit è salito quest’anno al 9% del pil. Con la procedura d’impeachment in corso è, poi, probabile che il capo dello stato debba barattare la sua salvezza con una politica fiscale meno restrittiva, per cui potremmo assistere nelle prossime settimane a un allentamento delle misure di austerità, che a sua volta potrebbe spingere alle dimissioni il ministro delle Finanze, Joaquim Levy, che della linea del rigore si è fatto portavoce.

E poco fa, nel comunicare di avere mantenuto invariati i tassi al 14,25%, la banca centrale ha lasciato intendere che potrebbe continuare ad alzarli all’inizio del 2016, anno in cui farà “tutto il necessario per riportare l’inflazione il più vicino possibile al target del 4,25%”. Degli 8 membri del board, 2 hanno votato in dissenso, favorevoli a una nuova stretta. Finora, si tendeva ad escludere un rialzo ulteriore dei tassi, ma le incertezze politiche potrebbero accelerare la crescita dei prezzi, per cui l’istituto potrebbe dovere agire.  

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