Brasile e America Latina contro aiuti Fmi alla Grecia: i rimborsi sono a rischio

Il rappresentante del Sud e del Centro America si astiene al voto per lo stanziamento di nuovi aiuti per Atene e parla di riforme insufficienti. Ma dietro al gesto si nasconde l'insofferenza degli emergenti contro la gestione Lagarde

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Il direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale, il brasiliano Paulo Nogueira Batista, in rappresentanza anche di altri dieci stati dell’America Latina, si è astenuto al voto per lo stanziamento da parte di Washington di aiuti per 1,7 miliardi di euro alla Grecia, attraverso l’Extended Fund Facility, che ha portato a 28,4 miliardi gli aiuti dell’istituto verso Atene sui 240 miliardi complessivamente destinati dalla Troika (UE, BCE e FMI).

 

Crisi della Grecia: secondo il Brasile, Atene non sarebbe in grado di mantener fede agli impegni

Secondo Batista, le previsioni del Fondo sulla crescita e la sostenibilità del debito ellenico sarebbero ottimistiche e la realizzazione delle riforme in Grecia sarebbe stata insoddisfacente in tutte le aree. Il brasiliano ha gettato un’ombra sulle capacità di Atene di rimborsare gli aiuti ricevuti dall’FMI.

Lo stesso istituto, d’altronde, parla di buco da 11 miliardi di euro nei conti pubblici del paese, che dovrebbe palesarsi entro il 2015: 4,4 miliardi nel 2014 e 5,5 miliardi tra due anni. Tale ammanco, secondo l’FMI, dovrebbe essere coperto con il ricorso a una seconda ristrutturazione del debito e/o con nuovi aiuti da parte dell’Europa.

Il pil greco dovrebbe scendere del 4,25% quest’anno, in linea con le attese precedenti, mentre una ripresa avverrà verosimilmente nel 2014, trainata dall’export, anche se il calo dei consumi pubblici e privati ne frena l’effetto positivo. Ed è lo stesso Poul Tomsen, il funzionario danese che ispeziona i conti e l’attuazione delle riforme del governo Samaras, a confermare i rischi sul bilancio di una crescita in Grecia inferiore alle attese o del mancato raggiungimento dell’obiettivo delle privatizzazioni.

 

Dietro le proteste del Brasile, l’avvio della lotta tra i paesi emergenti e la Lagarde

Ma dietro alla mossa di Batista si nasconde l’insofferenza dell’America Latina e dei Brics per la guida dell’istituto – da sempre nelle mani di uomini europei – considerato eccessivamente euro-centrico, mentre il Sud America contribuisce al Fondo più del diritto di voto che vanta al suo interno.

L’astensione del delegato brasiliano è una prima forma palese di protesta contro la gestione Lagarde e mira a spostare gli equilibri interni verso il Sud America e le grandi economie emergenti. Il loro peso politico nell’istituto è ancora esiguo, rispetto a quello economico e ai contributi versati. Le tensioni potrebbero esplodere, se i Brics dovessero andare incontro a difficoltà di tipo finanziario, come dimostra il rischio dello scoppio della bolla immobiliare cinese. A quel punto, i paesi emergenti farebbero pressione sull’FMI, affinché ne sostenga le economie, al pari di quanto fatto sinora con l’Europa. Un brutto segnale per la Grecia, che potrebbe avere ricevuto da Washington l’ultimo stanziamento, quando l’Europa non sembra politicamente in grado di sostenere ulteriori eventuali richieste da parte di Atene.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Economie Europa

I commenti sono chiusi.