Debito Brasile da record, ma real guadagna il 16% in un anno

Debito pubblico record in Brasile, dove arrivano, però, segnali positivi dai mercati, anche se la ripresa dell'economia stenta ad attecchire.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Debito pubblico record in Brasile, dove arrivano, però, segnali positivi dai mercati, anche se la ripresa dell'economia stenta ad attecchire.

Il debito pubblico in Brasile ha raggiunto al 31 dicembre 2016 il record di 3.112 miliardi di real, segnando un rialzo di 319 miliardi in un anno, pari all’11,42%. Per quanto il livello sia il più alto di sempre, il ritmo di crescita risulta dimezzato rispetto al 2015, quando fu pari a 498 miliardi, ovvero al 21,7%. Secondo il Tesoro, quest’anno potrebbe tendere a 3.650 miliardi, salendo così di un altro 17,3%. I soli interessi passivi hanno inciso per 330 miliardi, come dire che lo scorso anno il costo medio del debito ha sfiorato il 12%. Al netto di questa voce, quindi, i conti pubblici brasiliani registrerebbero un lieve avanzo fiscale, che fa ben sperare sul futuro del deficit.

La percentuale di debito detenuta da investitori esteri è bassissima, il 14,3%, in netto calo dal 18,8% dell’anno precedente. E anche la quota di titoli in circolazione a tasso fisso è scesa dal 41% a poco meno del 37% del totale. Non poteva essere altrimenti in un’economia alle prese negli ultimi anni con un’inflazione elevata e un cambio in crollo verticale contro le altre valute. (Leggi anche: Crisi Brasile, riforma Costituzione per frenare la spesa pubblica)

Vola il cambio e giù i rendimenti sovrani

Proprio su quest’ultimo fronte, però, i miglioramenti appaiono notevoli. Grazie al recupero della fiducia sul nuovo corso politico brasiliano, dopo un biennio funestato dalla procedura d’impeachment contro l’ex presidente Dilma Rousseff, destituita ufficialmente quattro mesi fa, il real ha guadagnato negli ultimi 12 mesi il 16% contro il dollaro e già si è apprezzato del 2,6% quest’anno.

Positivo è stato anche l’andamento dei titoli di stato: i rendimenti a due anni sono crollati dal 15% di un anno fa al 10,48% di queste ore, i decennali sono passati dal 16% al 10,9%, riflettendo in parte anche un raffreddamento dell’inflazione dal 10,7% al 6,3% del mese scorso. Nel frattempo, la Borsa di San Paolo è esplosa di oltre il 75%. (Leggi anche: Brasile, boom borsa ed è super real)

 

 

Crisi alle spalle, ma la ripresa stenta ad arrivare

Crisi alle spalle? Pare di sì, ma la ripresa stenta ad arrivare. Il Fondo Monetario Internazionale ha tagliato le stime sulla crescita del pil nella prima economia sudamericana dal +0,5% al +0,2% nei giorni scorsi, ovvero a un sesto della crescita media dell’area, mentre lo stesso ministro delle Finanze, Henrique Mereilles, ha ammesso che la ripresa dovrebbe iniziare questo trimestre, avendo mancato l’appuntamento nella seconda metà dello scorso anno.

Pur tra mille difficoltà, il presidente Michel Temer sta cercando di portare avanti un’agenda economica pro-business e improntata al controllo della spesa pubblica, avendo inserito in Costituzione un limite ventennale al tasso di crescita quest’ultima a non oltre il tasso annuo d’inflazione. Restano i tumulti politici, con la nuova amministrazione anch’essa nel mirino dei giudici per svariati casi di corruzione, facendo temere un’ondata di nuovo caos istituzionale, che non giocherebbe in favore delle riforme. La scadenza naturale per le prossime elezioni presidenziali è prevista per l’ottobre dell’anno prossimo. (Leggi anche: Ripresa economica più lontana, ma surplus fiscale a ottobre)

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Altre economie, Crisi Brasile, Crisi paesi emergenti, economie emergenti, valute emergenti