Brasile, crisi non finita: ecco di cosa dubita il mercato

Economia brasiliana in forte crisi e il nuovo governo è già travolto dagli scandali. Il mercato resta in attesa di sviluppi.

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Economia brasiliana in forte crisi e il nuovo governo è già travolto dagli scandali. Il mercato resta in attesa di sviluppi.

Sono passate tre settimane dalla formazione del nuovo governo in Brasile, dopo la traumatica sospensione dalla carica di presidente di Dilma Rousseff, oggetto di una procedura di impeachment con l’accusa di avere falsificato i conti pubblici nel 2014, attraverso la cosiddetta “pedalata fiscale”. Eppure, già due ministri si sono dovuti dimettere, dopo che sono state pubblicate le intercettazioni, in cui i due cercavano di occultare il loro coinvolgimento nel maxi-giro di tangenti attorno alla compagnia petrolifera statale Petrobras.

Per non parlare della richiesta di arresto a carico di quattro esponenti del Pmdb, il partito del neo-presidente Michel Temer, tra cui il presidente del Senato e un ex capo di stato.

Insomma, la bufera giudiziaria che si era abbattuta sul governo Rousseff non sta risparmiando nemmeno la nuova compagine e ciò rende più difficile che mai la gestione della crisi politico-istituzionale da un lato ed economica dall’altro.

Crisi Brasile continua in politica ed economia

Il Senato ha votato a larga maggioranza (56 a 13) la nomina di Ilan Goldfajn a nuovo governatore della banca centrale. Prenderà a giorni il posto di Alexandre Tombini, considerato troppo succube del precedente esecutivo e responsabile della crisi di fiducia verso il real e dell’inefficacia della sua politica monetaria. Il compito che spetta al nuovo banchiere centrale è di quelli molto complicati, dato che a maggio l’inflazione ha accelerato per la prima volta da gennaio al 9,32%, restando ben al di sopra del limite massimo tollerato del 6,5%. E pensare che i tassi siano stati portati al 14,25%.

La nuova squadra economica deve fare presto per porre fine il prima possibile alla crisi: -7% il pil negli ultimi due anni, deficit pubblico all’11% del pil, debito pubblico verso il 70% del pil, disoccupazione sopra l’11%.

 

 

 

Impeachment Brasile in dubbio

Il guaio è che per arrestare questo circolo vizioso bisogna ripristinare la fiducia e per farlo è necessario che il mercato creda nel lungo corso del nuovo governo e in una ritrovata stabilità politica. Invece, questi ingredienti sembrano mancare, se è vero che una dozzina di senatori avrebbe oggi dubbi su come votare per l’impeachment della Rousseff, il cui processo dovrà concludersi entro il mese di novembre.

Tra gli incerti c’è l’ex star del calcio, Romario.

A rischio c’è così la maggioranza dei 54 senatori su 81 necessaria per mandare definitivamente a casa il presidente sospeso. Il portavoce del governo ritiene che alla fine ci saranno almeno 55 senatori favorevoli all’impeachment, ma ammette che il voto sarà stretto.

Mercato incerto in questa fase

Come può pensare un investitore di tornare a puntare sulla prima economia sudamericana, se tra qualche mese potrebbe ritrovarsi alla presidenza la Rousseff e all’esecutivo ministri nuovi, così come un nuovo governatore centrale?

Sarà anche per questo che il mercato sembra essersi preso una pausa, anche se non ci sarebbe un’inversione di tendenza rispetto al trend pre-impeachment. I rendimenti dei bond sovrani restano ai minimi da un anno, ma in rialzo di 20 punti base al 12,48% per la scadenza decennale dalla sospensione della Rousseff, al 12,61% per quella a 2 anni, in calo di 6 bp da allora.

 

 

 

Nuove elezioni Brasile probabili

Bene anche il cambio tra real e dollaro, ai massimi da 11 mesi a 3,40, segnando un progresso del 2,5% rispetto a tre settimane fa e del 14,4% da inizio anno. In calo, invece, la borsa di circa il 3,5%, anche se nel corso del 2016 ha guadagnato già più del 18%.

Questi dati segnalano che il mercato resta in attesa, che cerca certezze, che probabilmente non arriveranno presto o forse mai, che nutre il dubbio atroce di un ritorno alla situazione del mese scorso, caratterizzata da un governo debolissimo, incapace di fare le riforme e ostentato anche dalla stragrande maggioranza degli elettori. Lo scenario più probabile, se la Rousseff tornasse in carica, sarebbe di elezioni anticipate. Mesi sprecati, prima di arrivare anche solo al varo di una qualche soluzione alla crisi.

 

 

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