Brasile, crisi di governo vicinissima e la banca centrale frena l’euforia sul real

In Brasile vacillare il governo di Dilma Rousseff, sempre più vicina all'impeachment e alle dimissioni. I mercati restano euforici, ma la banca centrale cerca di contenere l'entusiasmo, attenuando i guadagni del real dopo la corsa.

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In Brasile vacillare il governo di Dilma Rousseff, sempre più vicina all'impeachment e alle dimissioni. I mercati restano euforici, ma la banca centrale cerca di contenere l'entusiasmo, attenuando i guadagni del real dopo la corsa.

E’ stata una giornata di svolta quella di ieri nella gravissima crisi politica ed economica, che da oltre un anno sta travolgendo il Brasile. Il principale partito della maggioranza, il Pmdb, si è riunito e ha deciso in meno di 10 minuti di lasciare il governo, chiedendo ai suoi ministri di dimettersi. Oggi si riunisce anche il vertice del Partito Progressista, che a questo punto è rimasto il partito più grande della coalizione di centro-sinistra, ma che anch’esso potrebbe ritirare la sua delegazione dal governo, di fatto provocandone la caduta. La scelta degli alleati della presidente Dilma Rousseff è stata quasi obbligata, essendo il paese sconvolto da settimane dalle proteste di piazza di milioni di brasiliani, che chiedono le dimissioni dell’esecutivo e l’impeachment per il capo dello stato, il cui partito è stato letteralmente investito da una bufera giudiziaria su un gigantesco giro di corruzione attorno alla compagnia petrolifera statale, Petrobras, guidata proprio da Rousseff dal 2003 al 2010, anno in cui saliva alla presidenza.

Impeachment Brasile è più vicino

Ad aprile, il Congresso vota per decidere se avallare o meno il procedimento per la messa in stato d’accusa della Rousseff, accusata, tra le altre cose, di avere falsificato i conti pubblici del 2014 e di essersi intascata finanziamenti illeciti durante l’ultima campagna elettorale, erogati proprio dalla Petrobras, in forma di fatture gonfiate su appalti concessi ad amici dei politici. Con l’addio del Pmdb al governo, le probabilità che il capo dello stato sia effettivamente costretto alle dimissioni è alto come mai, anche perché si vocifera che dietro a questa disgregazione della maggioranza vi sarebbe il vice-presidente Michel Temer, anch’egli oggetto di accuse da parte dei giudici per gli stessi presunti reati commessi dalla Rousseff, ma che avrebbe tutto da guadagnare dall’eventuale uscita di scena del capo dello stato attuale, in quanto lo sostituirebbe fino alle nuove elezioni e, in ogni caso, sembra godere di maggiore credito tra i partiti presenti al Congresso.

     

Mercati puntano a nuovo governo

Proprio le alte chance di assistere all’imminente caduta del governo, specie se oggi anche i progressisti decidessero di uscire dalla maggioranza, sta sostenendo il sentiment sul mercato brasiliano. Il cambio si è rafforzato dall’inizio dell’anno dell’8,5% a 3,6334 real per un dollaro di questi minuti. Benissimo anche la borsa, con l’indice Ibovespa ad avere guadagnato sinora il 18%, mentre i rendimenti sovrani del paese sudamericano sono in netta discesa. Rispetto ai livelli iniziali del 2016, sulla scadenza decennale sono diminuiti di 286 punti base al 13,63%, mentre su quella a 2 anni di ben 324 bp al 13,29%. Ieri notte, il governatore della banca centrale, Alexandre Tombini, ha annunciato un’asta di 19.520 contratti di “reverse swaps” in valuta straniera, equivalente a un acquisto di dollari. L’operazione è finalizzata chiaramente a indebolire il cambio, cosa che appare quasi inverosimile, tenendo presente che negli ultimi 2 anni, il real ha già perso quasi il 40% contro il dollaro e che proprio il forte deprezzamento alimenta l’inflazione e gli alti tassi fissati dall’istituto, che a loro volta non consentono all’economia di uscire presto dalla più lunga e grave recessione da oltre un secolo. Evidentemente, Tombini ritiene il cambio potenzialmente sopravvalutato rispetto ai fondamentali. D’altronde, le aspettative dei mercati, nonostante il rally delle ultime settimane, restano negative sul real, tanto che è atteso un cambio ben oltre la soglia di 4 contro il dollaro entro la fine dell’anno. L’accelerazione della crisi politica viene avvertita positivamente, perché qualsivoglia nuovo governo sarebbe considerato più capace nella gestione dell’economia brasiliana.      

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