Brasile: è impeachment alla Camera, il mercato apprezza

Il Brasile si avvia verso l'impeachment di Dilma Rousseff, dopo l'ok della Camera. I mercati sono euforici, ma durerà?

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Il Brasile si avvia verso l'impeachment di Dilma Rousseff, dopo l'ok della Camera. I mercati sono euforici, ma durerà?

Con 367 sì, la Camera bassa in Brasile ha dato il via libera alla procedura d’impeachment contro la presidente Dilma Rousseff, rimettendo la questione al Senato. Per l’ok era necessaria una maggioranza dei due terzi, pari a 342 deputati su 513. Poiché i numeri sono stati molto più ampi del previsto, gli analisti ritengono che gli 81 senatori potrebbero trovare voti sufficienti per votare a maggioranza semplice l’apertura formale del processo, un passo che porterebbe all’immediata sospensione del capo dello stato fino a un massimo di sei mesi, al fine di consentirle di provvedere alla sua difesa. Un secondo voto al Senato dovrebbe, infine, assolvere o condannare la Rousseff. In questo secondo caso, sarebbe costretta a dimettersi, ma servirà una maggioranza dei due terzi. Sono elevate le probabilità che i poteri vengano temporaneamente trasferiti al vice-presidente Michel Temer, 75 anni, centrista, che nell’ombra starebbe già preparando un governo di transizione. La Rousseff è accusata di avere falsificato il bilancio pubblico del 2014, anno della sua rielezione, coprendo il deficit con le entrate di Petrobras, compagnia petrolifera statale.

Crisi Brasile causa principale dell’impeachment

In realtà, la procedura d’impeachment sembra più legata alla grave crisi di popolarità del governo, travolto sia dalla più grave recessione economica sin dagli inizi del Novecento, sia anche dallo scoppio di un enorme scandalo di corruzione gravitante attorno a Petrobras e risalente agli anni in cui a guidare la compagnia era la Rousseff, prima di salire agli scranni più alti del potere brasiliano nel 2010. La maggioranza si è ufficialmente sfaldata ieri e adesso sarà molto difficile che la Riusseff abbia la forza politica sufficiente per evitare l’impeachment.

I mercati hanno già scontato in parte il suo addio anticipato alla presidenza, tanto che la borsa brasiliana ha guadagnato il 23% quest’anno, mentre i bond sovrani sono saliti mediamente del 28% e il cambio tra real e dollaro si è rafforzato del 12%. Anche questa mattina, nonostante il crollo delle quotazioni del greggio stia travolgendo le valute emergenti, la divisa brasiliana “rosicchia” al biglietto verde un altro mezzo punto percentuale, attestandosi a 3,5295.      

Investitori iniziano a festeggiare

In attesa che riapra la borsa di San Paolo, l’umore appare molto positivo tra gli investitori, come dimostra il +4,5% messo a segno alla Borsa di Tokyo (che ha chiuso a -3,3%) dall’Etf sulle azioni brasiliani, sostanzialmente anticipando il trend probabile delle prossime ore nel paese. (Contrariamente alle attese, l’indice Ibovespa ha aperto in calo e quando in Italia sono le 15.50 perde quasi l’1%). I mercati tifano apertamente contro la Rousseff, ormai considerata un ostacolo alla ripresa dell’economia, data l’incompetenza dimostrata in questi 5 anni e mezzo trascorsi alla presidenza, oltre che la riluttanza a fare le riforme necessarie per fare attecchire nel paese un clima pro-business. Nonostante abbia richiamato al governo l’ex presidente Lula, che gli investitori ricordano molto positivamente, adesso la sua presenza nell’esecutivo viene avvertita come il tentativo del capo dello stato di evitare le dimissioni e di allungare così la crisi politico-istituzionale in atto da oltre un anno.

Mercati ripiegheranno?

Si vocifera che Temer potrebbe cercare di recuperare la fiducia del mercato con la nomina di un nuovo ministro delle Finanze, che sia in grado di tagliare il deficit e realizzare le riforme. C’è scetticismo, però, tra gli analisti sulle sue effettive capacità. Dopo tutto, lo sbocco più probabile, nel caso che la Rousseff fosse costretta a lasciare la presidenza, sarebbe quello di elezioni anticipate, dato che l’impopolarità non riguarda il solo capo dello stato, ma tutti i principali vertici istituzionali, indagati con accuse di corruzione, così come buona parte di coloro, che ieri ha votato per l’impeachment.

In altri termini, ci potrebbe essere due fasi sui mercati: la prima, consistente nel rafforzamento del clima “bullish”, man mano che la presidenza si avvierà alla conclusione anticipata; la seconda, di ritorno coi piedi a terra, quando gli investitori si renderanno conto che la crisi economica non sarà risolta all’istante da un nuovo capo dello stato e che il rischio, anzi, sarebbe di arrivare fino al 2018 in un clima di paralisi politica, in cui una campagna elettorale perenne potrebbe impedire qualsivoglia tentativo di riformare il paese e la sua malaticcia economia.

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