Mercati giù sui tassi Fed : perché stavolta il mancato rialzo non rallegra?

Tassi USA ancora fermi, ma il mercato inizia a innervosirsi, sfiduciato sulla capacità di ripresa dell'economia.

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Tassi USA ancora fermi, ma il mercato inizia a innervosirsi, sfiduciato sulla capacità di ripresa dell'economia.

Come da previsioni, la Federal Reserve non ha alzato i tassi USA ieri sera, annunciando, anzi, che i futuri aumenti saranno più graduali. L’istituto ha notato come nelle ultime settimane siano arrivate dai dati macro notizie dal tono non univoco: il pil cresce, ma la creazione di posti di lavoro rallenta; i consumatori spendono, ma gli investimenti sono in calo; le esportazioni rimbalzano, ma il rischio Brexit crea tensioni sui mercati.

Insomma, non ci sarebbero state le condizioni minime per dare seguito all’avvio della prima stretta monetaria da dieci anni, inaugurato nel dicembre scorso. Persino i “falchi” del board, come il governatore della Fed di Kansas City, Even Esther L.George, ha votato per rinviare il rialzo dei tassi. Per la prima volta da gennaio, la decisione è stata unanime.

Proprio questo coro indistinto contrario alla stretta ha evidenziato come l’economia americana non sarebbe in grado di sostenere un secondo aumento dei tassi di appena un quarto di punto percentuale. A confermare che il ciclo restrittivo sarà più lento di quanto non sia già stato scontato dal mercato sono arrivate le stime dei funzionari della Fed, che intravedono per la fine dell’anno non più di due rialzi, mentre 6 su 17 propendono per appena uno. E al 2018, i tassi sono attesi al 2,4%, giù dal 3% precedentemente atteso.

Tassi Fed fermi e rendimenti Treasuries giù

Naturale che il mercato abbia reagito immediatamente, con Wall Street a chiudere in lieve ribasso, perché da un lato ha scansato ancora una volta un aumento del costo del denaro, ma dall’altro ha avuto conferma dei dubbi sulla solidità dell’economia americana. I Treasuries a 10 anni hanno visto diminuire i rendimenti ai livelli più bassi dal 2012 all’1,574%, mentre le probabilità stimate dai traders per un aumento dei tassi a luglio sono precipitate dal 28% al 12%. Nel frattempo, le quotazioni dell’oro salivano per la prima volta da quasi un mese e mezzo oltre la soglia dei 1.300 dollari l’oncia. E la Borsa di Tokyo, tra mancato rialzo dei tassi Fed e l’assenza di nuovi stimoli in Giappone, ha ceduto in chiusura oltre il 3%.

Apertura negativa, poi, anche per le borse europee.

Dunque, da ieri sera sappiamo che non solo non c’è stato, com’era prevedibile, alcuna nuova stretta, ma che è probabile che non arrivi nemmeno presto, contrariamente a quanto ci si attendesse fino a poche ore fa. Ma che la Fed abbia aumentato i tassi per la prima volta dopo 9 anni e mezzo e dopo averli tenuti a zero per 7 anni nel dicembre scorso e che abbia sin da subito dovuto sospendere la sua manovra non depone in favore della fiducia del mercato verso l’economia. Insomma, dopo anni di bulimia monetaria, è come se fosse la stessa finanza a segnalare alla più potente banca centrale del pianeta che la mancata normalizzazione dei tassi inizia a odorare di fallimento.

 

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