Borse europee, rally finito con cambio in rialzo?

Il super euro fa male alle borse europee? Vediamo la presunta correlazione negli ultimi anni.

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Il super euro fa male alle borse europee? Vediamo la presunta correlazione negli ultimi anni.

Rispetto ai minimi toccati nel febbraio del 2009, le borse europee hanno guadagnato mediamente quasi il 120%, pur restando al di sotto dei massimi di 10 anni fa. Dal maggio scorso, tuttavia, registrano un calo di quasi il 4%, nonostante questo sarebbe il periodo ideale per investire sui mercati finanziari del Vecchio Continente, essendo venute meno le principali tensioni geopolitiche con le elezioni in Olanda e Francia e avendo l’economia nell’Eurozona, in particolare, accelerato il suo tasso di crescita ai massimi dal 2007.

Persino la Borsa di Francoforte ha ripiegato da prima dell’estate, con cali più contenuti accusati a Piazza Affari, mentre in Francia sfiorano il 6% dall’elezione di Macron. Cosa potrebbe avere provocato tali ribassi? Una possibile risposta si chiama “super euro”. La moneta unica ha guadagnato quest’anno oltre il 6% mediamente contro le altre valute, il 14% contro il dollaro. Più l’euro è forte, più le azioni nell’Eurozona costano di più per gli investitori che vivono al di fuori dell’area. (Leggi anche: Partito sell-off sui mercati finanziari, ma non chiamatelo roteazione)

La correlazione tra euro e borse

E guardando al grafico del cambio euro-dollaro, che possiamo considerare una proxy della forza della divisa europea, scopriamo che il suo tracollo inizia nella primavera del 2011, quando l’euro ha iniziato a risentire sui mercati dei rischi legati alla sua possibile scomparsa sulle varie crisi dei debiti sovrani esplose, tra cui quella italiana. Il cross tra le due principali valute passa da un rapporto prossimo a 1,50 a un minimo di 1,05 toccato alla fine dello scorso anno, perdendo così il 30% in 5 anni e mezzo. Nel frattempo, la borsa tedesca segnava un +100%, quella francese è balzata del 70%, mentre quella italiana, si è riportata ai livelli di 6 anni fa, avendo vissuto un crollo legato alle vicissitudini politiche ed economiche nazionali di questi anni. (Leggi anche: Super euro e rendimenti bassi? Uno dei due mente)

Guarda caso, i guadagni hanno iniziato a venir meno alla metà di quest’anno, quando il cambio euro-dollaro ha segnalato un consolidamento della fase ascendente, sfondando venerdì scorso la soglia di 1,207, arrivando ai massimi dal gennaio del 2015. Dunque, euro sale e azioni scendono? Una cosa appare ad oggi assodata: il rafforzamento del cambio non starebbe portando a una rotazione tra il mercato obbligazionario e quello azionario. I rendimenti dei titoli di stato sono di gran lunga saliti nell’ultimo anno, ma restando bassissimi e stabilizzandosi proprio in coincidenza con il ripiegamento delle azioni, come se gli investitori avessero smesso di vendere bond, ma anche di puntare sull’equity. In teoria, con la fine degli stimoli monetari, i rendimenti dovrebbero salire, così come i corsi azionari dovrebbero beneficiare della fase economica positiva.

Se è vero, infine, che gli assets in euro costerebbero di più per gli investitori extra-Eurozona, questi troverebbero al contempo conveniente speculare su un atteso apprezzamento della moneta unica, acquistando azioni, in particolare. I ripiegamenti degli ultimi mesi potrebbero essere conseguenza, quindi, delle attese incerte sui movimenti dei cambi a breve, non essendo chiaro se e in che misura l’euro possa continuare ad apprezzarsi. Nel medio-lungo termine, però, il quadro cambia in favore di un afflusso dei capitali stranieri. (Leggi anche: Come l’euro forte potrebbe fare bene all’Italia)

 

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