Elezioni anticipate rischiano di tritare i laburisti UK, Brexit tema dominante

Sterlina su e borsa giù a Londra sulle elezioni anticipate nel Regno Unito. Cosa significa questo andamento contrastante e quali conseguenze avrà sul piano politico il voto di giugno.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Sterlina su e borsa giù a Londra sulle elezioni anticipate nel Regno Unito. Cosa significa questo andamento contrastante e quali conseguenze avrà sul piano politico il voto di giugno.

Da quando Theresa May ha annunciato di voler chiedere al Parlamento di Westminster elezioni anticipate, ottenute ieri dopo un dibattito flash alla Camera dei Comuni, la Borsa di Londra ha ceduto quasi il 3%, mentre la sterlina ha guadagnato quasi il 2%, salendo ai massimi da inizio ottobre. Per quale curioso meccanismo, gli investitori starebbero vendendo azioni alla City e comprando sterline? Che vi sia un travaso di capitali tra il comparto azionario e quello obbligazionario non appare verosimile, se è vero che i rendimenti sovrani a breve e lunga scadenza sono aumentati di qualche punto base, poco, ma sufficiente per dire che a Londra non vi sarebbe alcuna corsa ai Gilt.

Per capire quanto starebbe accadendo, bisogna allargare lo sguardo all’andamento dei due mercati – quello azionario e del cambio – agli ultimi 10 mesi, da quando è stato celebrato il referendum sulla Brexit. La sterlina è crollata da allora del 14,5% contro il dollaro, mentre l’Ftse 100 ha guadagnato nel contempo circa il 12,5%. L’andamento sembra essere fortemente correlato: per un investitore straniero, le azioni delle società quotate a Londra sono diventate meno care, grazie alla sterlina più debole. Ora, che il cambio sta un po’ rialzando la testa, prevalgono le vendite. (Leggi anche: Brexit, sterlina sopra 1,28: governo May ottiene elezioni anticipate)

Sterlina e Borsa di Londra su dopo le elezioni?

Dopo le elezioni, però, se i sondaggi si riveleranno veritieri, potremmo assistere a un rafforzamento (ulteriore) sia della sterlina che del mercato azionario di Londra. Il perché ha a che fare con le conseguenze che il voto, in programma per l’8 giugno prossimo, avrebbe sulla Brexit.

La May non ha scelto a caso questo momento per tornare alle urne. I sondaggi segnalano un ottimo momento per il suo Partito Conservatore, avanti nei consensi di oltre 20 punti percentuali. I laburisti di Jeremy Corbyn appaiono privi di bussola. Il cuore del partito sarebbe contro la Brexit, ma il leader è nei fatti favorevole, tanto che dopo il referendum è stato posto sotto assedio dai suoi stessi deputati, riuscendo a schivare la sfiducia. (Leggi anche: Brexit, sterlina avanza su elezioni anticipate: ecco perché May spiazza tutti)

Cosa significherebbe la vittoria della May?

La vittoria della May, che potrebbe conquistare una maggioranza più netta in Parlamento, rafforzerebbe la sua posizione sulla Brexit verso la UE. Non solo, ma farebbe chiarezza una volta per tutte sull’uscita del Regno Unito dalla UE senza se e senza ma, trattandosi nel concreto di un secondo definitivo referendum sulla permanenza nelle istituzioni comunitarie.

A rischiare di finire stritolati sono i laburisti. Chi avesse intenzione di segnalare la propria contrarietà alla Brexit, infatti, potrebbe optare per i Liberaldemocratici, che si stima possano conquistare una dozzina di seggi in più e praticamente ai danni proprio della sinistra UK. Chi, poi, volesse votare per una Brexit “dolce”, come riconosce oggi con un articolo il quotidiano The Independent, potrebbe convincersi che sarebbe meglio appoggiare proprio i conservatori, perché solo se questi avessero una netta maggioranza alla Camera dei Comuni, la May si affrancherebbe dai “falchi”, quelli disposti a lasciare la UE anche senza alcun accordo, pur di non cedere alcunché sulla sovranità nazionale relativa al controllo delle frontiere. (Leggi anche: Brexit, laburisti non escludono negoziato duro)

Rischi per i laburisti

E votare conservatore a questo giro significherebbe anche cercare di sventare le rivendicazioni degli indipendentisti scozzesi dell’SNP, che chiedono un nuovo referendum per la secessione. Proprio in Scozia, parte di quella maggioranza che nel settembre 2014 votò contro l’indipendenza potrebbe riversare i propri consensi sul partito della May per segnalare la contrarietà alle richieste della loro First Minister, Nicola Surgeon. (Leggi anche: Indipendenza Scozia sarebbe pessima risposta a Brexit)

Insomma, i conservatori si presenterebbero al voto anticipato quale partito di riferimento per la tutela degli interessi nazionali. I laburisti rischiano, al contrario, non solo di perdere per la terza volta consecutiva le elezioni, ma anche di passare per molti anni come il partito che contrastò (senza abbastanza energia) le aspirazioni del popolo britannico a reimpossessarsi della sovranità nazionale.

 

 

 

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Argomenti: Brexit, Economie Europa, Politica Europa