Rendimenti BTp schizzano e spread a 160 punti, decennali vicini al 2%

I mercati si concentrano sul programma elettorale di Donald Trump e in vista del suo ingresso alla Casa Bianca vendono Treasuries e titoli di stato dell'Eurozona. Vediamo perché.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I mercati si concentrano sul programma elettorale di Donald Trump e in vista del suo ingresso alla Casa Bianca vendono Treasuries e titoli di stato dell'Eurozona. Vediamo perché.

I rendimenti dei bond pubblici in tutta l’Eurozona subiscono una brusca accelerazione con l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca. I titoli a 10 anni della Germania, i Bund, arrivano a sfondare la soglia dello 0,30%, quasi raddoppiando allo 0,31-32%. Sulla stessa scadenza, i BTp italiani salgono all’1,91-2%, ai massimi da oltre un anno, mentre quelli spagnoli arrivano all’1,40%. Di conseguenza, lo spread con la Germania si è ampliato a 160 punti base, mentre quello con la Spagna risulta ormai superiore ai 50 bp.

Cosa sta succedendo? A primo sentore, si direbbe che la vittoria del candidato repubblicano abbia spinto gli investitori a rifugiarsi in beni-rifugio, ma le vendite stanno colpendo anche i Bund, che appartengono alla categoria, mentre oro, yen e franco svizzero sono tutti in calo. Di conseguenza, si tratterebbe di una fuga dai bond e in direzione del mercato azionario, esattamente l’opposto di quanto previsto dagli analisti fino al martedì sera per il caso di risultato in favore del tycoon. (Leggi anche: Spread BTp-Bund si allarga senza drammi)

Con Trump tassi più alti

Il calo dei prezzi obbligazionari e il corrispondente aumento dei rendimenti sarebbe conseguenza di una percepita accelerazione nel processo di normalizzazione dei tassi d’interesse, visto che Trump è contrario alle politiche ultra-espansive della Federal Reserve.

Stando al monitoraggio dell’inflazione attesa dal mercato, ricavata dalla differenza tra i rendimenti quinquennali dei Treasuries a cedola fissa e quelli dei Treasuries legati all’inflazione, con l’elezione di Trump sarebbe salita all’1,7% dall’1,61%, non una crescita drastica, ma sufficiente a fare riposizionare gli investitori. (Leggi anche: Debito USA mette a rischio Treasuries)

 

 

 

Inflazione USA attesa un po’ più alta sotto Trump

Come mai si attendono un aumento dei prezzi negli USA? Il piano economico del nuovo presidente, la Trumponomics, si basa su maxi-tagli delle tasse sulle imprese e il lavoro, infrastrutture pubbliche e restrizioni al commercio con economie terze, rinegoziando gli accordi in direzione più favorevole agli interessi americani.

Poiché il mercato del lavoro USA sarebbe già in piena occupazione e il pil è sostanzialmente in linea con il suo potenziale, un aumento della ricchezza disponibile si tradurrebbe in una crescita dei prezzi e non dei posti di lavoro, così come in un aumento delle importazioni, magari europee, stimolando anche l’economia del Vecchio Continente.

Inflazione attesa un po’ più alta di quella odierna non può che colpire il comparto a reddito fisso, cosa che sta avvenendo anche per i bond europei. Ma in che termini la maggiore inflazione USA attesa spinge alle vendite anche dei titoli dell’Eurozona? Prevedendosi una Fed meno accomodante in futuro, la stessa BCE avrebbe meno bisogno di potenziare i suoi stimoli, perché automaticamente diverrebbe più accomodante rispetto alla prima, senza la necessità di attuare nuove misure. Anzi, così sarebbe più ragionevole ipotizzare che il ritiro degli stimoli possa essere più agevole, in presenza di una presidente “falco” alla Casa Bianca. (Leggi anche: Quantitative easing, tapering BCE nel 2017?)

 

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Argomenti: bond sovrani, Crisi del debito sovrano, Crisi Euro, Economia Europa, Economia USA, Fed, rendimenti bond, Spread, stimoli monetari, tassi USA