Boom esportazioni italiane è solo apparente, ma compensa il calo dei consumi

La crisi dei consumi è stata parzialmente compensata dalla crescita delle esportazioni, il cui boom, tuttavia, appare sopravvalutato.

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La crisi dei consumi è stata parzialmente compensata dalla crescita delle esportazioni, il cui boom, tuttavia, appare sopravvalutato.

Consumi ancora altalenanti in Italia, dove l’Istat registra per il mese di aprile una contrazione congiunturale dello 0,1%, anche se positiva in termini annui dell’1,2%, ma che segue il -0,5% di marzo. Dopo il +1,5% messo a segno nel 2016, la crisi dei consumi pare essersi solo assestata, ma non del tutto rientrata. Nel 2007, ultimo anno prima della crisi economico-finanziaria che ha travolto, tra le altre, l’economia italiana, il peso dei consumi sul pil era di poco superiore al 59%, ammontando a 910 miliardi in valore assoluto. Nel 2016, risultavano saliti al 61,4% del pil, ovvero a più di 103 miliardi. Il dato, però, è illusorio, perché a fronte di una crescita di quasi l’11,5% nei nove anni, l’inflazione cumulata del periodo è stata del 13,5%. Ciò significa che in termini reali, i consumi delle famiglie italiane si sarebbero compressi di circa il 2%. La loro maggiore incidenza sul pil riflette, dunque, semplicemente una crescita nominale superiore a quella del prodotto interno lordo, che in termini reali dal 2007 risulta essersi contratto del 6%. (Leggi anche: Consumi famiglie italiane: spesa concentrata su casa, cibo e ristoranti)

Esportazioni compensano minori consumi

Per fortuna, ci hanno pensato le esportazioni a contenere il crollo del pil. Nel 2016, esse hanno raggiunto il livello record di 417 miliardi, un quarto del pil, esitando un avanzo commerciale di 51,6 miliardi, oltre il 3% del pil. Nel 2007, le esportazioni ammontavano a quasi 365 miliardi, per cui la loro crescita è stata da allora del 14,3%, mentre le importazioni sono diminuite di oltre il 2%. Scorporando i dati dall’inflazione, scopriamo che il “boom” delle esportazioni si riduce a poca roba: appena il +0,8%, ma che brilla rispetto a un pil in calo e, soprattutto, a un crollo reale delle importazioni di circa il 15,5%.

Grazie alle minori importazioni e all’aumento delle esportazioni, l’avanzo commerciale è esploso di 43 miliardi, facendo un raffronto tra il 2016 e il 2007, il 2,7% del pil. Il tonfo reale delle importazioni è stato, quindi, di 7 volte in più rispetto a quello subito dalla generalità dei consumi. Sul dato avrà pesato, in verità, il tonfo delle quotazioni del greggio, associato a quello dei barili stessi consumati, scivolati di oltre un terzo dall’inizio del Millennio. (Leggi anche: Esportazioni italiane per un terzo in Germania, Francia e USA)

Economia italiana più basata sui consumi

Il peso dei consumi in Italia risulta oggi superiore al resto d’Europa e dell’Eurozona, dove incidono rispettivamente intorno al 56% e 55% del pil. In Germania non arrivano al 54%, in Francia al 55%, in Olanda si attestano poco sotto il 45%, in Irlanda al 34%, ma in Grecia arrivano al 70%, di qualche decimale sopra Cipro.

Dei 115 miliardi di pil nominale in più dal 2007, 103 sono maggiori consumi, 43 sono domanda estera aggiuntiva (esportazioni nette), 61 miliardi maggiore spesa pubblica, mentre gli investimenti sono crollati di oltre 65 miliardi. Insomma, siamo diventati un’economia più basata sui consumi, quando paradossalmente proprio questi sono in crisi. (Leggi anche: Deflazione italiana legata alla crisi dei consumi)

 

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