Boom del rublo a marzo (+11%), ma la corsa è giustificata?

Rublo a +11% a marzo, scendendo di gran lunga dai minimi di inizio anno. Ma la corsa ha un futuro? Ed è giustificata?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Rublo a +11% a marzo, scendendo di gran lunga dai minimi di inizio anno. Ma la corsa ha un futuro? Ed è giustificata?

E’ un mese da incorniciare per il rublo, che a marzo ha guadagnato l’11% contro il dollaro, attestandosi in questi minuti a un cambio di meno di 67. Era oltre 75 a fine febbraio. Rispetto alla terza settimana di gennaio, poi, il recupero segna quasi il 20%. Sembra un buon momento per la Russia, che pure resta in recessione, ma che assiste a un allentamento della tensione finanziaria. Anche la borsa di Mosca ha segnato un rialzo, seppur più contenuto, pari all’1,5% su base mensile. E ieri, con l’asta da 23 miliardi di rubli, il Tesoro ha centrato per la prima volta da 5 anni gli obiettivi di finanziamento sul mercato dei capitali, coprendo per oltre il 99% le emissioni previste di bond per 250 miliardi. I rendimenti dei titoli di stato russi sono diminuiti di 58 punti base al 9,10% questo mese, mentre per la scadenza biennale sono scesi di 40 bp al 9,42%.

Quotazioni petrolio in ripresa

Ma questa ripresa degli acquisti a Mosca a cosa è dovuta? Essenzialmente, al rally delle quotazioni del petrolio, che a marzo sono salite del 12%, guarda caso intorno alla stessa percentuale dei guadagni realizzati dalla valuta russa. Che c’entra il rublo con il greggio? Semplice, la materia prima rappresenta i due terzi delle esportazioni russe e quasi il 50% delle entrate statali. Un calo dei prezzi dell’oro nero per i russi implica minore ingresso di dollari nel paese e un contestuale indebolimento del cambio e delle entrate statali. E’ importante (lo sa benissimo anche la banca centrale), che il trend del rublo non resti mai a lungo scollegato da quello del petrolio. In effetti, un rafforzamento del cambio non compensato da un aumento delle quotazioni ridurrebbe la quantità di dollari incassati con la vendita di greggio.      

Legame tra rublo e greggio resta solido

Oggi, ad esempio, un barile vale quasi 2.710 rubli, esattamente la stessa quantità di un mese fa. Ciò dimostra che il rally del cambio nelle ultime settimane sarebbe più che giustificato, anzi perfettamente in linea con quanto accaduto sul mercato delle materie prime. E anche tenendo in considerazione i valori dell’uno e dell’altro di inizio anno, si nota una stabilità quasi impressionante. Certo, rispetto alla metà del 2014, quando il greggio arrivò a costare 115 dollari al barile e il cambio tra rublo e dollaro era di poco superiore a 34, si ha un calo delle entrate derivanti dalla vendita di un singolo barile del 30%. Non è un caso, che la Russia abbia nel frattempo anche incrementato le estrazioni di Brent ai massimi degli ultimi 30 anni. Poiché è improbabile che il prezzo del greggio continui a salire oltre i livelli attuali, tanto da essersi stabilizzato ormai da metà mese nel range 40-42 dollari, ne consegue che nemmeno il rublo dovrebbe rafforzarsi ulteriormente. Se lo facesse, potrebbe trattarsi di un trend senza solide fondamenta, destinato ad essere seguito da un ripiegamento. D’altra parte, la stessa Banca di Russia non permetterebbe un tale scenario, intervenendo come nel maggio dello scorso anno ad acquistare valuta straniera, ufficialmente per rimpinguare le riserve, nei fatti per riallineare il cambio ai fondamentali.  

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Argomenti: BRICS, cambio rublo dollaro, Crisi materie prime, Crisi paesi emergenti, Crisi russa, economie emergenti, Petrolio, quotazioni petrolio