Boom del petrolio e tracollo dell’oro: ecco la stranezza di ieri sul vaccino

L'annuncio di Pfizer di essere vicina al vaccino contro il Covid ha fatto impennare le borse e ha scatenato acquisti di greggio e vendite di metallo giallo.

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Le voci sul vaccino hanno fatto schizzare i mercati

Ieri, il colosso farmaceutico americano Pfizer ha comunicato che in fase di test ha riscontrato che il vaccino sperimentato insieme alla tedesca BioNTech sia efficace nel 90% dei casi, ben sopra le previsioni. I mercati finanziari hanno reagito con ingenti acquisti di azioni e vendite di obbligazioni, riscoprendo l’appetito per il rischio. I guadagni a Piazza Affari, ad esempio, hanno toccato il 6%. Nel frattempo, boom del petrolio, con il Brent ad essere schizzato nel corso della seduta fino a un massimo di 43,40 dollari al barile, mettendo a segno un rialzo di ben il 10%. Per contro, male l’oro, le cui quotazioni sono arrivate a scendere di quasi 100 dollari l’oncia a 1.864 dollari, perdendo il 5% rispetto ai massimi della giornata.

Il prezzo del petrolio torna sotto i 40 dollari con la seconda ondata di contagi Covid

Cos’è successo di preciso? Con l’annuncio di Pfizer, gli investitori stanno iniziando a scontare la fine della pandemia. Per essere più corretti, fiutano la fine delle chiusure imposte dai governi per combattere il Covid, per cui ieri si sono buttati a capofitto sul petrolio, che come sappiamo è una materia prima che risente direttamente dell’andamento globale dell’economia. Allo stesso tempo, il bene rifugio per eccellenza dalle tensioni finanziarie e geopolitiche si è deprezzato, in quanto il mercato è tornato a mostrare maggiore propensione al rischio. Non a caso, i Treasuries americani si sono schiantati, con il rendimento a 10 anni ad essere esploso di 13 punti base allo 0,96%.

Un paradosso solo apparente

Questo andamento dicotomico tra greggio e metallo, tuttavia, generalmente non può durare a lungo. Se il surriscaldamento delle quotazioni del primo proseguisse, il prezzo del secondo ne risentirebbe.

L’oro è tipicamente l’asset che si acquista per proteggere il potere di acquisto dall’inflazione e il petrolio è una delle principali fonte di inflazione, ripercuotendosi sui prezzi al consumo. L’andamento di ieri non è stato affatto un paradosso, anzi riflette il trend di questi mesi, con il greggio ad essere sprofondato fino ai minimi dalla fine degli anni Novanta (il WTI ad aprile è sceso fino a quasi -40 dollari) e l’oro ad avere segnato un nuovo massimo storico fin sopra i 2.000 dollari.

Vogliamo semmai evidenziare che questo non potrà essere il trend di medio e lungo periodo, sebbene a inizio anno avessimo un barile a 65 e un’oncia a 1.515 dollari. Il -40% del primo e il +25% del secondo sono stati la conseguenza dello sconquasso mondiale seguito all’irrompere della pandemia. In un certo senso, il ritorno alla normalità, quando ci sarà, dovrebbe ricondurci verso quei livelli, sebbene da questa emergenza usciremo tutti più indebitati e ciò deporrà a favore di un maggiore occhio di riguardo verso il metallo, mentre la domanda energetica non tornerà ai livelli pre-Covid da qui a qualche anno.

Il mercato dell’argento fa meglio dell’oro e le prospettive restano interessanti

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