Bonus vacanze, ecco perché agli albergatori non piace e le famiglie rischiano il bluff

L'iniziativa del governo per stimolare il turismo e attutire la grave crisi provocata dal Coronavirus rischia di deludere le aspettative del settore.

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L'iniziativa del governo per stimolare il turismo e attutire la grave crisi provocata dal Coronavirus rischia di deludere le aspettative del settore.

Il bonus vacanze è da giorni realtà. Sarebbero state già centinaia di migliaia le famiglie italiane ad avere approfittato dell’iniziativa del governo per dare uno stimolo al settore turistico, in ginocchio per l’emergenza Coronavirus. Hanno scaricato l’app IO con la quale, registrandosi, si ottiene l’identità digitale tramite un Qr Code, che a sua volta rende possibile avvalersi del maxi-sconto a carico dello stato. I percettori di redditi ISEE fino a 40.000 euro si vedranno scalato l’80% del costo per alberghi, B&B e agriturismi, fino a una cifra di 500 euro per ciascun nucleo familiare di tre o più componenti.

Il bonus vacanze rischia l’insuccesso e rappresenta tutto ciò che non va in Italia

La misura non ha trovato molte adesioni tra gli albergatori, per il semplice fatto che essa comporta per loro un ritardo nell’incasso di liquidità. In effetti, il buono è inizialmente proprio a carico della struttura ricettiva, che potrà compensarlo sotto forma di credito d’imposta con l’F24 del mese successivo. In tempi ordinari, avrebbe fatto senz’altro comodo, ma dopo mesi che alberghi e ristoranti non incassano un euro per via del “lockdown”, se c’è una cosa che i titolari cercano è moneta sonante e non crediti fiscali, perché nel frattempo vanno sostenute tutte le spese, tra cui quelle per i dipendenti, che non possono essere saldate a colpi di crediti.

I rischi del bonus vacanze

Dalla misura restano escluse le piattaforme digitali come Airbnb e questo rischia di colpire proprio quelle famiglie, che cercano di sbarcare il lunario con la locazione di immobili ai turisti, promossi in rete tramite questi colossi internazionali, vere e proprie vetrine mondiali imbattibili per visibilità.

Di fatto, un danno potenzialmente al turismo nelle località meno altisonanti, le quali vengono, però, molto apprezzate dagli stranieri, oltre che dagli stessi italiani. L’esclusione finisce per penalizzare i piccoli concorrenti degli alberghi, i quali dal canto loro non si avvantaggiano automaticamente di questa minore competizione, dati gli alti costi e i bassi ricavi attesi in questa stagione, a causa delle scarse prenotazioni.

Il bonus vacanze rischia di generare semplicemente un aumento delle tariffe alberghiere. Quelle poche realtà che stanno aderendo potrebbero trovare conveniente alzare i prezzi per una camera, così da aumentare di fatto il margine di liquidità effettivamente incassato con il meccanismo del maxi-sconto. Alla fine, le famiglie ci guadagnano lo stesso, ma meno di quanto suppongano. E poiché i grossi alberghi sono finanziariamente più resilienti alla crisi, probabile che questo espediente paradossalmente finisca per penalizzare i piccoli, che non possono permettersi di attendere settimane o mesi per la compensazione fiscale, essendo già con l’acqua alla gola.

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Per non parlare del fatto che probabilmente si finisca per offrire una vacanza quasi gratis a famiglie che avrebbero potuto permettersene ugualmente una, fatti salvi i limiti di reddito sopra indicati. Chi ha dovuto sospendere il mutuo o il pagamento delle tasse, siamo sicuri che approfittino di questa iniziativa per andare in ferie, avendo ben altri problemi a cui pensare? Questo significherebbe, però, che lo stato non stia stimolando realmente le partenze degli italiani, semmai che quelli che sarebbero ugualmente partiti abbiano potuto farlo a spese dei contribuenti. Per gli alberghi, forse poche prenotazioni in più e per le casse dello stato un nuovo “buco” che pagheremo dopo l’estate. Ferie o non ferie.

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