Bonus acquisti per vivacizzare i consumi, ecco chi ne resta escluso

Il Decreto di agosto allo studio del governo sosterrebbe i consumi con un apposito bonus a favore dei comparti più colpiti dal Coronavirus. Eppure, i più bisognosi rischiano di restarne esclusi.

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Il Decreto di agosto allo studio del governo sosterrebbe i consumi con un apposito bonus a favore dei comparti più colpiti dal Coronavirus. Eppure, i più bisognosi rischiano di restarne esclusi.

Il governo punta a vivacizzare i consumi italiani, sostenendo i comparti dell’economia più colpiti dall’emergenza Covid-19, con particolare occhio di riguardo per bar e ristoranti. Ma s’ipotizza di allargarne l’applicazione ad abbigliamento ed elettrodomestici, altri beni dalla domanda in picchiata sin dal “lockdown” di marzo. Le risorse da stanziare ammonterebbero a 2 miliardi, sebbene già si parli di innalzarle a 3 miliardi. Il tutto, dentro il calderone da 25 miliardi, che è il deficit massimo autorizzato dal Parlamento per il terzo scostamento di bilancio in pochi mesi. Vige ancora una coltre di mistero sulle modalità con cui si darebbe una mano alle famiglie. Esiste l’ipotesi di un rimborso (istantaneo?) a favore del consumatore e quella dell’invio di card prepagate. Sarebbero oggetto dell’incentivo gli acquisti effettuati entro la fine dell’anno.

Bonus Acquisti: da agosto potresti ottenere un rimborso al bar o al ristorante

La soluzione, per quanto si rivelerà efficace sulla base dell’entità delle risorse appositamente stanziatevi, sembra passare quasi certamente dai pagamenti tracciabili, così da prendere due piccioni con una fava: oltre a sostenere i consumi, si disporrebbe di uno strumento di lotta all’evasione fiscale e si spingerebbe una fetta crescente della popolazione a utilizzare le carte per pagare, presupposto per passare alla società “cashless” tanto invocata dal responsabile della task force del governo contro la crisi, Vittorio Colao.

L’idea è questa: se tutti pagassimo con carta di credito o bancomat (ma anche in assegni), tutte le transazioni risulterebbero tracciabili. L’evasione fiscale troverebbe un ostacolo molto più arduo da superare, a meno di non ricorrere al baratto, ipotesi poco praticabile in una società moderna evoluta e complessa.

Senonché, sono ancora tanti gli italiani senza accesso a un conto bancario, indispensabile per possedere una carta di pagamento che vi si appoggi.

Il problema degli “unbanked”

Sarebbero ad oggi non meno di 6 milioni e mezzo gli italiani sprovvisti di conto corrente. Trattasi perlopiù di anziani e famiglie con redditi bassi, spesso senza componenti ufficialmente occupati, ma il più delle volte lavoratori in nero. E ci sono anche tanti immigrati a non possedere un conto in banca. Il problema esiste, tant’è che la Svezia, dove ormai il 98% dei pagamenti pre-Covid avveniva senza l’uso del contante, si sta interrogando sui contraccolpi che sta avendo la società cashless sulle fasce più deboli della popolazione. Le autorità finanziarie hanno imposto alle banche locali di fornire ai clienti senza conto in banca un minimo di liquidità, ove richiesta, con la Riksbank ad avere acceso i fari sulle conseguenze per anziani, immigrati e persone senza accesso alla tecnologia.

Di recente, la BCE ha tirato le orecchie all’Italia, quando contestualmente alla redazione dell’ultima legge di Stabilità a Roma si dissertava su come disincentivare i pagamenti in contanti, chiarendo come questi siano a costo zero e sempre possibili e alla portata di tutti, contrariamente a quelli elettronici, dipendenti dalla tecnologia e non privi di spese per le parti.

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Tornando al bonus acquisti, le buone intenzioni rischiano di rimanere oscurate dall’applicazione pratica del provvedimento. Se milioni di italiani senza bancomat o carta di credito non potranno approfittarne, resteranno esclusi dall’incentivo, pur essendo con ogni probabilità le fasce della popolazione ad averne più bisogno. Rischiamo, cioè, di stimolare i consumi tra quanti acquisterebbero ugualmente, finendo per fare un buco nell’acqua, vale a dire facendo affluire risorse laddove servirebbero un po’ meno.

Bonus efficaci a metà

Certo, l’ipotesi dell’invio di card prepagate eliminerebbe il problema alla radice. Semmai, andrebbero fatte recapitare a tutti? La tendenza sarebbe di non fissare limiti di reddito, non volendo tradursi in una misura tipicamente assistenziale e, se vogliamo, anche per avere certezza che alla fine l’incentivo conduca al risultato di stimolare i consumi.

Se restringiamo troppo beni e servizi acquistabili e la platea dei beneficiari, si rischia il flop come per il bonus vacanze. Per contro, se le modalità di fruizione fossero discriminatorie verso i soggetti economicamente più deboli, il successo dell’operazione verrebbe anche stavolta minacciato.

Se vi ricordate, sia alla fine dello scorso anno che a giugno si speculò nella maggioranza su un taglio dell’IVA mirato, cioè rivolto ai soli acquisti tracciabili. Non se ne fece nulla in entrambi i casi per l’alto costo che una simile misura comporterebbe per le casse statali: circa 4,5 miliardi di euro all’anno per ogni punto in meno per l’aliquota ordinaria del 22%. Tuttavia, restringendone la durata a pochi mesi, il costo si ridurrebbe sensibilmente. Inoltre, riguarderebbe pochi beni e servizi e relativamente ai soli acquisti con carta o assegno. L’abbattimento voluto dal premier – si disse in fase di Stati Generali – sarebbe del 10-12%, cioè l’aliquota massima scenderebbe al 10% per alcune categorie merceologiche.

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Bene, ma non benissimo. L’ipotesi di uno sconto sui prezzi del 10% sarebbe allettante, ma non così esplosiva come quella di un rimborso per una percentuale congrua di quanto pagato. Inoltre, c’è il rischio da non sottovalutare che ristoratori e negozianti approfittino della riduzione per aumentare i propri margini, trasferendo poco o nulla alla clientela, un po’ per auto-risarcirsi del lockdown patito e del conseguente crollo del giro d’affari. Per i pagamenti in contanti, poi, i prezzi verrebbero finanche alzati per nascondere il “trucco”. In definitiva, presa a sé, ogni idea del governo per rilanciare l’economia italiana non sembra male, ma stiamo perdendo di vista l’andamento generale del mercato.

Non sarà la politica dei bonus a farci uscire dalla peggiore crisi dal Secondo Dopoguerra.

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