80 euro alle pensioni minime? Sì, come la flessibilità in uscita subito

80 euro anche alle pensioni minime? Lo promette il premier Matteo Renzi, che in fatto di annunci (non rispettati) per i pensionati non è nuovo.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
80 euro anche alle pensioni minime? Lo promette il premier Matteo Renzi, che in fatto di annunci (non rispettati) per i pensionati non è nuovo.

Il premier Matteo Renzi ha dichiarato che sarebbe allo studio del governo la possibilità, a partire dall’anno prossimo, di erogare il bonus degli 80 euro al mese anche alle pensioni minime, oltre che ai 10 milioni di lavoratori con redditi compresi tra gli 8.000 e i 24-26 mila euro annui. D’accordo si è mostrato anche il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che ha richiamato, però, alla necessità di rendere la misura compatibile con la tenuta dei conti pubblici. Già, perché non è che i margini per una simile misura vi siano. Costerebbe alle casse dello stato 2,3 miliardi, considerando la platea di circa 2,3 milioni di beneficiari, ovvero di pensionati con un assegno mensile integrato al minimo. Se, poi, si estendesse la misura anche a chi riceve un trattamento compreso tra il minimo di 502 euro mensili ad oggi previsto e i 582 euro, il costo salirebbe approssimativamente intorno ai 3 miliardi, quasi lo 0,2% del pil.

Conti pubblici, margini stretti

Tutto questo, mentre il governo già oggi non sa come tenere assieme la necessità di tagliare le tasse, di rilanciare gli investimenti pubblici, di affrontare l’emergenza profughi e di rimettere mano al bilancio, a seguito di un rallentamento della ripresa in corso sin dall’inizio dell’anno, senza incorrere in un richiamo formale della UE per infrazione dei target fiscali. L’anno prossimo restano da disinnescare clausole di salvaguardia per 15 miliardi, ovvero bisogna reperire risorse per un pari ammontare, altrimenti scattano automaticamente gli aumenti di IVA, accise sul carburante, etc.      

I precedenti delle promesse mancate del premier sulle pensioni

Ma il gioco delle promesse sulle promesse è voluto, cade in un momento di difficoltà del governo Renzi, specie dopo lo scandalo “Tempa Rossa”, a un paio di mesi dalle elezioni amministrative. Peccato che proprio sul tema pensioni la parola del premier appare poco credibile. Più o meno un anno fa, aveva promesso di varare nuove norme per rendere più flessibile l’uscita dal lavoro di quanti sono a ridosso della pensione, ma non possono accedervi, a causa dell’inasprimento dei criteri con la legge Fornero. Ebbene, in sede di legge di stabilità, lo stesso promise che la questione sarebbe stata affrontata all’inizio del 2016, mentre nelle scorse settimane ha indicato quale nuova scadenza quella della legge di stabilità per il 2017, “sempre che ci siano i soldi”. Per non parlare del rimborso ai pensionati, deciso dalla Consulta lo scorso anno, in relazione ai mancati adeguamenti degli assegni per un periodo giudicato eccessivamente prolungato. Renzi aveva promesso di corrisponderlo per intero, mentre alla fine così non è stato. Quello sulla pelle dei pensionati è un gioco triste, quindi, tanto da avere irritato lo stesso vice-ministro dell’Economia, Enrico Zanetti, il quale al margine di un convegno di Confcommercio, ha usato parole pesanti all’indirizzo del suo stesso premier: “bisogna evitare che oltre all’esasperato populismo dell’opposizione vi sia anche un populismo di governo, di cui non abbiamo bisogno”.  

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Argomenti: Economia Italia, Pensioni