I risarcimenti agli obbligazionisti delle banche potrebbero arrivare tra anni

I risarcimenti degli obbligazionisti subordinati potrebbero impiegare anni, prima di essere effettuati. Sempre che una soluzione sia possibile.

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I risarcimenti degli obbligazionisti subordinati potrebbero impiegare anni, prima di essere effettuati. Sempre che una soluzione sia possibile.

Davanti alla sede di Banca Etruria di Ponte San Giovanni, a Perugia, è stato rinvenuto nella mattinata di oggi un ordigno rudimentale e a basso potenziale, ma che ha l’effetto di portare tra le pagine della cronaca nera le tensioni di queste settimane tra gli obbligazionisti subordinati e le 4 banche salvate dal decreto del governo di novembre (Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti e Carife).

Mentre la stampa pubblica presunte prove dei numerosi casi di conflitto d’interesse di alcuni dei manager degli istituti commissariati, dal governo non arrivano segnali di celerità, con riguardo al varo del decreto per il risarcimento degli obbligazionisti truffati. Si valutano i criteri con cui selezionare la platea dei detentori dei bond azzerati dai salvataggi, il cui valore ammonta a 500 milioni di euro e che risulterebbero detenuti da circa 12.000 piccoli investitori. Tra le ipotesi, vi sarebbe quella di limitare i risarcimenti a quanti abbiano perso almeno la metà del loro patrimonio, investendo meno di 100.000 euro. da un punto di vista costituzionale, l’opzione sarebbe molto dubbia e tale da lasciare trapelare a Palazzo Chigi l’intenzione di rinviare a febbraio il varo delle norme in materia. Di certo ci sono solo i 100 milioni stanziati dal governo, finanziati da sistema bancario italiano, anche se ancora non effettivamente disponibili.      

Coperture possibili da plusvalenze bad bank

Restano da coprire 400 milioni, ma un intervento diretto dello stato sarebbe considerato dalla Commissione europea una violazione delle norme in materia, un aiuto improprio, che sarebbe oggetto di sanzione. Per questo, una vera soluzione potrebbe arrivare dalla gestione della “bad bank”, il veicolo nato dallo smembramento dei 4 istituti salvati, a cui sono stati appioppati i crediti dubbi, ossia gli assets a rischio. Questi ammontavano complessivamente a 8,5 miliardi, ma sono stati caricati alla “bad bank” al prezzo di appena 1,5 miliardi, pari al 17,5% del loro valore nominale. Si tratta di una percentuale meno che dimezzata rispetto alle svalutazioni iscritte mediamente a bilancio dalle banche italiane delle loro sofferenze. Pur scontando un possibile maggiore rischio di quello generale, al netto dei costi operativi, il veicolo potrebbe riuscire ad incassare più del prezzo di carico, realizzando plusvalenze, che potrebbero servire al finanziamento dei risarcimenti. Questi potrebbero essere coperti integralmente, nel caso in cui tali crediti fossero riscossi al 4-5% in più del loro valore di acquisto, percentuali alla portata. Tuttavia, le norme prevedono che gli utili dovrebbero confluire nel bilancio della Banca d’Italia, che è l’organismo di vigilanza delle banche del nostro paese. Dunque, al governatore Ignazio Visco passerebbe la palla sull’utilizzo dei fondi, che di concerto con il governo e gli istituti potrebbero essere girati ai risparmiatori “traditi”.

     

Risarcimenti obbligazionisti, tempi saranno lunghi

Il punto sta proprio qui: chi ha acquistato i bond subordinati delle 4 banche salvate pubblicamente non sono considerati formalmente risparmiatori, bensì investitori. Poiché chi investe, rischia, affinché abbiano diritto a un risarcimento, essi dovrebbero dimostrare di essere stati in un qualche modo raggirati dalla rispettiva banca. Ma sarà davvero facile una simile azione? E potrà essere esperita una class action, dato che servirebbe una valutazione caso per caso? In teoria, un’azione legale collettiva sarebbe possibile verso un istituto, se fosse dimostrato che il suo bilancio sia stato falsificato. Non risulterebbe che sia questo il caso, per cui l’ottimismo sul caso potrebbe essere incauto. Infine, si consideri che quand’anche si passasse per la soluzione dell’uso dei proventi della “bad bank”, la riscossione dei crediti non potrà certo avvenire in un solo colpo, a maggior ragione che sono stati caricati in capo al veicolo proprio per la loro pericolosità. Potrebbero richiedersi anni, prima di registrare una plusvalenza a bilancio e prima che questa sia trasferita a Bankitalia e da lì ai risparmiatori. D’altronde, anche nel caso di un’azione legale si prevederebbero tempi lunghi per ottenere giustizia. Insomma, la questione non sarà risolta per decreto e non nel giro di settimane o mesi.    

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