CRISI DELLE BANCHE, BANCHE ITALIANE

Bond senior banche venete, guadagni a 2 cifre sulle spalle dei contribuenti

Bond senior delle due banche venete salvate con soldi pubblici in rally dal decreto del governo: guadagni a due cifre, mentre i contribuenti italiani pagheranno un prezzo alto.

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di Giuseppe Timpone, publicato il
Bond senior delle due banche venete salvate con soldi pubblici in rally dal decreto del governo: guadagni a due cifre, mentre i contribuenti italiani pagheranno un prezzo alto.

Il costo del salvataggio delle due banche venete a carico dei contribuenti sfiora i 20 miliardi, sommando le possibili perdite sui crediti deteriorati della Popolare di Vicenza e Veneto Banca, appioppati alla “bad bank” partecipata dal Tesoro, ai 17 miliardi stanziati dal governo per mettere in sicurezza i due istituti e per evitare che l’acquirente Intesa-Sanpaolo subisca contraccolpi negativi dall’operazione per i suoi ratios patrimoniali. In tutto, il debito pubblico italiano salirà di oltre l’1% per sventare il fallimento disordinato, mentre le perdite saranno limitate agli azionisti e agli obbligazionisti subordinati, essendo stati esclusi i bond senior delle due emittenti dal meccanismo del “burden sharing”, ovvero di condivisione del salvataggio tra pubblico e privato. (Leggi anche: Banche venete, allarme Fitch: possibili perdite per bond senior BpVi)

Naturale, che rispetto al varo del decreto del governo, avvenuto in data 25 giugno, i prezzi di tali obbligazioni si siano impennati. Vediamoli. Prendiamo il bond Bpvi 5% 25 ottobre 2018: nell’ultima seduta pre-decreto quotava a 89,54, il venerdì scorso era salito a 104,6. In tre settimane, ha messo a segno un rialzo di quasi il 17%. Il bond Bpvi 2,25% con scadenza 22 agosto 2019 prezzava a 89,7 centesimi e il 14 luglio risultava salito a quasi 104, sopra la pari anche in questo caso, segnalando una crescita di circa il 16%.

Stesso andamento per i bond senior di Veneto Banca: il TF 4% con scadenza maggio 2019 è passato da 90,31 a 105,33 per un rialzo del 16,6%. Molto più limitati i guadagni per il bond con cedola 4% e scadenza agosto 2017, non fosse altro perché, pur scontando il rischio azzeramento, già prima del decreto quotava in prossimità della parità, essendo il titolo a ridosso della data di rimborso: +1%. Il bond con cedola 4% e scadenza maggio 2018, invece, ha guadagnato in tre settimane l’8%.

Obbligazionisti guadagnano, contribuenti perdono

Tutto come da prevedibile copione e, soprattutto, teniamo a precisare che si tratti di movimenti “leciti”, ovvero non stiamo mettendo in discussione gli ordinari meccanismi del mercato, mentre osserviamo quanto un nucleo di investitori abbia potuto realizzare plusvalenze potenziali a due cifre in poche settimane, giovandosi della notizia del salvataggio pubblico delle due banche venete con esclusione delle perdite per i bond senior. Come avete potuto notare, molti di questi bond quotano adesso persino sopra la pari, per cui chi li detenesse oggi avrebbe la certezza di poterli rivendere a prezzi superiori rispetto a quelli ai quali verranno rimborsati alla scadenza, anche se resta da vedere quale sia l’effettivo grado di liquidità per questi titoli.

Tutto questo, mentre ciascun residente sul territorio italiano verrà chiamato, ad occhio e croce, a pagare di tasca propria 330 euro negli anni, quando nella quasi totalità dei casi non ha investito nelle due banche nemmeno un centesimo e magari non ci ha nemmeno mai aperto un conto corrente. E’ il capovolgimento delle regole del mercato: paga chi non ha investito, fa profitti chi aveva pure messo in conto il rischio di perdere qualcosa, insito in ogni tipo di investimento. (Leggi anche: Banche venete, ecco la storia di una truffa pagata dai contribuenti)

 

 

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Argomenti: Crisi delle banche, Banche italiane

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