Bond Grecia inaffidabili come segnale, rischi reali non captati

I rendimenti dei bond in Grecia stanno salendo, ma non per questo sembrano segnalare i rischi effettivi. E c'è una ragione per questo.

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I rendimenti dei bond in Grecia stanno salendo, ma non per questo sembrano segnalare i rischi effettivi. E c'è una ragione per questo.

La crisi del debito sovrano in Grecia è tornata, come testimonia la ritrovata attenzione dei media internazionali per un’economia, che da circa un anno e mezzo era sparita dalle cronache quotidiane. Di passi in avanti ne sono stati compiuti pochi dall’ultimo bailout da 86 miliardi, siglato formalmente nell’agosto del 2015 e che ad oggi ha visto erogati stanziamenti per poco meno di 32 miliardi.

Da mesi montano le tensioni tra Atene e Bruxelles, quest’ultima in rappresentanza dei creditori pubblici europei (UE e BCE), nonché anche con il Fondo Monetario Internazionali, sulle riforme economiche e le ulteriori misure di austerità richieste al governo Tsipras. Inevitabile la risalita dei rendimenti dei bond emessi dalla Grecia: i decennali sono passati aumentati di una sessantina di punti base al 7,75% attuale, ai livelli più alti da novembre.

Nulla a che vedere con i rendimenti doppi toccati nell’estate del 2015, quando il rischio Grexit fu più reale che mai. I biennali hanno sfondato la soglia del 10% nelle ultime sedute, ma a fine giugno 2015 oltrepassarono il 35%. Leggendo questi dati, non si avrebbe l’impressione di un nuovo remake del triste film di due anni fa, quando il duro negoziato tra il governo Tsipras e il resto dell’Eurozona rese necessaria persino l’introduzione di controlli sui capitali in Grecia, in modo da arrestare la fuga dei risparmi dalle banche elleniche. (Leggi anche: Rendimenti bond Grecia del 150% in 10 mesi, il coraggio sta premiando)

Rendimenti bond Grecia legati ai fondamentali?

Resta da chiedersi, però, se i bond di Atene siano un segnale credibile per il mercato, ovvero se effettivamente siano in grado di fornire una precisa idea dei rischi corsi nell’acquistarli. Intendiamoci, oggi come oggi nessun bond sovrano emesso in Europa, USA e Giappone appare legato ai fondamentali, a causa degli ingenti stimoli monetari attuati dalle rispettive banche centrali, che di fatto “drogano” i prezzi dei titoli sul mercato.

Un esempio? In tempi normali, comprereste mai un decennale italiano al 2,3%, quando l’economia del nostro paese è l’unica tra le grandi a non essersi ripresa dalla crisi del 2008-’09 e rischia un collasso delle banche, senza che abbia una prospettiva di governo stabile nel prossimo futuro? (Leggi anche: Borse chiedono più droga monetaria)

Mercato bond Grecia poco liquido

Stessa domanda dovremmo porcela per i bond greci.

Offrire il 7-8% per una scadenza a 10 anni appare un livello poco compatibile, per quanto ben più alto dei rendimenti vigenti nelle altre economie europee, con le condizioni di uno stato emittente, reduce da una ristrutturazione del debito nelle mani degli investitori privati appena 5 anni fa e che attualmente detiene un rapporto debito/pil vicino al 180% del pil.

Una ragione della scarsa attendibilità dei segnali inviati dai bond ellenici risiede nell’infima liquidità del mercato obbligazionario di Atene. A gennaio, il valore delle negoziazioni è stato di appena 26 milioni di euro, ovvero di poco superiore al milione al giorno, il più basso da almeno il 2001, quando nel settembre del 2004 si registrava un picco di 136 miliardi.

I dati sono in linea con le settimane di massima crisi del debito nell’estate 2015 e di fatto evidenziano come nessuno venda e nessuno compri, dato che parliamo di titoli ad alto rischio (“spazzatura”), come evidenzia anche la distanza tra il rendimento medio preteso dai venditori e quello a cui gli acquirenti sono disposti a comprare per la scadenza decennale, pari a ben 24 punti base, un valore di 60 volte più alto di quello vigente per i Bund. Mercati illiquidi equivalgono ad alta volatilità e scarso legame con i fondamentali. E la Grecia offre un esempio estremo di una siffatta situazione. (Leggi anche: Liquidità a rischio sul mercato con acquisti BCE)

 

 

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