Rendimenti bond emergenti troppo bassi? Il 2017 potrebbe deludere

I bond emessi nei mercati emergenti hanno registrato una buona performance nell'ultimo anno, ma la festa potrebbe finire presto.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I bond emessi nei mercati emergenti hanno registrato una buona performance nell'ultimo anno, ma la festa potrebbe finire presto.

Il mercato dei bond emergenti denominati in dollari vive da mesi una fase a dir poco positiva, come dimostra palesemente l’andamento dei loro rendimenti, in relazione a quelli esitati dai Treasuries. I primi segnalano ora un premio di appena 270 punti base, ovvero sono del 2,7% superiori ai corrispondenti titoli di stato USA. Un anno fa, la distanza era di 440 bp e a metà febbraio arrivava a 460 bp, segnalando un teorico abbassamento del rischio percepito dal mercato sulla sostenibilità del debito sui mercati emergenti. In questa direzione andrebbero anche i “credit default swaps”, ovvero i titoli che assicurano contro il rischio fallimento del creditore emittente un bond: la media sul mercato emergente è di 238 bp, in netto calo dai 414 bp toccati undici mesi fa.

Che cosa sta succedendo? Davvero gli investitori starebbero scontando un minore rischio default per i debitori attivi sui mercati emergenti? Sì e no. I rischi in queste economie sono spesso connessi all’andamento delle materie prime, essendo in molti casi produttori ed esportatori. (Leggi anche: Bond emergenti, tempo di tornare a comprare?)

Outlook bond emergenti migliorato con materie prime

Analizzando il Bloomberg Commodity Index Total Return, scopriamo che le materie prime hanno registrato mediamente un rialzo del 18% nell’ultimo anno e nel frattempo il petrolio ha raddoppiato il suo prezzo, portandosi a 55 dollari dai 26-30 dollari in cui era sprofondato tra gennaio e febbraio del 2016.

Che i bond emergenti, denominati in dollari o in valuta locale, abbiano reagito positivamente a tale trend è più che ragionevole. Le valute emergenti risultano avere guadagnato mediamente oltre l’8% negli ultimi dodici mesi contro il biglietto verde, arrivando oggi ai massimi dal voto americano e rafforzando la fiducia sulla capacità finanziarie dei debitori su questi mercati di fronteggiare le scadenze in valuta estera. Tra queste, non possiamo non evidenziare il +26% messo a segno dal rublo russo e il +20% del real brasiliano. (Leggi anche: Rublo russo a +26,5% in un anno)

 

 

 

 

Rischi per bond emergenti da presidenza Trump?

Esiste, però, una narrazione meno entusiasmante su quanto starebbe accadendo ai bond emergenti, la cui discesa dei rendimenti rispetto ai Treasuries sarebbe di natura per lo più “tecnica”. I rendimenti titoli di stato USA hanno segnato nel luglio scorso il loro minimo storico nel tratto decennale, chiudendo sotto l’1,36%, ma da allora sono risaliti di 110 bp all’attuale livello del 2,47%.

Secondo i traders, tale improvvisa accelerazione, legata al surriscaldamento delle aspettative d’inflazione negli USA, non sarebbe stata seguita di pari passo dai rendimenti dei bond emergenti, in quanto quotati in mercati meno liquidi, dov’è più difficile vendere prontamente tutti i titoli di cui ci si vorrebbe sbarazzare. Se questo ragionamento fosse vero e si dimostrasse la causa predominante del minore spread con i Treasuries, dovremmo assistere nei prossimi mesi a un certo sell-off ai danni del debito emergente, man mano che i rispettivi rendimenti si adeguassero alle mutate condizioni dei mercati e, in particolare, se i rendimenti americani continuassero a salire.

A tale riguardo, lo spread medio dell’ultimo biennio è stato di 348 bp, ovvero di quasi 80 bp più alto dei livelli attuali, cosa che suggerirebbe il potenziale rischio per gli investitori di ritrovarsi in mano titoli oggetto a breve di un calo dei prezzi, ergo di un aumento dei rendimenti. La presidenza Trump, infine, potrebbe provocare rischi ancora più specifici, se nelle prime settimane di attività si mostrasse intenzionata a tradurre in atti la promessa che il nuovo inquilino della Casa Bianca ha reso agli americani, ovvero di “proteggere” la loro economia dalla distruzione di posti di lavoro in favore di economie straniere. Insomma, molti diversi paesi emergenti, che hanno basato sinora il loro sviluppo sulle esportazioni, potrebbero subire il contraccolpo. (Leggi anche: Paesi emergenti, default Mozambico)

 

 

 

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Argomenti: Altre economie, Crisi paesi emergenti, economie emergenti, Presidenza Trump, valute emergenti