Obbligazioni bancarie anti-crisi, ecco il piano europeo contro una nuova tempesta finanziaria

La Commissione europea si prepara a una eventuale nuova crisi finanziaria nell'Eurozona, presentando un piano per costringere le banche ad emettere titoli garantiti dai bond di tutta l'area.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Commissione europea si prepara a una eventuale nuova crisi finanziaria nell'Eurozona, presentando un piano per costringere le banche ad emettere titoli garantiti dai bond di tutta l'area.

Si chiamano “sovereign bond-backed securities” (SBBS) e dovrebbero costituire un’argine contro una eventuale seconda crisi finanziaria, che negli anni scorsi ha rischiato di travolgere la stessa esistenza dell’Eurozona. La Commissione europea sta per svelare il piano, di cui ha dato notizia il Financial Times. Si tratta di una proposta, che non sarebbe stata ancora presa sul serio dalle istituzioni comunitarie e che incontrerebbe un ostacolo non da poco nei governi di Germania, Austria, Olanda e Finlandia, che temono che finiranno di doversi accollare rischi e oneri degli stati più indebitati e deboli dell’area.

In cosa consiste il piano UE? Alle banche verrebbe sollecitata l’emissione di strumenti finanziari garantiti dai bond sovrani degli stati appartenenti all’Eurozona. Il 70% di questi bond sarebbe coperto da titoli con rating AAA (Bund, bond olandesi, etc.), mentre il restante 30% da titoli junior o “mezzanini”, emessi cioè da stati con rating più basso, i quali sarebbero i primi a andare in default nei casi di stress finanziario.

Attenzione, perché non stiamo parlando dei famosi “eurobond”, di cui si discute da anni per mutualizzare i rischi sovrani e che consistono nell’emettere bond sovranazionali. Qui, sono le banche dell’area ad emettere titoli “pooled”, ovvero coperti da bond di tutti gli stati dell’Eurozona, in modo da risultare meno esposti alle singole emissioni nazionali e più resistenti nei casi di crisi. La proposta punta ad evitare una seconda e forse definitivamente devastante tempesta finanziaria, come quella che ha rischiato di travolgere i sistemi bancari e gli stessi stati nel terribile biennio 2011-’12. Allora, le banche si mostrarono molto esposte ai debiti sovrani degli stati in cui avevano sede (si pensi a quelle italiane verso i BTp) e i governi privi di risorse sufficienti per salvarle. Si registrò così un avvitamento della crisi, i cui effetti restano visibili in economie come Italia e Grecia.

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Servirà l’approvazione di tutti i governi dell’Eurozona per avallare l’introduzione di simili strumenti finanziari, sebbene al momento manchi il consenso tra le capitali. I commissari vorrebbero discuterne dopo il summit europei do di giugno, al quale ci si confronterà sui propositi di riforma delle istituzioni comunitarie e, in particolare, dell’Eurozona. Il presidente francese Emmanuel Macron propone, ad esempio, un bilancio comune e un ministro delle Finanze unico nell’area, mentre la Germania vorrebbe che prima fossero minimizzati i rischi bancari e sovrani.

La bozza sui SBBS si porrebbe come obiettivo di sganciare le banche dal rapporto “incestuoso” con i debiti nazionali, che nei casi di crisi di questi ultimi finirebbe per travolgerle. Riferimento non troppo velato all’Italia, dove gli istituti di credito continuano a detenere BTp per un controvalore pari a circa un quinto del nostro pil. Dunque, se il rating e i prezzi dei bond si muovessero in direzione negativa, i bilanci bancari ne risulterebbero intaccati. Con gli SBBS, invece, si minimizzerebbero tali rischi, anche se si creerebbe un precedente piuttosto pericoloso per Berlino, in quanto spingerebbe gli stati dell’Eurozona a integrasi maggiormente anche sul piano delle emissioni pubbliche, cosa a cui i tedeschi continuano ad opporre una stregua resistenza, temendo di esporsi ai debiti del sud e di finire per pagare rendimenti superiori ad oggi.

Il rating dei SBBS non sarebbe verosimilmente alla pari di quello massimo assegnato agli stati più virtuosi dell’area, ma superiore a quello degli stati meno finanziariamente solidi. Dunque, non otterrebbero un giudizio AAA come sui Bund, ma nemmeno BBB come per i BTp. I rendimenti di questi titoli risulterebbero, quindi, superiori a quelli sovrani tedeschi, seppur nettamente inferiori a quelli italiani. Strumenti, che converrebbero semmai alle banche del sud, ad oggi più esposte verso debiti sovrani relativamente meno solidi. Non si vedrebbe la convenienza, invece, per le banche del nord di emettere strumenti garantiti anche da BTp, Bonos, bond lusitani, etc., quando già oggi riescono a rassicurare i mercati con emissioni garantite da assets percepiti più sicuri. In sostanza, i bond dell’Eurozona verrebbero maggiormente redistribuiti tra le banche dell’area: quelle italiane avrebbero più Bund e meno BTp, viceversa quelle tedesche. Insomma, i commissari vorrebbero introdurre con un marchingegno tecnico un meccanismo privato di condivisione dei rischi bancari e sovrani, al fine di incrementare anche l’integrazione tra i vari mercati nazionali. Difficile che Berlino dia il suo assenso a un’operazione, che sarebbe solo prodromica degli odiati eurobond.

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Argomenti: bail in, Crisi del debito sovrano, Crisi delle banche, Crisi Euro, Crisi Eurozona, Economia Europa, Economia Italia

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