Bond Argentina, Obama teme il default e aiuta la Kirchner

Il governo USA si schiera contro il fondo americano nella causa intentata da questi contro l'Argentina sui "Tango Bond". Barack Obama teme il default di Buenos Aires.

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Curiosa la sentenza della Corte Suprema USA, chiamata a dirimere un’annosa causa tra il fondo americano Nml Capital e l’Argentina, a proposito del pagamento di 1,33 miliardi di dollari di interessi sui “Tango Bond” ristrutturati con due offerte del 2005 e del 2010, ma che meno del 10% dei creditori non ha accettato.

 

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Il fondo Nml Capital, controllato da Elliot Management, ha adito la Corte americana, in quanto richiede non solo il pagamento degli interessi, ma pure l’accesso ai conti segreti all’estero del governo di Buenos Aires, in modo da potersi appropriare di quanto ritiene che gli spetti.

Il fondo Nml è un cosiddetto “avvoltoio”, nel senso che ha acquistato sul mercato i bond argentini dei creditori dissenzienti, scommettendo sul loro pagamento integrale, anziché parziale. Il governo argentino si oppone, sostenendo che questi bond non potrebbero essere presi in considerazione nemmeno per applicare loro le stesse condizioni dei titoli ristrutturati, altrimenti si rischia la riapertura degli accordi del 2005 e del 2010, secondo le clausole allora previste.

Sta di fatto che i giudici americani hanno sentenziato sostanzialmente contro il fondo USA, sostenendo che Nml Capital non ha il diritto all’accesso automatico alle informazioni riguardanti i conti esteri dello stato argentino. Esso, quindi, non si potrà avvalere dei canali diplomatici e militari, in quanto si violerebbe l’immunità internazionale di uno stato sovrano. Pertanto, il governo argentino non è tenuto a comunicare alcunché ai dirigenti e titolari del fondo.

I giudici si sono mostrati, tuttavia, scettici, riguardo alle argomentazioni portate avanti da Buenos Aires, rappresentata dall’avvocato Jonathen Blackman.

La stampa argentina fa notare come dei 9 giudici, ben otto siano intervenuti durante l’udienza di ieri, mostrandosi a tratti clamorosamente favorevoli all’Argentina che non alle ragioni del fondo USA. L’unico a non avere aperto bocca è stato Clarence Thomas, nominato dall’amministrazione George W.Bush.

Lo stesso procuratore Edward Kneedler, in rappresentanza del governo americano, ha appoggiato le ragioni della presidenta Cristina Férnandez de Kirchner, confermando la sensazione che il presidente Barack Obama abbia voluto premere per evitare che l’Argentina possa subire ripercussioni finanziarie negative da una sentenza ad essa sfavorevole, date le precarie condizioni economiche del paese, con riserve di valuta straniera sempre meno abbondanti.

 

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L’ultima parola dei giudici americani è prevista per il mese di giugno. Si tratterà della diciottesima udienza in un caso che si è trasformato ormai in una telenovela giudiziaria e finanziaria internazi0nale, che vede contrapposti lo stato argentino ai creditori stranieri.

Negli ultimi mesi, l’atteggiamento della presidenta sta un pò mutando. Buenos Aires sta cercando di riacquistare la fiducia degli investitori esteri, dopo anni di invettive contro di loro e di espropri e altre azioni a loro danno.

 

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