Bomba derivati sul debito pubblico: 42 miliardi persi in favore delle banche

Derivati sul debito pubblico italiano, una zavorra da decine di miliardi di euro. Il Tesoro ha perso la scommessa contro le banche e adesso gli italiani pagano il conto.

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Derivati sul debito pubblico italiano, una zavorra da decine di miliardi di euro. Il Tesoro ha perso la scommessa contro le banche e adesso gli italiani pagano il conto.

L’Italia ha perso ad oggi abbondantemente la scommessa sui tassi per il debito pubblico. E’ quanto emerge dall’analisi dei dati sui contratti derivati, di cui ha dato notizia Bloomberg, secondo cui il nostro è il paese che più in Europa sta pagando il prezzo per la discesa dei rendimenti sovrani, avendo sbagliato le previsioni, sulle quali erano stati stipulati questi strumenti a protezione del debito.

Ma cerchiamo di spiegare cosa sta accadendo con parole semplici. Il Tesoro ha emesso negli anni passati oltre 160 miliardi di titoli del debito, coprendoli con gli “swaps”, ovvero titoli derivati, che hanno avuto la funzione di tutelare le finanze pubbliche da un andamento sfavorevole dei tassi, ovvero dal rischio di una loro salita sui mercati. Tali contratti sono stati stipulati con diverse banche, tra le quali le italiane Banca IMI e Unicredit. Per il resto, troviamo Bank of America, Barclays, BNP Paribas, Citibank, Credit Suisse, Deutsche Bank, Dexia Crediop, FMS Wertmanagement Anstalt Des, Goldman Sachs, Hsbc, ING, JP Morgan, Morgan Stanley, Nomura, Société Générale, Royal Bank of Scotland e Ubs.

Contratti swaps, cosa sono

In cosa consistono questi “swaps”? Si tratta di uno scambio di flussi finanziari per un periodo predeterminato. In sostanza, chi è indebitato a tasso fisso riceve a cadenze stabilite pagamenti a tassi variabili, mentre la controparte indebitata a tasso variabile riceve pagamenti a tasso fisso. In altri termini, chi si è indebitato a tasso fisso e riceve flussi variabili scommette in un aumento dei tassi di mercato, l’altra parte scommette, invece, su un loro calo. Ora, il Tesoro italiano aveva scommesso proprio sull’aumento dei tassi, caso nel quale avrebbe tutelato i 160 miliardi di bond emessi, ottenendo dalle banche flussi maggiori di quelli pagati e registrando al netto un guadagno. Le cose, però, sono andate esattamente nella direzione opposta, se è vero che i rendimenti dei bond sovrani sono diminuiti al minimo storico in quest’ultimo anno, in seguito al lancio sui mercati del “quantitative easing” della BCE.    

Rendimenti debito in calo, ma scommessa persa

Chiaramente, che i rendimenti sovrani siano diminuiti è in sé un’ottima notizia per lo stato, che si trova nella condizione di emettere nuovo debito a costi sempre più bassi, potendo così ridurre il monte-interessi pagato ogni anno agli investitori sul suo immenso debito pubblico da oltre 2.200 miliardi di euro, di cui circa l’85% in forma di titoli di stato e, quindi, negoziabile sul mercato secondario.

Questi benefici contabili, però, negli ultimi anni sono stati offuscati proprio dalla scommessa persa dello stato. Infatti, lo scorso anno i derivati ci sono costati 6,7 miliardi, l’anno prima 5,4 miliardi, nel 2013 3,5, nel 2012 5,6 (2,4 miliardi verso la sola Morgan Stanley, guidata dall’ex ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco) e 2,4 miliardi nel 2011.

Italia prima in Europa per perdite su derivati

Il conto potenziale diventa ogni anno sempre più negativo: alla fine del 2013, le perdite ammontavano a 29,2 miliardi, un anno dopo salivano a 34,4 miliardi e alla fine del 2015 risultavano esplose a 42 miliardi. Ci sarebbe il rischio, che tali passività possano essere per oltre un terzo accusate davvero entro i prossimi 5 anni. Il condizionale è d’obbligo, perché sul tema vige un clima da segreto di stato, dietro al quale si trincerano il governo e il Tesoro, come se non si trattasse di quattrini del contribuente. Se non fosse stato per il quotidiano finanziario americano, non avrebbero conosciuto nemmeno il rapporto tra quanto ha accusato l’Italia in questi anni e quanto gli altri paesi dell’Eurozona. Ebbene, scopriamo che il nostro paese è in testa alla classifica per le perdite subite tra il 2011 e il 2014, pari a 17 miliardi (e dire che mancano all’appello i 6,7 miliardi del 2015), seguita a lunga distanza dalla Germania con meno di 3 miliardi, mentre l’Olanda è riuscita a guadagnarci quasi 6 miliardi e tra gli altri, anche il Portogallo esibisce un conto in attivo. Complessivamente, i paesi del blocco dell’euro hanno perso qualcosa come poco più di 14 miliardi, per cui l’Italia da sola rappresenta più del 100% delle perdite totali dell’area.

     

Calo rendimenti bond limitato nei benefici da derivati

I tecnici del Tesoro, così restii a fornire anche le informazioni più elementari sul tema, si sono limitati a commentare, sostenendo che chi è riuscito a guadagnare in una fase ribassista dei tassi, evidentemente aveva scommesso con finalità speculative, non per tutelare il debito emesso. Una constatazione senz’altro vera: uno stato si copre dal rischio di rialzo dei tassi, non certo da un loro calo, tranne di essere molto convinto di uno scenario simile, scommettendo a buona veduta, ma pur sempre con finalità diverse dalla tutela. Quanto al nostro caso, la finalità con cui il Tesoro aveva cercato di assicurare parte consistente del debito emesso era positiva, ma resta il fatto che ha perso la scommessa e che adesso è chiamato da anni a pagarne il conto, a tutto discapito dei conti pubblici, che beneficiano così poco o niente del crollo dei rendimenti.

Scandaloso il mutismo del Tesoro

Più è lunga la durata di questi contratti, minore dovrebbe essere il rischio di subire perdite, perché nel lungo periodo, la differenza tra i tassi fissi e quelli variabili tende a compensarsi e con essa anche i flussi netti in uscita con quelli netti in entrata. Il vero scandalo non sta nell’avere contratto derivati negli anni passati, quando sembrava impossibile che i rendimenti dei BTp sprofondassero a livelli infimi, pur crescendo il nostro debito senza sosta. Sarebbe stato sospetto, invece, che il Tesoro avesse continuato a scommettere su un rialzo dei tassi anche negli ultimi mesi, cosa che non è avvenuta. Inoltre, parte delle perdite potenziali potrebbe venire meno, se il rialzo dei tassi nei prossimi anni vi sarà. E state certi, che i rendimenti non resteranno sempre ai livelli attuali. Il vero scandalo consiste nel muro contrapposto dal Tesoro persino allo stesso Parlamento, come se i derivati fossero un tema da nascondere in ogni caso all’opinione pubblica e ai rappresentanti dei cittadini-contribuenti. Che la gestione tecnica del debito non sia roba da Facebook condividiamo in toto, ma che questo debba precludere che gli italiani conoscano come siano impiegati i loro denari appare inaccettabile in uno stato di diritto.

   

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